✕

Rugby, addio a Twickenham: più di un secolo di storie ed emozioni cancellate in nome del business

I giocatori dell'Inghilterra in allenamento a Twickenham (afp)

Ascolta l'audio

Il test-match di sabato tra Inghilterra e All Blacks nella cattedrale ovale di Londra che ora si chiama Allianz Stadium
2 minuti di lettura

Si può cambiare la storia, anche quella sportiva, in nome del business? Ci stanno provando. Domani l’attesissimo test-match autunnale tra Inghilterra e All Blacks non si giocherà a Twickenham. Perché ufficialmente Twickenham non esiste più. La cattedrale ovale di Londra e di tutto il mondo bislungo, custode per un secolo e passa di mille storie ed emozioni, riposa in pace. Ora si chiama Allianz Stadium, in nome e per conto di chi ha investito in questa struttura e non l’ha certo fatto per beneficenza. Era successo qualcosa di simile in tanti altri storici stadi del rugby (Cardiff, Dublino), per non dire del calcio. Ma questa volta fa davvero male. Si dirà: in fondo, è solo una parola. Una formalità. E poi, la gente continuerà a dire: Twickenham. Però è come se una parte dei sogni di tutti quelli che amano questo sport fosse stata rubata. Per sempre.

Si può cambiare la storia, anche quella sportiva, in nome del business? Ci stanno provando. Domani l’attesissimo test-match autunnale tra Inghilterra e All Blacks non si giocherà a Twickenham. Perché ufficialmente Twickenham non esiste più. La cattedrale ovale di Londra e di tutto il mondo bislungo, custode per un secolo e passa di mille storie ed emozioni, riposa in pace. Ora si chiama Allianz Stadium, in nome e per conto di chi ha investito in questa struttura e non l’ha certo fatto per beneficenza. Era successo qualcosa di simile in tanti altri storici stadi del rugby (Cardiff, Dublino), per non dire del calcio. Ma questa volta fa davvero male. Si dirà: in fondo, è solo una parola. Una formalità. E poi, la gente continuerà a dire: Twickenham. Però è come se una parte dei sogni di tutti quelli che amano questo sport fosse stata rubata. Per sempre.

L’orto di cavoli, che in realtà era un mercato

Billy Williams’ Cabbage Patch: la cavolaia di Billy Williams. Raccontano che il terreno di 10 acri a sud-ovest della capitale, su cui nel 1906 la Rfu decise di costruire il suo stadio, fosse un grande orto di cavoli cappucci. Non è vero. Non a quei tempi, almeno. Ospitava invece un mercato di frutta e verdura. E William ‘Billy’ Williams era un imprenditore, ex giocatore di cricket, poi arbitro di rugby (diresse anche una partita dei neozelandesi, nel Surrey, durante il mitico tour del 1905). Membro della Rfu, la federazione inglese ovale, che gli diede carta bianca per acquistare quello spazio insieme al tesoriere William Cail: al prezzo di 5.572 sterline, 12 scellini e 6 pence. Il prato fu inaugurato nel 1909 con l’incontro tra il club di Richmond e gli Harlequins, che come da contratto accettarono di pagare 100 ghinee di affitto: ghinea era un termine aristocratico – e sopravvissuto fino al 1971 - per indicare una cifra corrispondente a una sterlina e 5 centesimi. Molti, molti anni dopo gli Harlequins costruiranno poco lontano il loro stadio: The Stoop. Nel 1910 il primo incontro internazionale: l’Inghilterra dopo 12 anni tornò a battere il Galles. Nel 1938, il match tra Inghilterra e Scotland del Cinque Nazioni fu il primo ad essere trasmesso alla televisione britannica.

Vittorio Munari e il campanello di Mister Clark

Nel 1969, prima del match tra l’Inghilterra e il Sudafrica razzista, responsabile dl massacro di Sharpeville e della carcerazione – tra gli altri – di Nelson Mandela, alcuni attivisti anti-apartehid con largo anticipo rispetto all’incontro bruciarono una svastica al centro del campo. Ma nessuno fotografò o filmò l’evento, perché pochi minuti dopo i segni del fuoco furono coperti da erba appena tagliata, Ci aveva pensato Harold Clark, mitico segretario – meglio dire: custode – di Twickenham, l’uomo dal 1964 al 1982 gestì la struttura e soprattutto il prato, facendolo diventare il più bello del mondo. Mister Clark viveva in un cottage con giardino accanto allo stadio, praticamente inaccessibile: apriva la porta solo a chi suonava il campanello, ma il campanello – una cordicella da tirare - era nascosto nella cassetta delle lettere. Il segreto lo scoprì un giovane rugbista di Bassano del Grappa: Vittorio Munari, proprio lui, giocatore e poi allenatore, dirigente, commentatore televisivo, uno dei più grandi esperti italiani del gioco. Nel 1974 riuscì a intrufolarsi e mister Clark lo prese in simpatia, facendogli visitare la “cattedrale”.

Paolo Rosi, gli spogliarelli: addio, Twickenham

A Twickenham segnò una meta l’indimenticato Paolo Rosi, rugbista prima di diventare giornalista Rai e autore di alcune cronache leggendarie dalla cattedrale, raccontando – ma quella volta forse era Murrayfield, Edimburgo - «i febbrai gelidi, il lamento delle cornamuse, la pelliccia di cincillà e lo spericolato cappellino di paglia verde di Sua Maestà Elisabetta». Lo stadio famoso anche per gli streaker, e il primo fu nel 1974 un australiano che corse tutto nudo per il prato vincendo una scommessa di 10 sterline, poi una ragazza – Erica – nell’82 corse a lungo in topless per essere quindi letteralmente placcata dal servizio di sicurezza. E per swing low, sweet chariot, la cantilena intonata da tutto il pubblico e che suona già come un inno alla vittoria anche se sono passati pochi minuti. Ma sì, le storie e le emozioni sono migliaia. Erano migliaia. A Twickenham. Domani, Allianz Stadium.

Leggi i commenti