Sport

Il personaggio

Brunod, il sorridente sovrano dello skyrunning si racconta

Nella biografia dell'atleta valdostano, le imprese e la vita del primo campione mondiale della categoria: gare di montagna in alta quota, che prevedono percorsi su dislivelli di oltre duemila metri totali
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ROMA - Ci sono atleti che corrono per collezionare qualche risultato. Poi, appagati dai successi, decidono di appendere le scarpe al chiodo. Ma c'è anche chi trasforma una semplice passione in uno scopo di vita. La corsa, le sfide estreme diventano così non l'obiettivo di un momento, ma un percorso di crescita per superare nuovi ostacoli e maturare, in un mix continuo di idee che portano energie a un corpo nato per vincere.
 
Bruno Brunod incarna perfettamente questa tipologia di atleta. Un nome semplice, quasi una ripetizione, facile da ricordare. A rendere eterno però Brunod è il suo palmares di imprese e vittorie. Valdostano doc di Chatillon, un piccolo paese della regione alpina, ha 54 anni e alla corsa ha dedicato tutto. Viso pulito, occhi chiari, una barba appena accennata, come di chi non ha tempo di farla la mattina, e capelli leggermente brizzolati. Chi non è appassionato del settore se lo vede allenarsi su pendii durissimi si chiede chi sia, ma in molti sanno che Brunod è una leggenda dello skyrunning.
 
E' stato lui, infatti, il primo campione mondiale di una categoria, lo skyrunning appunto, che comprende diverse discipline di corsa in montagna:  vertical kilometer, skymarathon, ultra skymaraton e skyrace. Gare in alta quota, che prevedono percorsi stremanti, in verticale, su dislivelli positivi di salita di oltre duemila metri totali. Itinerari inaccessibili a chi non ha un allenamento adeguato, ma che Bruno Brunod, ex ciclista passato alla corsa, termina senza fiatone e continuando a collezionare successi.
 
Grandi imprese che il campione valdostano ha deciso di ricordare nella sua  biografia "Skyrunner, il corridore del cielo" (Mondadori Electa) curata da Gabriele Accornero e Luca Masia. "Brunod è un esempio di vita. La sua forza di volontà, lo spirito di sacrificio, il senso della famiglia e l'amicizia, l'onestà e la rettitudine, le sensazionali doti fisiche sono la spiegazione della simpatia e del carisma di cui gode ovunque nel mondo" sottolinea Gabriele Accornero.
 
Nella sua carriera l'atleta di Chatillon è salito sul podio più volte. Dal 1995 al 2013, per diciotto anni, ha detenuto il record di salita e discesa del Cervino (3 ore e 14 minuti). Un primato battuto nel 2013 dal giovane francese Kilian Jornet Burgada che lo ha migliorato di 22 minuti. E proprio Burgada nella prefazione del libro scrive: "Brunod senza saperlo ha fatto volare uno sport: lo skyrunning. È riuscito a dare una forma alla corsa nel cielo: una dimensione mitica e una visibilità che ha portato le generazioni future a scoprire questo sport".
 
Campione di skyrunning nel '96 e nel '98, ha stabilito anche il record di salita e discesa dal Monte Rosa (4 ore e 45 minui) e del Kiliminjaro lungo la via Marango Rout (5 ore e 38 minuti). Primato migliorato dal solito Burgada nel 2010 (5 ore, 23 minuti e 50 secondi). Ma oltre che atleta, Bruno Brunod, dice il francese, "è una persona dietro al mito. Il suo sorriso è contagioso. Parla della sua terra, delle sue montagne, e poi alleggerisce tutto con battute, storie divertenti, con la gioia della vita. Brunod- conclude Burgada - ti impressiona più per gli occhi e il sorriso che per il valore delle imprese sportive".
 
Dietro a quello sguardo allegro, che non teme nulla, c'è un 54enne tenace e inarrestabile, che a settembre ha corso e concluso il primo 4K Endurance Alpine Trail Valle d'Aosta, una corsa di 350 chilometri (da compiere in appena 155 ore, ovvero massimo 7 giorni) sulle due Alte Vie di montagna della regione.
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