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Un sogno berlinese di Yonas, il maratoneta "senza bandiera"

La storia dell'etiope Kinde che ha corso nella squadra dei rifugiati politici i 42,195 km alle Olimpiadi di Rio della scorsa estate ed è stato in predicato di partecipare anche ai mondiali di atletica di Londra. Ora sta preparando la maratona della capitale tedesca.
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ROMA - C'è una prima volta per tutto, soprattutto se si è maratoneti con lo status di rifugiato politico. Yonas Kinde, fuggito dall'Etiopia in Europa, non fa eccezioni: col refugee team ha corso l'estate scorsa ai Giochi di Rio, la prima volta di un maratoneta "rifugiato" nella storia delle Olimpiadi. E avrebbe dovuto gareggiare anche agli ultimi mondiali di atletica di Londra, partecipazione poi saltata. "Per problemi di visto",  ci ha spiegato Yonas mentre dai social network postava le sue foto da Saint Moritz, convocato nel club fondato dalla ex campionessa di mezzofondo Tegla Loroupe per dare una bandiera a chi non ce l'ha. Salvo poi aggiungere: "Sto cercando di iscrivermi anche per la maratona di Berlino". Ma un campione, un professionista non è in grado ovviamente di correre due maratone nel giro di appena trenta giorni. La Iaaf in una nota ha spiegato che Kinde era stato convocato dagli allenatori dei refugee team e che tutto era stato approvato dalla Iaaf, ma a questo punto la versione dell'International Association of athletics federations diverge da quella di Kinde: per l'organismo internazionale non si sono mai verificati problemi di visto e sarebbe stato Yonas, o chi per lui, a far trapelare l'intenzione di rinunciare a Londra per Berlino. La stessa Tegla Loroupe, volata dal Kenia ai mondiali per godersi lo spettacolo dei propri atleti impegnati nelle diverse discipline, non ha sciolto i dubbi : "Chiamate Yonas. Io non ho riposte da darvi".
Yonas, intanto, si faceva riprendere mentre correva e si allenava. In fondo, non è  da un rifugiato politico che si possano pretendere certezze. Come racconta la sua storia di uomo e di runner.  "Quando ero in Etiopia, da ragazzo, ogni giorno correvo sia all'andata che al ritorno gli otto chilometri che separavano casa da scuola". In quegli anni l'adolescente Yonas si distingue anche nello studio e nelle ore di ginnastica. Per lui la corsa diventa un'abitudine, un divertimento. Va talmente forte che viene convocato ad Addis Abeba per rappresentare la sua regione in una gara nello stadio della capitale. Kinde vince la corsa e incassa i soldi del montepremi: "Mia madre - ricorda commoso Yonas - era molto preoccupata. Finché correvo per andare a scuola non diceva mai nulla, ma quando iniziai ad allenarmi per la mia prima competizione importante aveva paura che potesse farmi male al cuore. Era terrorizzata. Con i soldi vinti ad Addis Abeba le comprai tanta roba da mangiare, non navigavamo nell'oro e tutto quel ben di Dio, che le durò almeno un mese, la tranquillizzo". Kinde studia da fisioterapista e mentre è all'università la prima società professionistica, Georgis Athletics Club, gli propone un contratto che viene firmato senza rifletterci troppo. Kinde corre e allo stesso tempo fa il fisioteraipista per la squadra. Il giorno della svolta arriva nel 2012, quando Yonas acquista un biglietto senza ritorno, salutando la sua famiglia. Sbarco ad Amsterdam con la voglia di arrivare in Germania per costruirsi una vita nuova. Ma il treno non va nella direzione desiderata, fermandosi in Lussemburgo. Il travaglio della nuova vita vede Yonas ammalarsi gravemente per tre mesi: "Quando mi ripresi - confessa Yonas - cominciai a sbarcare il lunario appoggiandomi ai servizi per gli immigrati. Un mattino capitai davanti allo stadio e domandai come si poteva fare per tornare a correre. Mi dissero che dovevo tesserarmi e pagare l'iscrizione, ma per me era inconcepibile l'obbligo di pagare per correre".  Un pò alla volta il running tornò ad illuminare una vita precaria: "Mi capitò anche di far vincere due trofei ad una società che nella sua storia non aveva mai vinto nulla. Mi ricompensarono offrendomi il pranzo". Un'altra volta arrivò in Francia: "Non sapevo dove stavo, non avevo soldi per tornare. Me li prestò una bambina che acquistò il biglietto del treno di ritorno". Dopo stenti e tanta fatica, Yonas conquistò lo status di rifugiato politico e grazie ad un giornalista che divenne presto suo amico, fece la richiesta di partecipare ai Giochi Olimpici di Rio, dove venne selezionato. Il suo miglior tempo sui 42,195 km è di 2h 17', in Brasile ha chiuso in 2h 24'08''. La sua prossima meta è la maratona di Berlino, con il sogno di esserci anche ai Giochi di Tokio 2020.
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