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Innocenti: “Dalla serie C alle franchigie, il rugby è uno solo”

Marzio Innocenti (foto federugby) 

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La storia ovale italiana vive il suo momento migliore, domenica a Bologna l’elezione del presidente della Federazione. Parla il numero uno uscente, grande favorito. Giovanelli e Duodo gli avversari
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Il miglior Sei Nazioni di sempre, con le vittorie sulla Scozia e in Galles, il pari in Francia. Un arcobaleno di riconoscimenti per gli atleti e il gioco degli azzurri. L’ottavo posto nel ranking mondiale. E poi, i successi delle ragazze e delle Nazionali giovanili, quelli del Benetton Treviso. Andrea Rinaldo, padovano, premio Nobel dell’acqua, candidato alla presidenza di World Rugby. E’ il momento migliore nella storia quasi centenaria storia ovale italiana, che domenica a Bologna elegge il presidente della Federazione. Con questi presupposti, la conferma di Marzio Innocenti – originario di Livorno, veneto d’adozione: nel 2021 aveva preso il posto di Alfredo Gavazzi – sembrerebbe scontata. Gli avversari sono due: Massimo Giovanelli, terza linea e a suo tempo capitano dell’Italia proprio come Innocenti, emiliano di Noceto; e Andrea Duodo, trevigiano, un passato da rugbista ma meno prestigioso, per 16 anni revisore contabile della Fir.

Il miglior Sei Nazioni di sempre, con le vittorie sulla Scozia e in Galles, il pari in Francia. Un arcobaleno di riconoscimenti per gli atleti e il gioco degli azzurri. L’ottavo posto nel ranking mondiale. E poi, i successi delle ragazze e delle Nazionali giovanili, quelli del Benetton Treviso. Andrea Rinaldo, padovano, premio Nobel dell’acqua, candidato alla presidenza di World Rugby. E’ il momento migliore nella storia quasi centenaria storia ovale italiana, che domenica a Bologna elegge il presidente della Federazione. Con questi presupposti, la conferma di Marzio Innocenti – originario di Livorno, veneto d’adozione: nel 2021 aveva preso il posto di Alfredo Gavazzi – sembrerebbe scontata. Gli avversari sono due: Massimo Giovanelli, terza linea e a suo tempo capitano dell’Italia proprio come Innocenti, emiliano di Noceto; e Andrea Duodo, trevigiano, un passato da rugbista ma meno prestigioso, per 16 anni revisore contabile della Fir.

“Dalla serie C alle franchigie, il rugby è uno solo”

“A suo tempo non dovevo essere eletto”, sostiene Innocenti, 66 anni. “Tutti si aspettavano la vittoria di Paolo Vaccari (oggi in lista con Duodo), che rappresentava la continuazione rispetto a Gavazzi”. Invece. “Sono arrivato, e subito ho tolto i privilegi alle persone che ne hanno fatto uso per tanti anni. Basta figli e figliastri: ho gestito la serie C con la stessa passione delle franchigie, facendo crescere il rugby tutto insieme”. Serviva cambiare il sistema, dice. E ottenere dei risultati sul campo. “Per farlo, ci voleva qualcuno che non pensasse ad essere rieletto. E se ora qualcuno va in giro a dire – sbagliando – che non sarò confermato, vuole dire che ho fatto bene. Mantenendo tutte le mie promesse”.

“I rapporti con Padova e Rovigo? Non c’è nulla di insanabile”

I rapporti dell’attuale presidente con alcune società della serie A élite – Padova e Rovigo su tutte – sono complicati. “Non c’è nulla di insanabile. Però ognuno deve sapere qual è il suo posto: ricordando che il rugby italiano è di tutti. Ed è uno sport che oggi, in Italia – grazie anche ai successi -, viene citato come esempio di valori”. L’accusa è che la Fir sia troppo concentrata sull’alto livello. “Dall’alto livello arriva il 65% dei nostri introiti, e una montagna di relazioni. Lo abbiamo gestito ottenendo grandi risultati, dopo aver fatto cambi importanti – nuovo allenatore, generazione di giocatori, staff – che inevitabilmente hanno scontentato qualcuno. Però abbiamo investito anche 8 milioni di euro sul rugby di base: quello delle piccole, piccolissime società che fanno maturare i ragazzi in un ambiente sano”.

“Vinceremo anche la sfida del sud”

Innocenti cita Julio Velasco: “Invece di guardare a quello che non funziona, concentriamoci sulle cose belle. Noi ne abbiamo tante, i risultati parlano da soli: continuiamo a progredire, nonostante la narrazione di qualcuno. Abbiamo finalmente un anello di transizione nel sistema di formazione dei più giovani, per evitare che i talenti si disperdano. E’ vero, soffriamo ancora un po’ nel sud: ma ho incontrato tutte le società – solo a Palermo sono stato 7 volte – e vi assicuro che c’è entusiasmo, voglia di riscatto, passione e presupposti per fare bene. Come negli altri club italiani. Oggi il nostro è un rugby che diverte, che vince, che unisce: un patrimonio che dobbiamo tenerci stretto”.

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