Sport

La storia

Moby Dick, Melville e le imprese podistiche del capitano Achab

La casa di Melville a Pittsfield in Massachusetts 
Nel testo originario del grande romanzo americano spunta una metafora riferita al "pediestranism", lo sport dal quale (tra il Settecento e l'Ottocento) prese le mosse la corsa moderna. Una finestra aperta sulla storia del running.
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ROMA - Herman Melville, Moby Dick, Cesare Pavese. E il podismo. Succede che rileggendo "La balena" spuntino quelle righe sfuggite alla prima lettura o che si erano perse nel mare magnum della memoria: "Achab, gettato un rapido sguardo oltre le murate e poi fissato l'equipaggio, si scosse dalla sua immobilità e, come non avesse accanto neanche un'anima, riprese le sue volte pesanti in coperta. Con la testa piegata e il cappello a metà schiacciato continuò la sua marcia, incurante del mormorio di stupore tra gli uomini, finché Stubb bisbigliò cauto a Flask che Achab doveva averli chiamati perché assistessero a un'impresa podistica".

Così, l'anima del runner fa un piccolo balzo leggendo "impresa podistica". Cosa c'entra il capitano Achab con il podismo? Come è venuta in mente a Melville quella metafora? E Cesare Pavese come si è orientato nella traduzione del testo originale? Perché sotto gli occhi c'è l'edizione di Moby Dick tradotta da Cesare Pavese. "Pedestrian feat" recita la versione inglese, spalancando un mondo intero: "Achab must have summoned them there for the purpose of witnessing a pedestrian feat".

Pavese, nel 1941, ha tradotto "pedestrian" con "podistica" e chissà se lo avrà fatto automaticamente o se avrà approfondito lo studio di cosa pensasse Melville alla metà del 1800 scrivendo di una "pedestrian feat". Naturalmente nel 1941 uno scrittore italiano sapeva bene cosa fosse il podismo e conosceva probabilmente lo sport della corsa e della marcia in tutte le sue varianti. Ma cosa sapeva Melville del pediestranism? E, soprattutto, cos'era il pediestranism?

Prima dell'avvento dell'automobile il termine "pedestrian", letteralmente "pedone", era usato nella lingua anglosassone per indicare chi camminava, e talvolta correva, per sport. Senza contare le "corse pedestri" che nell'Inghilterra del XVII secolo personaggi agiati organizzavano scommettendo sulle competizioni tra i loro servitori ("A Hyde Park ho assistito a una bella sfida pedestre tra un irlandese e Crow, ex lacché di milord Claypoole", si legge nel diario di Samuel Pepys datato agosto 1660), è nell'Ottocento che il pediestranism si trasforma in uno sport popolare. All'inizio del secolo, negli Stati Uniti orientali, si svolgevano gare podistiche su distanze che arrivavano fino ai 20 chilometri: partecipavano soprattutto operai, attratti dai premi in denaro. E anche in questo caso, impazzavano le scommesse (le cronache narrano la sfida tra nove "corridori" che si svolse nel 1835 all'ippodromo di Union Course, a Long Island, davanti a ventimila spettatori, in palio 1300 dollari per chi avesse coperto dieci miglia in meno di un'ora).

Dall'altra parte dell'Atlantico, in Gran Bretagna, negli stessi anni si diffondeva la pratica di gare professionistiche sulla distanza standard di 25 miglia (40,23 chilometri), con protagonisti come il campione d'Inghilterra Robert Skipper, come George Bradshaw, B.Butler o Robert Fuller. Si trattava più che altro di gare di marcia, ma nella seconda metà del secolo con l'allungamento delle distanze venne introdotta gradualmente la "tecnica libera", vale a dire un mix tra camminata veloce e corsa vera e propria. Erano i primordi della maratona, incarnati da un dilettante inglese, tale George Dunning, che il 26 dicembre 1881, sulla pista di Stamford Bridge, stabilì il record mondiale sulle 25 miglia: 2h33'22", primato battuto soltanto ventidue anni dopo da Len Hurst, in una prestazione nello stadio del Tee-To-Tum di Londra. Era il 1903, Hurst aveva già vinto la prima maratona di Parigi del 1896 e, soprattutto, sempre nel 1896 si erano già svolte le prime Olimpiadi moderne, quelle di Atene con la gara sui 40 chilometri vinta dall'ellenico Spyridon Louis. Vale a dire i primi vagiti del podismo poi giunto fino ai nostri giorni.

Moby Dick fu pubblicato nel 1851: a ottobre a Londra e a novembre a New York. Melville, dunque, probabilmente conosceva le competizioni di pediestranism e, forse, gli era anche capitato di assistere ad una di queste gare, in America o durante uno dei suoi viaggi in Inghilterra. Chissà. Sta di fatto che non ci pensò due volte a usare la metafora dell'impresa podistica e ci piace immaginare che, magari, anche lui avrà fatto qualche "corsetta" tra aceri, olmi e campi di grano intorno Arrowhead, la sua fattoria a Pittsfield nel Massachusetts dove, davanti al grande camino nello studio al secondo piano, Herman scriveva ogni giorno. Ma la nostra fantasia forse corre troppo veloce. Più veloce della grande balena bianca.
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