Dominguez premiato all’Università di Urbino: “Il rugby può migliorare il mondo”
di Massimo CalandriDiego Dominguez, 58 anni, il più grande mediano di apertura della storia ovale azzurra: 3 mondiali, 29 punti segnati nella storica vittoria all’esordio dell’Italia, ottavo miglior marcatore del rugby internazionale, 4 scudetti e 4 campionati francesi. Ha appena ricevuto da Giorgio Calcagnini, Rettore dell’Università di Urbino, il Sigillo di Ateneo, con questa motivazione: “Talento e tecnica, intelligenza tattica e dell’anima. Pensiero veloce, azione veloce, controllo, coraggio, generosità, fair play. Una grandezza che continua a esprimersi nella seconda vita professionale del campione, allenatore e promotore di progetti dedicati ai giovani delle periferie, da Scampia a Quarto Oggiaro. Iniziative che, attraverso l’insegnamento del rugby e la creazione di campi e strutture ad hoc, fanno leva sullo sport come fattore di aggregazione sociale e fondamentale occasione di crescita”.
Calcagnini ha ricordato i camp che Diego coordina negli istituti penali italiani per minorenni: “Dal carcere minorile Beccaria di Milano, al Fornelli di Bari. Con l’obiettivo di trasmettere i valori della solidarietà, della disciplina, dello spirito di squadra, e di sollecitare speranza e desiderio di reinserimento nei giovani in stato di detenzione”.
Dominguez: “Il rugby può migliorare il mondo”
Nel corso della sua lectio magistralis, Dominguez, che ha radici marchigiane - Matelica, novemila abitanti sulle colline, provincia di Macerata: “E’ casa mia. Il paese di mia madre. Da lì è partita per Buenos Aires, in cerca di una vita migliore come tanti altri emigranti. Il senso di appartenenza è stato uno dei valori forti della mia carriera" -, ha parlato di inclusione, formazione: “L’aggressività fuori dal campo devia la vita di tanti ragazzi che non hanno ricevuto un’educazione. Il rugby mi è servito, soprattutto nella seconda parte della mia carriera, per cercare di aiutare chi ha preso la strada sbagliata, per fargli capire che anche la frustrazione può essere incanalata positivamente. Nelson Mandela ha usato il rugby per unire un Paese. Lo sport degli altri, di chi ha costruito l’apartheid, è diventato lo sport di tutti. Mandela diceva che lo sport può cambiare il mondo. Io penso abbia la forza di migliorarlo. Per questo mi impegnerò per incrementare le ore di sport nei programmi scolastici italiani”.