AUTUNNO, periodo di maratone. Il meglio del podismo internazionale si concentra nei weekend di ottobre e novembre, con una coda di inizio dicembre, per poi prendersi una pausa e per rilanciarsi a pieno titolo con Londra, Parigi, Roma e Milano e tutte le maratone di primavera. Quattro novembre scorso: il giorno della Maratona di Torino che quest'anno si corre quasi in contemporanea (6 ore di fuso) con la 'sorella maggiore' di New York. Alle 9,30 la partenza, in una giornata che avrebbe dovuto essere bagnata da una pioggia torrenziale e che invece si è rivelata neanche troppo fredda.
Oltre 1600 partecipanti, un'italiana che sale sul podio, una festa della città. E tra tutti quei runner, col pettorale numero 1, c'è anche lei, Giulia Brazzo, al via, alla sua prima maratona. Il debutto di Giulia si differenzia, tuttavia, da quello di tanti altri che corrono per la prima volta la distanza regina, perché Giulia ha fatto la sua gara sulla sedia a rotelle, spinta dagli angeli sotto spoglie di umani che si fanno chiamare Rolling Pacers. Al traguardo Giulia è esausta, arriva quasi alle 14,00. Questi 42 km e 195 metri sono stati faticosissimi per lei, ci racconta la mamma. Tuttavia, nonostante la stanchezza, Giulia non ha mai smesso di salutare, tutti quelli che la incitavano, che la superavano con un sorriso, che le gridavano il loro affetto.
La storia di questa ragazza straordinaria ha dell'incredibile: nel 2004, a neppure 16 anni, è entrata in coma a seguito di un aneurisma per una malformazione congenita al cervelletto. Ha subito una serie di interventi, e poi è rimasta in coma per sette lunghi anni. La sua vita, quando finalmente si è risvegliata, era completamente cambiata. La sedia a rotelle, il bisogno di assistenza, le complesse necessità quotidiane. Oggi è una donna di trent'anni che ha scelto di regalarsi la maratona per festeggiare il compleanno. Perché proprio la corsa, perché proprio questa sfida? "Per fare una cosa che da sola non sarei mai riuscita a fare. E che invece grazie ai Rolling Pacer, ho potuto vivere. La loro stanchezza, la fatica, la gioia di chi corre, gli incitamenti. Mi sarei persa tutte queste emozioni se non l'avessi fatta. E invece eccomi qui. I Rolling Pacers sono stati magnifici, ma devo ringraziare in particolare Valentina Cognasco che ha creduto in me, che ha un po' insistito perché io non mi tirassi indietro o non mi facessi prendere dalla paura. Mi ha aiutato anche a convincere la mamma che, come dice lei, inizialmente era un po' scettica". Giulia si è divertita tantissimo: "Ero davvero emozionata. Ho parlato tanto con i ragazzi che spingevano la mia sedia a rotelle. E poi ho cantato, così, per tener loro compagnia, per spronarli."
La mamma di Giulia, che la segue giorno dopo giorno, ci racconta che erano pronte a tutto, anche al temporale. "Era previsto brutto tempo e noi ci eravamo attrezzate anche per quello. Avevamo tutto l'occorrente per vestirci e coprirci perché la pioggia non ci faceva paura per nulla. Del resto le maratone si corrono con qualunque tempo atmosferico, giusto?". L'avvicinamento di Giulia alla maratona è stato graduale, come ogni buon runner: "Avevo già fatto la mezza maratona di Torino, sapevo più o meno a cosa andavo incontro. Quello che mi ha convinto davvero a partecipare è il fatto che ci sono tanti altri ragazzi come me che lo fanno. Ho pensato, ce la posso fare anche io!"
E non finisce qui. "Ancora non so quale, ma so che ci sarà un'altra maratona. Quando i miei amici dei Rolling Pacer mi diranno che c'è una nuova gara da correre io sarò pronta". Giulia ha la passione per le rime e la musica. Da qualche anno scrive canzoni che sogna vengano cantate da qualche rapper famoso. E intanto la sua mamma ha un progetto importante in testa: una casa per la figlia; un posto in cui lei possa ricevere i suoi amici, dipingere, scrivere, vivere una vita sua, fatta di nuovi progetti e di sogni, perché come dice Giulia "C'è chi sta molto peggio di me, io ho potuto correre la maratona, certo non con le mie gambe, ma ho potuto vivere ogni istante di questa enorme emozione. So che ci sono tante persone che non possono farlo".
Oltre 1600 partecipanti, un'italiana che sale sul podio, una festa della città. E tra tutti quei runner, col pettorale numero 1, c'è anche lei, Giulia Brazzo, al via, alla sua prima maratona. Il debutto di Giulia si differenzia, tuttavia, da quello di tanti altri che corrono per la prima volta la distanza regina, perché Giulia ha fatto la sua gara sulla sedia a rotelle, spinta dagli angeli sotto spoglie di umani che si fanno chiamare Rolling Pacers. Al traguardo Giulia è esausta, arriva quasi alle 14,00. Questi 42 km e 195 metri sono stati faticosissimi per lei, ci racconta la mamma. Tuttavia, nonostante la stanchezza, Giulia non ha mai smesso di salutare, tutti quelli che la incitavano, che la superavano con un sorriso, che le gridavano il loro affetto.
La storia di questa ragazza straordinaria ha dell'incredibile: nel 2004, a neppure 16 anni, è entrata in coma a seguito di un aneurisma per una malformazione congenita al cervelletto. Ha subito una serie di interventi, e poi è rimasta in coma per sette lunghi anni. La sua vita, quando finalmente si è risvegliata, era completamente cambiata. La sedia a rotelle, il bisogno di assistenza, le complesse necessità quotidiane. Oggi è una donna di trent'anni che ha scelto di regalarsi la maratona per festeggiare il compleanno. Perché proprio la corsa, perché proprio questa sfida? "Per fare una cosa che da sola non sarei mai riuscita a fare. E che invece grazie ai Rolling Pacer, ho potuto vivere. La loro stanchezza, la fatica, la gioia di chi corre, gli incitamenti. Mi sarei persa tutte queste emozioni se non l'avessi fatta. E invece eccomi qui. I Rolling Pacers sono stati magnifici, ma devo ringraziare in particolare Valentina Cognasco che ha creduto in me, che ha un po' insistito perché io non mi tirassi indietro o non mi facessi prendere dalla paura. Mi ha aiutato anche a convincere la mamma che, come dice lei, inizialmente era un po' scettica". Giulia si è divertita tantissimo: "Ero davvero emozionata. Ho parlato tanto con i ragazzi che spingevano la mia sedia a rotelle. E poi ho cantato, così, per tener loro compagnia, per spronarli."
La mamma di Giulia, che la segue giorno dopo giorno, ci racconta che erano pronte a tutto, anche al temporale. "Era previsto brutto tempo e noi ci eravamo attrezzate anche per quello. Avevamo tutto l'occorrente per vestirci e coprirci perché la pioggia non ci faceva paura per nulla. Del resto le maratone si corrono con qualunque tempo atmosferico, giusto?". L'avvicinamento di Giulia alla maratona è stato graduale, come ogni buon runner: "Avevo già fatto la mezza maratona di Torino, sapevo più o meno a cosa andavo incontro. Quello che mi ha convinto davvero a partecipare è il fatto che ci sono tanti altri ragazzi come me che lo fanno. Ho pensato, ce la posso fare anche io!"
E non finisce qui. "Ancora non so quale, ma so che ci sarà un'altra maratona. Quando i miei amici dei Rolling Pacer mi diranno che c'è una nuova gara da correre io sarò pronta". Giulia ha la passione per le rime e la musica. Da qualche anno scrive canzoni che sogna vengano cantate da qualche rapper famoso. E intanto la sua mamma ha un progetto importante in testa: una casa per la figlia; un posto in cui lei possa ricevere i suoi amici, dipingere, scrivere, vivere una vita sua, fatta di nuovi progetti e di sogni, perché come dice Giulia "C'è chi sta molto peggio di me, io ho potuto correre la maratona, certo non con le mie gambe, ma ho potuto vivere ogni istante di questa enorme emozione. So che ci sono tante persone che non possono farlo".