PARMA - “Politicamente, la messa in vendita delle Zebre è un errore. Rischiamo di tornare al rugby che avevo trovato tanti anni fa, tutto concentrato sul Veneto, facendo scendere ulteriormente il tasso tecnico nel resto del Paese. I soldi sono importanti: ma quando si parla di sport, bisogna pensare in maniera più ampia”. Il rugbista che ha portato l’Italia nel Sei Nazioni ha compiuto 90 anni, e li porta alla grande. Lucido, sorridente. Giancarlo Dondi, a lungo azzurro (seconda-terza linea della Nazionale) e ancora più a lungo presidente della Federazione ovale: 4 mandati, dal 1996 al 2012. Stagioni decisive, nella storia italiana di questo sport. Sabato pomeriggio ha assistito alla sfida tra le nostre franchigie dalla finestra del suo ufficio, che si affaccia sul prato di Moletolo. È presidente onorario della Fir, e delle Zebre.
L’ultimo derby nella sua Parma. Una delle squadre più perdenti di sempre, l’85% di sconfitte nelle ultime 13 stagioni: Zebre for sale, entro il 15 gennaio i …
PARMA - “Politicamente, la messa in vendita delle Zebre è un errore. Rischiamo di tornare al rugby che avevo trovato tanti anni fa, tutto concentrato sul Veneto, facendo scendere ulteriormente il tasso tecnico nel resto del Paese. I soldi sono importanti: ma quando si parla di sport, bisogna pensare in maniera più ampia”. Il rugbista che ha portato l’Italia nel Sei Nazioni ha compiuto 90 anni, e li porta alla grande. Lucido, sorridente. Giancarlo Dondi, a lungo azzurro (seconda-terza linea della Nazionale) e ancora più a lungo presidente della Federazione ovale: 4 mandati, dal 1996 al 2012. Stagioni decisive, nella storia italiana di questo sport. Sabato pomeriggio ha assistito alla sfida tra le nostre franchigie dalla finestra del suo ufficio, che si affaccia sul prato di Moletolo. È presidente onorario della Fir, e delle Zebre.
L’ultimo derby nella sua Parma. Una delle squadre più perdenti di sempre, l’85% di sconfitte nelle ultime 13 stagioni: Zebre for sale, entro il 15 gennaio i potenziali acquirenti devono farsi avanti.
“Le franchigie sono nate per formare giocatori per la Nazionale. Oggi forse non possiamo permetterci tecnicamente di averne 2 di alto livello: per farlo, dovremmo prendere degli atleti stranieri che non servono al progetto”.
E dunque?
“La seconda dovrebbe rimanere una franchigia di formazione, dove affluiscono i migliori giovani italiani: con la Fir che mantiene il controllo tecnico, e sponsor/soci privati che partecipano alle spese. Attualmente, la Federazione investe su Parma un milione e 200.000 euro in più che a Treviso: denaro che poteva essere trovato bussando – meglio – alle porte delle tante aziende di questa zona. Ma nelle Zebre, nonostante i molti incarichi, non c’è stato nessuno in grado di farlo: la franchigia è stata un po’ il giocattolo nelle mani degli ultimi 2 presidenti”.
La Fir sostiene che i nuovi proprietari dovranno investire 4,8 milioni di euro. Almeno.
“Non sono pochi. Credo fosse più semplice reperirne 1,2. Che poi, è vero, i soldi sono importanti: però quando si gestisce una società con una componente sportiva, politicamente bisognerebbe ragionare in maniera più ampia. Ma è giusto che decida chi è stato eletto. Vedremo chi si farà avanti”.
Le Zebre finiranno a Padova, dicono. A 50 chilometri da Treviso. Un’enclave ovale.
“Il pericolo è concentrare tutto il rugby italiano in una regione: rischiamo di far calare il tasso tecnico nel resto d’Italia e in particolare da queste parti, l’unico punto – a parte il Veneto - dove tra Parma, Reggio Emilia, Colorno, Viadana, ci sono un buon livello tecnico e impianti. Ho paura di tornare allo sport che avevo trovato io: quando non c’era il rugby italiano, ma solo il rugby veneto”.
A settembre è stato silurato Marzio Innocenti, il presidente della Federazione più vincente della storia.
“Una grande sorpresa. Personalmente mi dispiace, perché so che ha accusato il colpo: si era dato molto da fare, con grande passione ed onestà. Ma in un’azienda bisogna anche fare attenzione ai conti”.
Dove va il nostro rugby?
“So dove avrei voluto fosse oggi: con una base e una diffusione molto più allargata, una identità tutta sua ma un’impronta in stile ‘argentino’. Per il futuro, chiedete a chi ha il timone oggi. Io resto fiducioso, e soprattutto appassionato”.