Addominali, gli esercizi "ipopressivi" migliorano postura e respirazione del runner
di AGNESE ANANASSOSi possono eseguire dopo l'allenamento ma anche in sedute specifiche, o per pochi minuti ogni giorno. Agiscono sul diaframma e sugli organi della respirazione. Ottimi per rendere più elastico il pavimento pelvico, particolarmente sollecitato con la corsa
ROMA - Avere addominali forti è fondamentale per chi corre. Sono basilari per postura e respirazione corrette e per prevenire gli infortuni alla schiena. Ma spesso gli esercizi tradizionali che rinforzano questa parte del corpo possono rivelarsi dannosi. Un gruppo di specialisti ne ha quindi elaborato una serie che si basa sull'ipopressione, ossia sull'utilizzo di una speciale tecnica respiratoria che agisce sulla muscolatura addominale profonda e sul diaframma.
Un po' di storia.
Gli esercizi ipopressivi nascono negli anni Ottanta come riabilitazione del pavimento pelvico nel periodo post-parto, grazie a Marcel Caufriez, neurofiosologo docente di corsi di Sessuologia clinica presso l'Università Cattolica di Louvain. Dalla collaborazione tra Caufriez e Piti Pinsach, laureato in Scienza dell'attività fisica e dello sport, nel 2006 il metodo è stato adattato alla prevenzione e quindi al fitness e all'allenamento degli addominali. Segue…
Un po' di storia.
Gli esercizi ipopressivi nascono negli anni Ottanta come riabilitazione del pavimento pelvico nel periodo post-parto, grazie a Marcel Caufriez, neurofiosologo docente di corsi di Sessuologia clinica presso l'Università Cattolica di Louvain. Dalla collaborazione tra Caufriez e Piti Pinsach, laureato in Scienza dell'attività fisica e dello sport, nel 2006 il metodo è stato adattato alla prevenzione e quindi al fitness e all'allenamento degli addominali. Segue…
ROMA - Avere addominali forti è fondamentale per chi corre. Sono basilari per postura e respirazione corrette e per prevenire gli infortuni alla schiena. Ma spesso gli esercizi tradizionali che rinforzano questa parte del corpo possono rivelarsi dannosi. Un gruppo di specialisti ne ha quindi elaborato una serie che si basa sull'ipopressione, ossia sull'utilizzo di una speciale tecnica respiratoria che agisce sulla muscolatura addominale profonda e sul diaframma.
Un po' di storia.
Gli esercizi ipopressivi nascono negli anni Ottanta come riabilitazione del pavimento pelvico nel periodo post-parto, grazie a Marcel Caufriez, neurofiosologo docente di corsi di Sessuologia clinica presso l'Università Cattolica di Louvain. Dalla collaborazione tra Caufriez e Piti Pinsach, laureato in Scienza dell'attività fisica e dello sport, nel 2006 il metodo è stato adattato alla prevenzione e quindi al fitness e all'allenamento degli addominali. Seguendo questo percorso hanno constatato che il metodo poteva essere utilizzato ben oltre la riabilitazione del pavimento pelvico e così hanno ampliato la tecnica originale, trasformandola in un sistema di allenamento per tutto il corpo. Nel 2014 hanno creato la Low pressure fitness (Lpf), con un team di formatori internazionali. Tra il 2018 e il 2019 è avvenuta una scissione tra i membri, alcuni dei quali hanno costituito l'IHC - International Hypopressives Council - di cui è presidente e fondatrice Mimi Rodriguez Adami, direttore tecnico della Federazione italiana Aerobica e Fitness e docente di seminari sugli esercizi ipopressivi al Master per la Rieducazione del Pavimento Pelvico alla Sapienza, al Policlinico Gemelli e per l'A.I.U.G. (Associazione Italiana Uro-Ginecologi).
In Italia l'associazione di riferimento della IHC è Ipopressivi Italia, di cui Adami è anche direttore: "Dopo anni di formazione di professionisti nelle tecniche ipopressive la direttrice ha ribattezzato gli esercizi con il nome Metodo ipopressivo multidisciplinare (Mim) - spiega Monica Carella, osteopata e membro di Ipopressivi Italia - per sottolineare l'applicazione del metodo in diversi ambiti. Da quello sanitario (fisioterapisti, ostetriche, ginecologi, urologi, proctologi, ortopedici, fisiatri, neurologi) a quello del fitness (istruttori, personal trainer, insegnanti di pilates, yoga, danza, body building..) e allo sport, (dall'atletica leggera al ciclismo)". Su quali meccanismi agisce.
"Agisce sul riequilibrio delle pressioni intra-addominali e intratoraciche - sottolinea ancora Carella - alterate per diverse cause, quali ad esempio interventi chirurgici, postura scorretta e disturbi emotivi come l'ansia. Tutto si traduce in un'alterata meccanica della respirazione con il coinvolgimento del diaframma, il muscolo principale della respirazione, che si blocca, riducendo i suoi movimenti in inspirazione ed espirazione. Tale blocco va a coinvolgere, limitandole, tutte le strutture connesse al diaframma stesso: colonna vertebrale, pavimento pelvico, visceri, polmoni..."
A chi è consigliato.
"Direi a tutti, dai bambini agli anziani, agli sportivi, perché alla base del metodo c'è una rieducazione posturale attraverso esercizi attivi e si lavora in maniera approfondita sulla respirazione".
Quali sono i benefici per chi corre.
Nella corsa, soprattutto per le donne, c'è una grande sollecitazione del pavimento pelvico, e le conseguenze a lungo andare sono degli antipatici fastidi, come l'incontinenza da sforzo. Con gli esercizi ipopressivi si compensa questa sollecitazione perché si rende il pavimento pelvico più elastico, ed una struttura elastica è più funzionale di una rigida. "Inoltre lavorando anche sulla postura - spiega Carella - il metodo ipopressivo offre tanti esercizi da poter fare prima e dopo la seduta di allenamento per allungare le catene miofasciali. Altri benefici sono l'aumento dell'espansione toracica e della capacità respiratoria".
Come si eseguono gli esercizi.
Non è facile eseguire questi esercizi, soprattutto per chi non è abituato a fare attività fisica. Il runner non dovrebbe avere particolari difficoltà ma, consiglia Carella, deve comunque affidarsi ad un personal trainer, o fisioterapista/osteopata che sia formato su questo metodo: "Così il professionista adatterà gli esercizi alla singola persona, attingendo dal proprio bagaglio formativo e rendendo la tecnica unica".
Con che frequenza vanno eseguiti gli esercizi.
Il metodo ipopressivo è un sistema di allenamento che può essere svolto da solo oppure integrato anche al termine di altre attività sportive: "L'ideale sarebbe dedicare 10-15 minuti alla fine della seduta di allenamento di corsa. Ma vanno bene anche sedute, fino a 45 minuti, di solo esercizi ipopressivi. Oppure si possono dedicare 10 minuti al giorno o 20 minuti tre volte a settimana. Più ci si allena e, come sempre, più risultati si vedono".
L'applicazione del metodo a livello ospedialiero.
"È stato subito accolto dal Policlinico Gemelli di Roma - racconta Carella - che ha messo a disposizione la palestra di fisioterapia per organizzare i corsi di formazione e, sempre a Roma, al Policlinico Umberto I ci sono fisioterapisti e ostetriche formati e che lo applicano ai loro pazienti".
Un po' di storia.
Gli esercizi ipopressivi nascono negli anni Ottanta come riabilitazione del pavimento pelvico nel periodo post-parto, grazie a Marcel Caufriez, neurofiosologo docente di corsi di Sessuologia clinica presso l'Università Cattolica di Louvain. Dalla collaborazione tra Caufriez e Piti Pinsach, laureato in Scienza dell'attività fisica e dello sport, nel 2006 il metodo è stato adattato alla prevenzione e quindi al fitness e all'allenamento degli addominali. Seguendo questo percorso hanno constatato che il metodo poteva essere utilizzato ben oltre la riabilitazione del pavimento pelvico e così hanno ampliato la tecnica originale, trasformandola in un sistema di allenamento per tutto il corpo. Nel 2014 hanno creato la Low pressure fitness (Lpf), con un team di formatori internazionali. Tra il 2018 e il 2019 è avvenuta una scissione tra i membri, alcuni dei quali hanno costituito l'IHC - International Hypopressives Council - di cui è presidente e fondatrice Mimi Rodriguez Adami, direttore tecnico della Federazione italiana Aerobica e Fitness e docente di seminari sugli esercizi ipopressivi al Master per la Rieducazione del Pavimento Pelvico alla Sapienza, al Policlinico Gemelli e per l'A.I.U.G. (Associazione Italiana Uro-Ginecologi).
In Italia l'associazione di riferimento della IHC è Ipopressivi Italia, di cui Adami è anche direttore: "Dopo anni di formazione di professionisti nelle tecniche ipopressive la direttrice ha ribattezzato gli esercizi con il nome Metodo ipopressivo multidisciplinare (Mim) - spiega Monica Carella, osteopata e membro di Ipopressivi Italia - per sottolineare l'applicazione del metodo in diversi ambiti. Da quello sanitario (fisioterapisti, ostetriche, ginecologi, urologi, proctologi, ortopedici, fisiatri, neurologi) a quello del fitness (istruttori, personal trainer, insegnanti di pilates, yoga, danza, body building..) e allo sport, (dall'atletica leggera al ciclismo)". Su quali meccanismi agisce.
"Agisce sul riequilibrio delle pressioni intra-addominali e intratoraciche - sottolinea ancora Carella - alterate per diverse cause, quali ad esempio interventi chirurgici, postura scorretta e disturbi emotivi come l'ansia. Tutto si traduce in un'alterata meccanica della respirazione con il coinvolgimento del diaframma, il muscolo principale della respirazione, che si blocca, riducendo i suoi movimenti in inspirazione ed espirazione. Tale blocco va a coinvolgere, limitandole, tutte le strutture connesse al diaframma stesso: colonna vertebrale, pavimento pelvico, visceri, polmoni..."
A chi è consigliato.
"Direi a tutti, dai bambini agli anziani, agli sportivi, perché alla base del metodo c'è una rieducazione posturale attraverso esercizi attivi e si lavora in maniera approfondita sulla respirazione".
Quali sono i benefici per chi corre.
Nella corsa, soprattutto per le donne, c'è una grande sollecitazione del pavimento pelvico, e le conseguenze a lungo andare sono degli antipatici fastidi, come l'incontinenza da sforzo. Con gli esercizi ipopressivi si compensa questa sollecitazione perché si rende il pavimento pelvico più elastico, ed una struttura elastica è più funzionale di una rigida. "Inoltre lavorando anche sulla postura - spiega Carella - il metodo ipopressivo offre tanti esercizi da poter fare prima e dopo la seduta di allenamento per allungare le catene miofasciali. Altri benefici sono l'aumento dell'espansione toracica e della capacità respiratoria".
Come si eseguono gli esercizi.
Non è facile eseguire questi esercizi, soprattutto per chi non è abituato a fare attività fisica. Il runner non dovrebbe avere particolari difficoltà ma, consiglia Carella, deve comunque affidarsi ad un personal trainer, o fisioterapista/osteopata che sia formato su questo metodo: "Così il professionista adatterà gli esercizi alla singola persona, attingendo dal proprio bagaglio formativo e rendendo la tecnica unica".
Con che frequenza vanno eseguiti gli esercizi.
Il metodo ipopressivo è un sistema di allenamento che può essere svolto da solo oppure integrato anche al termine di altre attività sportive: "L'ideale sarebbe dedicare 10-15 minuti alla fine della seduta di allenamento di corsa. Ma vanno bene anche sedute, fino a 45 minuti, di solo esercizi ipopressivi. Oppure si possono dedicare 10 minuti al giorno o 20 minuti tre volte a settimana. Più ci si allena e, come sempre, più risultati si vedono".
L'applicazione del metodo a livello ospedialiero.
"È stato subito accolto dal Policlinico Gemelli di Roma - racconta Carella - che ha messo a disposizione la palestra di fisioterapia per organizzare i corsi di formazione e, sempre a Roma, al Policlinico Umberto I ci sono fisioterapisti e ostetriche formati e che lo applicano ai loro pazienti".