Sport

Italrugby, il capitano Nicotera si fa male: piange e abbraccia il suo sostituto con tutta la squadra

Giacomo Nicotera in lacrime
Giacomo Nicotera in lacrime 

Per il dolore troppo forte al costato salterà il match di sabato alle 17.10 a Pretoria contro il Sudafrica. L’episodio commovente durante l’allenamento

2 minuti di lettura

È successo l’altra mattina durante l’allenamento al St. Peter’s College di Johannesburg. Giacomo Nicotera, il Mulo triestino, si rende conto che il dolore che prova alle costole è troppo forte. È il capitano del tour estivo azzurro, che ha esordito con una larghissima vittoria sulla Namibia. Sabato l’Italia affronta i campioni del mondo del Sudafrica al Loftus Versfeld di Pretoria (ore 17.10, diretta Sky Sport Max). Ma il Mulo non ce la fa, appunto. I giocatori formano un cerchio in mezzo al campo. Viene comunicato che sarà Niccolò Cannone, a indossare la fascia di capitano. Giacomo scoppia in lacrime, abbraccia Niccolò, la squadra si stringe intorno a loro.

Springboks, antilopi grosse come rinoceronti

Altro che antilopi. Grossi come ippopotami, alti come giraffe, feroci come tigri. Da sei anni campioni del mondo in carica. Sono più forti degli All Blacks, e fanno molto più male dei neozelandesi. Springboks. La nazionale sudafricana di rugby, che ha preso il nome delle piccole antilopi tipiche del Sud-Ovest. Praticano un gioco basato sullo scontro fisico, sono culturalmente portati a vincere le sfide individuali con la forza bruta: una mischia devastante per misure – de Jager, è alto 2.06, Etzebeth 2.03, Louw pesa 130 chili – ed efficacia, una linea di trequarti folgorante. Alcuni dei loro piloni sono reduci da uno speciale camp nella fattoria del “dottor” Daan Human, allenatore della mischia, uno che di “umano” – nonostante il cognome – dicono abbia molto poco. Macchina da guerra. In panchina, sei giocatori degli avanti e solo due tre-quarti: la famigerata Bomb Squad, perché il rugby – per loro – è prima di tutto una lotta tra bestioni.

Quesada: «La partita più difficile di sempre»

Gli azzurri affrontano la corazzata sudafricana per due volte in pochi giorni. Sabato a Pretoria, a oltre mille metri di altitudine. Esemplare il commento del ct Gonzalo Quesada: «È la partita più difficile che i ragazzi abbiano mai affrontato. È la sfida più dura che esista». Quella in tour è una nazionale orfana di alcuni tra i giocatori più noti come Capuozzo, Paolo Garbisi, Brex, Ruzza, Page-Relo, Ioane, Lucchesi, Allan, Lamb, Lamaro, ma ricca di entusiasmo e giovani talenti. L’appuntamento è proibitivo, però è ghiotta l’occasione per crescere e fare esperienza in vista dei mondiali australiani del 2027. Sette cambi rispetto al primo match, tre esordienti. «Il nostro obiettivo è competere al massimo, e finire la partita a testa alta», spiega Quesada. «Sappiamo quale tipo di partita vogliamo giocare e come possiamo mettere loro pressione. Non ho avuto bisogno di caricare i ragazzi, perché la motivazione è già altissima e sono tutti consapevoli della grande prova che li aspetta e della tempesta che dovremo affrontare». Superare la linea d’ombra, avrebbe scritto Joseph Conrad.

Le formazioni di Sudafrica-Italia

Sudafrica: Damian Willemse - Cheslin Kolbe, Jesse Kriel, Damian de Allende, Kurt-Lee Arendse - Handre Pollard, Morne van den Berg - Jasper Wiese, Vincent Tshituka, Marco van Staden - Lood de Jager, Eben Etzebeth - Wilco Louw, Malcolm Marx, Ox Nche. A disposizione: Bongi Mbonambi, Jan-Hendrik Wessels, Vincent Koch, RG Snyman, Franco Mostert, Kwagga Smith, Faf de Klerk, Willie le Roux.

Italia: Jacopo Trulla - Louis Lynagh, Tommaso Menoncello, Marco Zanon, Simone Gesi - Giacomo Da Re, Alessandro Fusco - Lorenzo Cannone, Manuel Zuliani, Alessandro Izekor - Andrea Zambonin, Niccolò Cannone - Simone Ferrari, Tommaso Di Bartolomeo, Danilo Fischetti. A disposizione: Pablo Dimcheff, Mirco Spagnolo, Muhamed Hasa, Matteo Canali, Ross Vintcent, David Odiase, Alessandro Garbisi, Giulio Bertaccini.

I commenti dei lettori