UDINE - Un’Italia solo a tratti coraggiosa e divertente non è bastata a fermare i feroci Pumas (18-50), implacabili in difesa, nettamente superiori sui punti d’incontro, lucidi nel trasformare in oro tutte le occasioni e straripanti nella ripresa grazie a una miglior condizione fisica. L’Argentina ha spiegato in maniera esemplare perché di recente abbia avuto la meglio pure su Australia, All Blacks e i campioni del mondo del Sudafrica: 7 mete a 2 per i latinoamericani, che dopo aver presto approfittato di un pasticcio azzurro hanno gestito la partita a modo loro, con Albornoz – apertura del Benetton Treviso – superbo protagonista. Risultato mai in discussione, e pesante parziale di 8 a 33 nella ripresa. Gli azzurri sono rimasti subito orfani della loro stella, Capuozzo. Hanno retto il confronto nelle fasi ordinate: ma troppo prevedibili, nonostante le novità annunciate dal ct Quesada, sono stati regolarmente sovrastati nel gioco aperto, crollando nel finale di gara, subendo le prepote…
UDINE - Un’Italia solo a tratti coraggiosa e divertente non è bastata a fermare i feroci Pumas (18-50), implacabili in difesa, nettamente superiori sui punti d’incontro, lucidi nel trasformare in oro tutte le occasioni e straripanti nella ripresa grazie a una miglior condizione fisica. L’Argentina ha spiegato in maniera esemplare perché di recente abbia avuto la meglio pure su Australia, All Blacks e i campioni del mondo del Sudafrica: 7 mete a 2 per i latinoamericani, che dopo aver presto approfittato di un pasticcio azzurro hanno gestito la partita a modo loro, con Albornoz – apertura del Benetton Treviso – superbo protagonista. Risultato mai in discussione, e pesante parziale di 8 a 33 nella ripresa. Gli azzurri sono rimasti subito orfani della loro stella, Capuozzo. Hanno retto il confronto nelle fasi ordinate: ma troppo prevedibili, nonostante le novità annunciate dal ct Quesada, sono stati regolarmente sovrastati nel gioco aperto, crollando nel finale di gara, subendo le prepotenze della terza linea ospite. Una delle più pesanti sconfitte della storia recente, un bruttissimo risveglio dopo il Sei Nazioni da record e la bella tournée estiva. Domenica prossima, delicatissimo appuntamento a Genova con la Georgia.
L’infortunio di Capuozzo, il cinismo di Mallia
La partita si è subito accesa dopo la punizione in mezzo ai pali di Albornoz. Capuozzo è parso subito ispirato, però dopo soli 7 minuti è uscito per una brutta ginocchiata alla testa subìta nel placcaggio di Sclavi. L’Italia ha mosso il pallone con coraggio e velocità, come aveva promesso Quesada: ma un’incomprensione tra Ruzza e Allan, che ha sostituito l’estremo azzurro, ha regalato a Mallia l’ovale per un contropiede micidiale. Con la trasformazione dell’apertura, i Pumas sono cinicamente - e con merito - saliti sul 10-0.
Imprecisione e sfortuna, ma arriva la meta azzurra
Gli azzurri hanno ricominciato a macinare gioco, avanzando alla mano e coi calci di Allan e Garbisi nonostante una difesa argentina aggressiva e lucida. Alcuni piccoli errori quando era il momento di concretizzare hanno però finito per restituire la palla agli avversari, che hanno saputo gestire meglio le energie e hanno avuto pure un pizzico di fortuna: Isgrò ha soffiato l’ovale ad Allan su un up and under, Menoncello ha ben placcato Grondona ma il rimbalzo ha favorito Bertranou. Nel momento più difficile gli azzurri hanno trovato la forza di reagire: alla spinta in mischia dopo una rimessa laterale sui 5 metri si sono uniti i tre-quarti e Carley ha punito con una meta tecnica (e il cartellino giallo a Gonzalez) i Pumas, colpevoli di aver fatto crollare volontariamente il raggruppamento. Nel finale del primo tempo, una caparbia meta di Spagnolo è stata annullata perché il pilone sinistro – trattenuto da due avversari - per una frazione di secondo aveva poggiato il ginocchio a terra. Non è rimasto che accontentarsi di una punizione, trasformata da Allan per il parziale di 10-17.
Segna Nicotera, però i Pumas dilagano
Il sorriso regalato dalla punizione di Allan in apertura di ripresa si è subito spento dopo la meta del pilone Scalvi, dopo che Albornoz aveva rinunciato a una punizione per una touche ai 5 metri italiani. Gli azzurri sono tonati alla carica ma in maniera che è diventata prevedibile per i fortissimi Pumas: e un pallone perduto da Garbisi nei pressi della linea di meta avversaria si è trasformato in una occasione che l’apertura argentina non ha sciupato, anzi. Cordero ha ulteriormente aumentato il gap. I cambi hanno confermato la bontà della panchina italiana, che ha fatto bene in mischia ordinata ed è andata a segno con Nicotera dopo un penaltouche. Un’illusione: l’Argentina, padrona del campo, ha festeggiato con le mete di Alemanno e Delguy una partita senza storia, purtroppo.
Italia-Argentina 18-50 (10-17)
Marcatori: 4’ pt cp Albornoz, 11’ meta Mallia tr Albornoz, 29’ meta Bertranou tr Albornoz, 33’ meta di punizione Italia, 42’ cp Allan; 3’ st cp Allan, 9’ meta Sclavi tr Albornoz, 17’ meta e tr Albornoz, 26’ meta Cordero, 28’ meta Nicotera, 33’ meta Alemanno tr Albornoz, 38’ meta Delguy tr Albornoz.
Italia: Capuozzo – Lynagh, Brex (29’ st Zanon), Menoncello, Ioane – Paolo Garbisi, Page-Relo (23’ st Alessandro Garbisi) – Lorenzo Cannone, Lamaro, Negri (19’ st Zuiani) – Ruzza (5’ st Lamb), Niccolò Cannone – Riccioni (6’ st Ferrari), Lucchesi (9’ st Nicotera), Spagnolo (9’ st Fischetti).
Argentina: Mallia – Isgrò (23’ st Cordero), Cinti, Orlando (5’ st Moroni), Delguy -Albornoz, Bertranou (10’ st Garcìa) – Oviedo, Grondona (23’ st Pedemonte), Gonzalez – Rubiolo, Molina (20’ st Alemanno)– Sclavi, Montoya (20’ st Ruiz), Gallo.
Arbitro: Carley (Ing)
Note: 34’ pt cartellino giallo Gonzalez, 36’ st Lorenzo Cannone.