Sport

Il dibattito

Minimal o zatterone, caccia alla scarpa ideale

Ormai da anni proliferano gli studi, le analisi e le ricerche per scoprire quale tipologia di scarpa da running garantisca migliori prestazioni e minori infortuni. Ma dal confronto emerge tutto e il contrario di tutto. Intanto, le case produttrici cavalcano mode e tendenze.
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ROMA - Uno: con le scarpe e i piedi protetti dal cuscino d'aria o dal gel nella suola. Due: invece no, a piedi nudi, come gli antenati nella savana, dietro alle gazzelle. Tre: insomma, non proprio a piedi nudi. Delle scarpe minime, quasi delle infradito. Quattro: balle, ci vogliono delle superscarpe, veri e propri zatteroni.  Tennis, golf, bici (per non parlare del cavallo) sono sport di massa che richiedono un buon numero di accessori. Nella corsa, in fondo, c'è un solo attrezzo: le scarpe. Forse per questo ne discutiamo tanto appassionatamente. Ma, una volta, le chiacchiere erano misurate, circospette e un po' a tempo perso: meglio il cuscino d'aria della Nike o il gel delle Asics? Difficile definire la differenza. Adesso, la contrapposizione è netta, ideologica, forse anche caratteriale: più sana, più efficiente la corsa "naturale" a piedi nudi o quella "intelligente", con le scarpe? Con le inevitabili derive, su cui si sono subito lanciate le multinazionali del settore: miniscarpe o maxiscarpe?
Sul tema si accumulano l'aneddotica spicciola raccolta a Villa Pamphili piuttosto che al Parco Lambro, sofisticate ricerche biomeccaniche di remote università, ponderosi studi su riviste dai nomi improbabili. Dall'insieme si ricava tutto e il contrario di tutto. Eccolo.

La scarpa "made in Kenia"

Le scarpe di sempre. Da quando la corsa ha smesso di essere la manifestazione podistica a lato di sagre e fiere ed è diventata uno sport di massa, la tecnologia delle scarpe non cessa di essere sempre più sofisticata e complessa. Un inseguimento senza sosta fra le grandi marche, con nuovi modelli o nuove incarnazioni di vecchi modelli che escono ogni anno. A vuoto, si direbbe. La sofisticata tecnologia non ha finora prodotto gran che: il tasso di incidenza degli infortuni, ripetono tutti gli studi e tutte le riviste, è lo stesso da circa 40 anni.

Le scarpe "nude". A piedi nudi (o giusto una specie di guanto sottile contro chiodi e residui canini, tipo quello con le cinque dita della Vibram) è, ormai, un vero e proprio movimento. La discriminante è il punto di atterraggio del piede. Con le scarpe si atterra sul tallone. Senza, sull'avampiede. E' un altro mondo. Spiega Benno Nigg, dell'università di Calgary, in Canada, che con le scarpe si mobilitano solo due dei 20 muscoli del piede e solo 12 delle gambe, mentre a piedi nudi si utilizzano tutti. Inoltre, sottolinea Ross Tucker sul sito The Science of Sports, si fanno passi più corti e rapidi, arrivando sul terreno con il ginocchio piegato. Avanpiede, passo corto, ginocchio piegato significano attutire l'impatto dell'atterraggio, in cui il corpo scarica quattro volte il proprio peso sul piede. Risultato? Meno traumi per il ginocchio. Evviva! Ma, un momento, avverte Tucker: meno per il ginocchio, di più per caviglia, polpaccio, tendine d'Achille, sottoposti a nuove sollecitazioni. Non solo, rincara Nigg: tutti quei muscoli mai usati con le scarpe, adesso bisogna allenarli. Si corre meno e i polpacci fanno male presto. Se non peggio, secondo Tucker. Il passaggio da una corsa all'altra non è semplice: istintivamente, per atterrare sull'avampiede, puntiamo verso il basso l'alluce e, dunque, il polpaccio si contrae. Ed è su questo polpaccio contratto che si scarica il peso quadruplicato del corpo. Auguri.

Le miniscarpe. Chi avesse pensato che il movimento dei piedi nudi potesse dar fastidio alle grandi multinazionali non sa nulla di marketing, branding e cultura industriale in genere. Nike, Adidas, Brooks hanno tutte lanciato modelli ispirati alla corsa a piedi nudi. Sono scarpe ultraleggere con una inclinazione fra tallone e alluce non superiore ai 4 millimetri e un'altezza da terra al di sotto dei 16 millimetri. Sono un compromesso, ma, a parte essere lievemente più protettive, hanno gli stessi problemi di postura e di riflessi sulle giunture della corsa a piedi nudi.

Gli "zatteroni". Forse era inevitabile che, a questo punto, qualcuno se ne uscisse con maxiscarpe come le Hoka. Ottime contro la fascite plantare, hanno uno spessore di ammortizzazione che è il doppio delle scarpe normali. Il problema, avverte l'università di Colorado, è che, mentre una suola da 10 millimetri fa risparmiare energia, una da 20 no. Inoltre, così imbragato il piede non è in grado di sviluppare l'effetto molla nel passo, che è la differenza fra chi corre bene e chi così così. Piano, però, a liquidare gli zatteroni come protesi da tapascioni della domenica. Le scarpe normali tendono a farci correre in modo inefficiente, con il corpo inclinato all'indietro. Le maxiscarpe ci costringono invece ad una postura perpendicolare sui piedi che è quella corretta. E (sorpresa) è la stessa postura che i profeti del piede nudo indicano come grande vantaggio delle miniscarpe.

A occhio, si potrebbe riassumere tutto dicendo che le probabilità di infortunio non sono molto diverse, ma le miniscarpe consentono una prestazione muscolare più completa. Solo che non è vero. L'università del Queensland, in Austrialia, ha studiato la cosa e ha scoperto che, con le scarpe, l'arcata plantare si piega, in effetti, il 25 per cento in meno che a piedi nudi. Ma i muscoli lavorano di più per compensare la rigidità del piede. E, dunque, la corsa con le scarpe "non riduce o compromette le funzioni neuromuscolari".

Cadono le braccia, ma un motivo per questa confuso affastellarsi di teorie e controteorie c'è. Per capire gli effetti dei diversi tipi di scarpe bisognerebbe seguire gli stessi atleti (in numero statisticamente significativo) per un cospicuo numero di anni, tenendo conto del mutare di fattori come peso, forma fisica, quantità di allenamenti eccetera. Finora, non lo ha fatto nessuno. Ciò  che non impedisce di usare il buon senso. Un signore da 100 chili che non si muove da 20 anni e ha i muscoli arrugginiti farà bene a non cominciare a piedi nudi, pena non correre più di 100 metri. Ma anche le raccomandazioni dei giornali servono a poco. Un ricerca del British Journal of Health Psicology registra che la maggior parte di chi va a comprare scarpe da corsa non sta a sentire né il parere dei giornali, né quello dei medici. Si fida del commesso del negozio di scarpe. "Sono stato fortunato - dice uno degli intervistati - con me sono stati onesti. Mi hanno detto di scegliere la scarpa che costa di più"
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