Haka, il mito che fa discutere. La provocazione di Marler: “È ridicola”
di Massimo CalandriL’abitudine uccide il mito. Persino la barzelletta più divertente, dopo che l’hai ascoltata diverse volte, non fa più ridere. C’è chi sostiene che la haka, suggestiva danza di guerra maori baluardo della cultura neozelandese, abbia stufato. Un tempo, quando gli All Blacks cominciavano a battersi il petto e pestare forte coi piedi, ti sembrava di sentire tremare il terreno di gioco: lo stadio restava in religioso silenzio. Momento raro – gli incontri internazionali erano pochi, i Tutti Neri danzavano solo all’estero – ed esclusivo: valeva quanto l’intera partita. Poi i test-match e i tornei si sono moltiplicati, soprattutto in nome del business: oggi il brand All Blacks, danza compresa, è il quinto nel mondo e sfiora i 3 miliardi di euro. Ma a furia di ripetersi, la haka ha perso un po’ della sua suggestione, almeno per chi assiste. Oggi gli spettatori coprono le grida ospiti cantando il proprio nazionale. «E’ parte di noi, della nostra storia», ribadisce Justin Marshall, famoso median…
L’abitudine uccide il mito. Persino la barzelletta più divertente, dopo che l’hai ascoltata diverse volte, non fa più ridere. C’è chi sostiene che la haka, suggestiva danza di guerra maori baluardo della cultura neozelandese, abbia stufato. Un tempo, quando gli All Blacks cominciavano a battersi il petto e pestare forte coi piedi, ti sembrava di sentire tremare il terreno di gioco: lo stadio restava in religioso silenzio. Momento raro – gli incontri internazionali erano pochi, i Tutti Neri danzavano solo all’estero – ed esclusivo: valeva quanto l’intera partita. Poi i test-match e i tornei si sono moltiplicati, soprattutto in nome del business: oggi il brand All Blacks, danza compresa, è il quinto nel mondo e sfiora i 3 miliardi di euro. Ma a furia di ripetersi, la haka ha perso un po’ della sua suggestione, almeno per chi assiste. Oggi gli spettatori coprono le grida ospiti cantando il proprio nazionale. «E’ parte di noi, della nostra storia», ribadisce Justin Marshall, famoso mediano di mischia dei Neri. Ammettendo però che – per gli avversari e il loro pubblico – forse il fascino della danza sta un po’ «sbiadendo».
La provocazione di Marler: “La haka è ridicola”
Joe Marler, inarrestabile pilone inglese, nei giorni scorsi ci è andato giù duro: la haka sta diventando «ridicola», e «dovrebbe essere bandita», ha commentato sui social. Venendo travolto dalle critiche, al punto da essere costretto a chiudere i suoi account. Marler è un giocatore strepitoso e un personaggio simpaticissimo, senza filtri: aveva precisato che la danza ha senso solo quando c’è una reazione immediata e chiara da parte dell’altra squadra. Quando cioè la “sfida” viene raccolta con gesti altrettanto clamorosi. Come è appena successo a Wigan, poco prima dell’inizio dell’incontro di Rugby League tra l’Inghilterra e Samoa: i giganti pacifici hanno performato la loro haka – siva tau - che è cultura, ma anche intimidazione. E’ finita coi giocatori a guardarsi malissimo, pericolosamente faccia a faccia prima del calcio d’inizio. E l’incontro è stato un susseguirsi di zuffe.
La figuraccia azzurra, la sfida (vincente) degli inglesi
C’è modo e modo di reagire alla haka neozelandese. Il peggiore lo aveva trovato proprio l’Italia – il 23 novembre gli azzurri sfidano gli All Blacks a Torino -, durante il mondiale 2007. A Marsiglia, la squadra s’era messa in cerchio voltando le spalle ai Neri. Che non l’avevano presa per niente bene, anzi: furibondi per la mancanza di rispetto, avevano travolto i nostri (76-14). Storica la marcia degli irlandesi, guidati dal capitano Willie Anderson, che nel 1989 al Lansdowne Road di Dublino avanzarono compatti verso i neozelandesi di Wayne Shelford. Nel 2008, a Cardiff, l’arbitro era stato costretto a separare i gallesi che avevano cercato di entrare in contatto con gli avversari durante la haka. E durante la finale mondiale del 2011, a Auckland, i francesi si erano schierati formando una altrettanto suggestiva “V” come “vittoria”, che avevano effettivamente sfiorato. Alla Coppa del Mondo giapponese del 2019, l’Inghilterra aveva ribaltato la “V”, quasi ad assorbire i neozelandesi: un certo Marler – ma guarda un po’ - aveva invaso il campo avversario, disobbedendo ai richiami dell’arbitro, Nigel Owens. A proposito: Marler e l’Inghilterra sabato pomeriggio affrontano a Londra gli All Blacks.