La sua seconda vita è durata troppo poco. Un anno fa Jake Polledri era di nuovo in campo, e sembrava un miracolo. Dopo un infortunio che fa orrore solo a raccontarlo nel linguaggio arido dei comunicati stampa – frattura della gamba destra, rottura di 3 dei 4 legamenti del ginocchio, strappo al polpaccio, il flessore separato dall’osso -, aveva sbalordito il mondo dello sport, smentendo chi parlava di carriera finita e rientrando, dopo incredibili sofferenze e una lunga sosta, in occasione di una partita del Sei Nazioni. Era Inghilterra-Italia nel santuario di Twickenham del 12 febbraio 2023. «Il mondo può essere bellissimo. Per me comincia una seconda vita», diceva. Il mondo rimane bellissimo, per Jake. Ma da oggi, addio rugby.
Il drammatico infortunio al ‘Franchi’ di Firenze
A 28 anni, la terza linea azzurra e delle Zebre – 1.88 di altezza per un quintale di muscoli: quasi tutto cuore – ha annunciato il suo ritiro definitivo dopo un calvario cominciato nel novembre 2020 durante l’incontro tra Italia e Scozia. Era una stella ovale, un campione assoluto. Una forza della natura. Cresciuto nell’Hartpury College, poi al Gloucester, quindi a Parma. Una carriera solare, interrotta da quell’assurdo incidente sul prato del ‘Franchi’ di Firenze. «Mai avuto paura di smettere. Il mio primo pensiero è stato: quando tornerò a giocare? Le ossa si aggiustano, i legamenti si riattaccano: questione di volontà. E io ho la testa dura», diceva. Dopo il primo anno la gamba sembrava guarita. «In realtà, era come paralizzata. E col Covid, isolato in casa, il tempo non passava mai. Tanti sacrifici, poi un giorno qualcuno allarga le braccia e ti spiega: probabilmente zoppicherai per il resto della tua vita. Che frustrazione».
Era rimasto positivo, nonostante una terribile tragedia familiare. «Mio fratello Sam, 2 anni più giovane, rugbista. Il mio migliore amico. Attacco cardiaco, una sera nel centro di Bristol. I soccorsi sono arrivati dopo 6 minuti. Troppo tardi. Centoventi secondi prima e ce l’avrebbe fatta. In zona c’erano dei defibrillatori, ma non lo sapevano». Jake ha continuato a lavorare coi fisioterapisti del suo club, il Gloucester. «Insieme alla mia famiglia, mi hanno aiutato a non mollare. Almeno una volta al mese mi telefonava Marzio Innocenti, il presidente Fir, per farmi coraggio. Poco alla volta, la gamba ha ripreso sensibilità. Qualche medico sosteneva che non sarei neppure tornato a camminare come una persona morale settembre». Invece, un anno fa rieccolo in campo. Ma un altro infortunio alla spalla, la necessità di fermarsi ancora. La scelta di andare alle Zebre, dove prepararsi per un nuovo rientro. Due presenze nel 2023. Però qualcosa non va. Fino a oggi, quando ha annunciato il suo definitivo ritiro dal rugby giocato.
Innocenti: “Sarà l’ambasciatore del rugby azzurro”
Originario di Bristol, aveva esordito nell’U20 azzurra e poi in Nazionale dal 2019: 21 presenze. «Alcuni dei miei ricordi più belli sono legati alla maglia azzurra e di questo sono riconoscente alla Federazione, che ha creduto in me supportandomi nel mio percorso rugbistico. Giocare a rugby a livello internazionale era il mio grande sogno di bambino e l’ho vissuto al di là di ogni possibile aspettativa, dai tour estivi al Sei Nazioni, sino alla Rugby World Cup in Giappone. Far parte del rugby italiano è stato speciale. Ringrazio i tifosi italiani per aver supportato non tanto me, quanto la squadra sia nei momenti belli che nelle difficoltà. Sono felice di continuare a supportare la Fir». Per Marzio Innocenti «quello di Jake non è un addio, ma solo un arrivederci. Perdiamo un giocatore straordinario, rimane una fantastica persona che potrà essere una risorsa preziosa e un grande ambasciatore per il nostro rugby. Lo ringrazio per quanto ha dato alla maglia della nostra Nazionale».