Menoncello, da rugbista per caso a miglior giocatore del Sei Nazioni
di Massimo CalandriTommaso aveva cominciato col calcio, ma il club del suo paese è fallito. E adesso? I genitori si sono guardati negli occhi, preoccupati: che facciamo per tenere impegnato questo piccolo demonio che non sta mai fermo? Qui vicino giocano a quello sport col pallone bislungo, che rimbalza in modo strano: rugby. Proviamo. Che bravi, mamma e papà. Non è poi passato molto tempo da allora, perché il bambino è cresciuto però oggi ha 21 anni appena: lo hanno premiato come miglior giocatore del Sei Nazioni. Tommaso Menoncello è stato scelto senza aver segnato neppure una meta in questo torneo, altro indizio del suo straordinario talento. Tre-quarti centro o ala, 1.86 di altezza per 110 chili di muscoli. Implaccabile e implacabile.
Menoncello: «Grazie ai compagni azzurri e di Treviso»
«Ringrazio la mia famiglia, la fidanzata, i compagni di squadra in Nazionale e a Treviso». E’ anche a loro che dedica il premio, nelle 24 edizioni precedenti assegnato una sola volta a un altro italiano, Andrea Masi, 2011. Tommy: difensore formidabile, attaccante ancora più forte. Fondamentale nell’avanzamento degli azzurri, coinvolto in tutte le azioni più iconiche ed efficaci di questo torneo da record (2 vittorie, un pareggio, il premio a Pani per la meta più spettacolare). Doveva essere protagonista già nei mondiali dell’autunno scorso, ma era stato fermato da un brutto infortuno negli ultimi minuti della partita di preparazione con l’Irlanda – dove aveva marcato una meta -: «E’ stato un periodo difficile. Però mi è servito a rinforzarmi dal punto di vista fisico», dice. Nelle votazioni degli appassionati di tutto il mondo ha ottenuto circa 50.000 voti e preceduto l’irlandese Aki, l’inglese Earl, lo scozzese Van der Merwe.
Menoncello: «Nacho Brex, il mentore. Sonny Bill, l’idolo»
Compagno di reparto con un altro campione ovale, Ignacio Nacho Brex: «In campo è stato uno dei primi ad accogliermi: mi dà consigli in continuazione, questi 3 anni con lui – in azzurro e a Treviso – sono stati fondamentali. È un giocatore straordinario, gli sono molto affezionato». Il suo idolo è il neozelandese Sonny Bill Williams, che nello stesso ruolo ha scritto la storia ovale. «La sua fisicità ed eleganza insieme, mi hanno sempre ispirato. Nella vita ha fatto anche il pugile, ed è un altro sport che mi piace parecchio». Di sé, dice: «Sono un tipo riservato, piuttosto timido. In questo momento della mia vita il rugby è tutto, il poco tempo che mi resta è solo per la fidanzata e gli amici più cari».
Menoncello: «Penso solo alla partita di domani contro i Lions»
Racconta il Rinascimento dell’Italia ovale. «Gonzalo Quesada ha lavorato soprattutto sulla testa e l’emotività di noi azzurri: ci ha chiesto di aggredire e mettere sotto pressioni i nostri avversari, perché i risultati sarebbe arrivati da soli. È andata esattamente così». Trevigiano, cresciuto nel Paese e poi a Mogliano, aveva esordito nel Sei Nazioni del 2022 allo Stade de France di Parigi, segnando una meta ai Bleus: un predestinato. Il ct di allora, Crowley, lo aveva schiarato all’ala: ruolo dove viene spesso utilizzato. Succederà anche domani a Monigo, col suo club – Benetton Treviso - che negli ottavi di challenge Cup affronta i Lions sudafricani. «Partita fondamentale, da vincere. In questo momento sono concentrato solo su quello».