Maglie, coppe, palloni: tre secoli di rugby in mostra a Torino
di Massimo CalandriC’è la maglia di Uberto Modonesi, di un celeste sbiadito: la indossò nel corso della prima partita internazionale dell’Italia, era il 1929, Barcellona. Mancano le maniche: la moglie le sfilò in tempi di guerra, per farne delle calze per il figlio. “Mio padre ci ha giocato, io ci ho camminato”, raccontava Luciano, ragazzo. Molti anni dopo anche lui scese in campo con la Nazionale ovale. Ce ne sono altre. Quella di Andrea Castellani, pilone, in occasione dello storico successo di Grénoble sulla Francia (1997) che ci aprì le porte del Sei Nazioni. Di Carlo Checchinato, quando l’Italia esordì con una vittoria sulla Scozia nel torneo più antico del mondo.
Nera, il colletto giallo e un leopardo all’altezza del cuore, è la maglia dei Leopards: la nazionale “nera” sudafricana, affrontata nel 1973 durante uno storico tour dall’altra parte del mondo – gli azzurri, la squadra che sfidò l’apartheid -, il primo passo di quel percors…
C’è la maglia di Uberto Modonesi, di un celeste sbiadito: la indossò nel corso della prima partita internazionale dell’Italia, era il 1929, Barcellona. Mancano le maniche: la moglie le sfilò in tempi di guerra, per farne delle calze per il figlio. “Mio padre ci ha giocato, io ci ho camminato”, raccontava Luciano, ragazzo. Molti anni dopo anche lui scese in campo con la Nazionale ovale. Ce ne sono altre. Quella di Andrea Castellani, pilone, in occasione dello storico successo di Grénoble sulla Francia (1997) che ci aprì le porte del Sei Nazioni. Di Carlo Checchinato, quando l’Italia esordì con una vittoria sulla Scozia nel torneo più antico del mondo.
Nera, il colletto giallo e un leopardo all’altezza del cuore, è la maglia dei Leopards: la nazionale “nera” sudafricana, affrontata nel 1973 durante uno storico tour dall’altra parte del mondo – gli azzurri, la squadra che sfidò l’apartheid -, il primo passo di quel percorso che portò nel 1995 ai mondiali con Nelson Mandela e la nazione arcobaleno. “The heart il rugby”, il cuore del rugby, batte in uno dei più iconici stadi del calcio: è una straordinaria mostra di memorabilia ovali ospitata nello Juventus Museum di Torino, iniziativa legata al test-match tra Italia e gli All Blacks neozelandesi in programma sabato alle 21:10 all’Allianz Stadium.
Garimberti: “Un museo e una partita da vedere”
Maglie, coppe, palloni, libri, cravatte e altri – preziosissimi, per gli appassionati – oggetti che in tre secoli hanno accompagnato la storia del rugby. La collezione arriva dal Museo del Rugby Fango e Sudore di Artena, un paesino a pochi chilometri da Roma meta da diversi anni di un pellegrinaggio internazionale: lì è custodito un autentico tesoro sportivo, invidiatoci da tutto il mondo ovale. In collaborazione con la Juventus e la Federazione Italiana Rugby è stata allestita questa mostra – inaugurata lo scorso 24 ottobre – che sta riscuotendo un grande successo. Ed è un appuntamento imperdibile, prima dell’incontro di sabato. “Lo Juventus Museum non è soltanto un museo del calcio, ma un museo di storia dello sport”, spiega il suo presidente, Paolo Garimberti. “Gli All Blacks sono un simbolo sportivo universale, la partita che li opporrà agli azzurri sanato segna un altro unicum: per la prima volta dalla sua inaugurazione, nel settembre del 2011, l’Allianz Stadium, la nostra casa madre, sarà il teatro di un evento non calcistico”.
Sulla maglia dell’Inghilterra, una rosa di seta
Tra le altre meraviglie esposte a Torino, la maglia bianca di Sammy Mortfitt dell’Inghilterra: è del 1894, la rosa rossa di seta cucita sul petto. Quella rossa gallese di Garth Edwards, forse il più grande rugbista di sempre, il solo cui è stata dedicata – a Cardiff – una statua in vita: con quella maglia vinse nel 1976 il Sei Nazioni, la Triple Crowne e il Grand Slam. La blu del pilone francese Robert Paparemborde, la verde irlandese di Philip O’Callaghan, la bianca dell’All Black Wayne Shelford, la nera dell’altro neozelandese Kevin Mealamu: e per ognuna c’è una straordinaria avventura di vita e di sport da raccontare. “Portare la storia del rugby a un pubblico sempre più ampio, farlo qui allo Juventus Museum, è un grande onore”, spiega Corrado Mattoccia, presidente della Fondazione Il Museo del Rugby, Fango e Sudore. “Vogliamo offrire ai visitatori un’esperienza immersiva e coinvolgente, in grado di trasmettere tutta la passione e l'emozione di questa disciplina”.