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Il viaggio di Soulè, dal deserto a Catania con il rugby nel destino: “Io voglio solo correre”

Souleymane Kone 

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A 17 anni ha già attraversato il deserto, il mare e la paura. Dalla Costa d’Avorio a Lampedusa, fino a Catania, dove gioca con i Briganti di Librino: “Sogno di giocare in nazionale, il mio idolo è Menoncello”
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CATANIA - Soulé corre, tra le mani una palla ovale piena di vento. Nessuno riesce a fermarlo: due mesi fa la prima meta, contro il San Gregorio, su quel prato d’un verde quasi surreale – circondato dai palazzi di Librino – che è il campo dei Briganti. Una seconda meta col Ragusa, e un’altra a Messina. Implacabile, implaccabile.

Schiva gli avversari come ha imparato a fare coi pericoli, si lancia – felice - verso una nuova vita. Sembra nato per questo sport, che è sacrificio, coraggio, sostegno, amicizia. Rugby. Soulé, 17 anni, viene da un lungo viaggio: ha lasciato la Costa d’Avorio che ne aveva 15, ha attraversato a piedi il deserto, Mali e Tunisia. Da Abidjan a Tunisi sono quasi 6.000 chilometri. «È stata dura. Ho sofferto. E fatto tanti lavori, per sopravvivere».

E’ diventato un Brigante

I soldi appena sufficienti per salire a bordo di un barcone, una traversata drammatica, l’arrivo a Lampedusa. Ospite di una comunit…

CATANIA - Soulé corre, tra le mani una palla ovale piena di vento. Nessuno riesce a fermarlo: due mesi fa la prima meta, contro il San Gregorio, su quel prato d’un verde quasi surreale – circondato dai palazzi di Librino – che è il campo dei Briganti. Una seconda meta col Ragusa, e un’altra a Messina. Implacabile, implaccabile.

Schiva gli avversari come ha imparato a fare coi pericoli, si lancia – felice - verso una nuova vita. Sembra nato per questo sport, che è sacrificio, coraggio, sostegno, amicizia. Rugby. Soulé, 17 anni, viene da un lungo viaggio: ha lasciato la Costa d’Avorio che ne aveva 15, ha attraversato a piedi il deserto, Mali e Tunisia. Da Abidjan a Tunisi sono quasi 6.000 chilometri. «È stata dura. Ho sofferto. E fatto tanti lavori, per sopravvivere».

E’ diventato un Brigante

I soldi appena sufficienti per salire a bordo di un barcone, una traversata drammatica, l’arrivo a Lampedusa. Ospite di una comunità a Catania, dopo qualche tempo ha cominciato a lavorare la sera come aiuto cuoco in un ristorante. Di giorno frequenta un istituto alberghiero. Avrebbe voluto giocare a calcio, invece è diventato un Brigante. Un Brigante di Librino, società ovale sbocciata nel cuore di un complicato quartiere di periferia, realtà sportiva e sociale che da 20 anni offre un’alternativa a chi non vuole arrendersi. «Abbiamo invitato lui e altri 2 ragazzi della comunità», ricorda Giuseppe Maugeri, responsabile dell’area tecnica e allenatore della squadra U18. «Uno ha preferito il calcio, un altro non ha voluto continuare. Souleymane, che noi chiamiamo Soulé, è rimasto. Non è un colosso, pesa poco più di 60 chili. Non aveva mai praticato questo sport, ha ancora molte cose da imparare. Però possiede delle doti atletiche straordinarie, e un entusiasmo commovente».

Menoncello come idolo

La meta dell’esordio è stata da impazzire di gioia. E chi lo ferma più. Si è subito integrato coi compagni: questo è uno sport di gruppo. Non ha mai paura: come potrebbe, con tutto quello che ha passato? Si è appassionato, sogna un giorno di vestire la maglia azzurra: «Mi piace vedere le partite della nazionale, sto aspettando cominci il Sei Nazioni. Il mio idolo è Tommaso Menoncello, vorrei diventare come lui: nessuno riesce a fermarlo». Quando gli chiedi cosa gli piaccia più del rugby, risponde con una sola parola: «Correre». E non c’è bisogno di aggiungere altro.

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