Il rugby sarà anche un’occasione per tenere 30 energumeni lontano dal centro della città, come diceva Oscar Wilde. Ma chi arbitra la partita? Una donna. E non importa sia nata — e continui a vivere — nella città di una delle due squadre protagoniste del match: this is not soccer, questo non è mica il calcio. Oggi pomeriggio Clara Munarini dirige il derby tra Zebre Parma e Benetton Treviso (Sky Sport, ore 15.30), settimo turno dell’Union Rugby Championship, torneo che insieme ai nostri vede protagonisti i migliori club gallesi, irlandesi, scozzesi, sudafricani. C’è un solo precedente, quello dell’irlandese Joy Neville che 8 anni fa fece la storia diventando la prima donna ad arbitrare una partita professionistica maschile di club in Europa.
"Devo far risp…
Il rugby sarà anche un’occasione per tenere 30 energumeni lontano dal centro della città, come diceva Oscar Wilde. Ma chi arbitra la partita? Una donna. E non importa sia nata — e continui a vivere — nella città di una delle due squadre protagoniste del match: this is not soccer, questo non è mica il calcio. Oggi pomeriggio Clara Munarini dirige il derby tra Zebre Parma e Benetton Treviso (Sky Sport, ore 15.30), settimo turno dell’Union Rugby Championship, torneo che insieme ai nostri vede protagonisti i migliori club gallesi, irlandesi, scozzesi, sudafricani. C’è un solo precedente, quello dell’irlandese Joy Neville che 8 anni fa fece la storia diventando la prima donna ad arbitrare una partita professionistica maschile di club in Europa.
"Devo far rispettare le regole”
Riuscirà anche Clara a tenere a bada quasi cinquanta omoni (riserve comprese) da un quintale e passa l’uno, tra mischie, percussioni e placcaggi? «Devo far rispettare le regole. E rendere tutto più semplice, scorrevole. Divertiamoci. È solo una partita: mi auguro di sentirne la musica», dice. Come un direttore d’orchestra. Trentasei anni, di Parma. Una carriera cominciata nel 2012, l’esordio internazionale 5 stagioni più tardi, un mondiale e 4 edizioni del Sei Nazioni femminile, diversi incontri maschili gestiti come «arbitra» («Oppure “arbitro”: fate voi, non sono fondamentalista. Però arbitra mi piace di più: non mi sembra una diminutio, vero?»), o comunque nella terna. «Facevo atletica leggera (lungo, triplo, 200 e 400), basket, un po’ di boxe. Mi sono appassionata da adolescente al rugby, guardandolo in tv con mio padre. Un amico faceva l’arbitro, mi ha detto di provare. Eccomi qui». Forse è un vantaggio, per una donna, dirigere degli uomini: sono più rispettosi che coi suoi colleghi maschi? «Non credo ci siano differenze. È uno sport che ti insegna la disciplina. Da questo punto di vista, penso di essere più fortunata rispetto alle colleghe del calcio: magari da noi le cose si complicano perché ci sono più regole e interpretazioni, ma per fortuna non vedrete mai atleti che protestano come i calciatori». È più difficile arbitrare una partita di donne o di uomini? «Diciamo che le donne sono più concentrate sul gioco, meno sulle decisioni del direttore di gara. Ma non ci sono grandi differenze. Non per me, almeno. Non si può essere sempre tutti d’accordo, e anche noi a volte sbagliamo. Mi è successo di essere contestata — con educazione — da qualche giocatore: che però alla fine è sempre del match venuto a scusarsi».
Arbitra part-time
Non è una professione. «In Italia c’è solo Andrea Piardi che fa l’arbitro full time. Io ho un contratto federale — corretto, considerati i nostri numeri –, ma non potrei vivere solo di quello. Mi occupo di account in un’azienda di logistica, che mi permette di seguire questa passione». Quanti viaggi per il mondo ovale. «Il posto più bello in assoluto? Città del Capo, ci sono stata 2 volte per la finestra mondiale femminile d’autunno. Poi la Francia e l’Inghilterra, per l’ambiente: nel Campionato del mondo c’era un tifo incredibile, e poi 40.000 spettatori a Bordeaux per il Sei Nazioni, degli incontri a Pau e Castres dove lo stadio ribolliva di passione. Ma tutto è sempre più bello quando finisce la partita e hai la sensazione di aver fatto le cose per bene». Domani metterà subito le cose in chiaro? «Non mi piace fare troppi discorsi prima del calcio d’inizio, non voglio mettere già in discussione l’eventualità che qualcuno protesti. Eventualmente, preferisco farlo capire durante la partita. E poi, applico il regolamento». Una settimana fa, Treviso ha superato Parma. Al termine c’è stata un po’ di polemica, sull’arbitraggio. Chi vincerà, questa volta? «Chi se lo merita di più. Io cercherò solo di aiutare tutti a dare il meglio. E spero che la partita sia scorrevole, divertente. Che di senta la musica».