OGGI a Tarin Kowt non si spara. I bambini giocano nella polvere delle strade sterrate, si nascondono dietro i muri di fango e paglia. Cani scheletrici trotterellano a caccia del nulla. Più lontano, tra la pianura e le montagne, sfrecciano i pick-up dei talebani: a bordo giovani in shalwar grigio, turbanti neri o bianchi, le barbe lunghe e crespe, i kalashnikov al fianco. Hanno pregato nell'aria cristallina dell'alba, quando il cielo afgano ancora non aveva nascosto le stelle. Ma oggi a Tarin Kowt non si spara. Gli elicotteri e gli aerei da trasporto hanno sorvolato la distesa innevata dei monti, i deserti di terra e i fazzoletti verdi dei campi coltivati. Uno dopo l'altro sono atterrati sulla pista della Base Ripley, provenienti dalle altre postazioni degli eserciti occidentali in Afghanistan. Sono scesi uomini e donne, ma senza divise e senza armi. Perché oggi non si spara. Oggi a Tarin Kowt si corre.
L'idea è stata dei ragazzi hawaiani inquadrati nel Quinto Reggimento di Fanteria dell'esercito americano: in tempo di pace, per loro oggi sarebbe stato il giorno della Maratona di Honolulu, la gara che ogni anno vede sfilare sotto le palme almeno ventimila runner. Anche se dislocati dall'altra parte del mondo, non hanno voluto rinunciare all'appuntamento e, guidati dal capitano Ivan Hurlburt, hanno organizzato la "loro" maratona: più di trecento iscritti tra soldati e operatori civili (ma solo in 188 arriveranno a Base Ripley, perché una tempesta il giorno prima della gara impedirà molti voli dalle altre basi afgane), un circuito di 5,24 miglia disegnato sulla pista dell'aeroporto, da percorrere cinque volte, compresa una piccola collina che rievoca la "Diamond Head" della Maratona di Honolulu.
E poi i pettorali ufficiali, le medaglie, i certificati e le T-shirt fornite dalla Honolulu Marathon Association. Al traguardo saranno in 128, compresi due cani cerca-bombe. Vince il tenente Mike Baskin di Santiago, California. 3h 12' 15" il suo tempo e, all'arrivo, le lacrime ad appannare gli occhiali da vista perché il pensiero è andato subito a quattro compagni morti in combattimento. Per Hurbult, invece, un ventitreesimo posto con un tempo di 4h 23' 19", un'ora oltre il suo limite usuale. Ma per il capitano la gara è stata quasi un dettaglio, dopo tutte le difficoltà organizzative e dopo una giornata intera a dirigere i bulldozer che hanno sistemato il percorso, riempiendo buche e asciugando pozzanghere.
Jill Stevens, dallo Utah, è la prima fra le donne in 3h 45'20". E il rammarico di non aver potuto misurarsi con una vera campionessa: Patti Dillon, quattro volte vincitrice dalla Maratona di Honolulu, ha infatti provato fino all'ultimo a imbarcarsi su un aereo che dagli Stati Uniti l'avrebbe potuta portare a Base Ripley, ma l'autorizzazione dei vertici militari non è arrivata. Patti però, da buona maratoneta, non ha mollato e ha promesso che correrà il prossimo anno insieme ai ragazzi del Quinto Regimento. In Afghanistan o, ancora meglio, a casa. Arrivederci a Honolulu.
Oggi, intanto, a Tarin Kowt non si spara. Secondo il Comitato Olimpico, quella di Base Ripley è stata la prima maratona nella storia dell'Afghanistan e Mohammed Anwar il primo maratoneta del Paese, anche se la sua gara è durata solo un giro. "Gioco a calcio e faccio colazione con pane e tè. Non credo sia la preparazione migliore per partecipare a una maratona..." ha dichiarato all'Associated Press.
Alla fine della giornata, elicotteri e aerei sono ripartiti. A Base Ripley sono ritornati elmetti, Hummer e divise antiproiettile. Niente luci e niente falò, invece, sulle creste delle montagne in fondo al deserto. Solo le stelle, così vicine da stordire. Avvolti nelle tuniche, i giovani talebani si preparano a passare la notte al fianco del kalashnikov. Al tramonto hanno recitato l'ultima preghiera della giornata, dopo aver cantato gli inni della loro guerra santa.
Ma oggi a Tarin Kowt non si è sparato. Oggi a Tarin Kowt si è corso.
(Il 12 dicembre del 2004, alla Base Ripley di Tarin Kowt, capoluogo della provincia di Uruzgan, nell'Afghanistan sudorientale, si è svolta una maratona "satellite" di quella contemporanea di Honolulu. Da allora, l'iniziativa dei soldati hawaiani è stata replicata con il gemellaggio tra altre gare americane e le maratone nelle basi dell'esercito statunitense sui fronti di guerra, dall'Afghanistan all'Iraq).
Testo tratto da "Maratoneti, storie di corse e di corridori" di Marco Patucchi (Baldini&Castoldi, 2010)
L'idea è stata dei ragazzi hawaiani inquadrati nel Quinto Reggimento di Fanteria dell'esercito americano: in tempo di pace, per loro oggi sarebbe stato il giorno della Maratona di Honolulu, la gara che ogni anno vede sfilare sotto le palme almeno ventimila runner. Anche se dislocati dall'altra parte del mondo, non hanno voluto rinunciare all'appuntamento e, guidati dal capitano Ivan Hurlburt, hanno organizzato la "loro" maratona: più di trecento iscritti tra soldati e operatori civili (ma solo in 188 arriveranno a Base Ripley, perché una tempesta il giorno prima della gara impedirà molti voli dalle altre basi afgane), un circuito di 5,24 miglia disegnato sulla pista dell'aeroporto, da percorrere cinque volte, compresa una piccola collina che rievoca la "Diamond Head" della Maratona di Honolulu.
E poi i pettorali ufficiali, le medaglie, i certificati e le T-shirt fornite dalla Honolulu Marathon Association. Al traguardo saranno in 128, compresi due cani cerca-bombe. Vince il tenente Mike Baskin di Santiago, California. 3h 12' 15" il suo tempo e, all'arrivo, le lacrime ad appannare gli occhiali da vista perché il pensiero è andato subito a quattro compagni morti in combattimento. Per Hurbult, invece, un ventitreesimo posto con un tempo di 4h 23' 19", un'ora oltre il suo limite usuale. Ma per il capitano la gara è stata quasi un dettaglio, dopo tutte le difficoltà organizzative e dopo una giornata intera a dirigere i bulldozer che hanno sistemato il percorso, riempiendo buche e asciugando pozzanghere.
Jill Stevens, dallo Utah, è la prima fra le donne in 3h 45'20". E il rammarico di non aver potuto misurarsi con una vera campionessa: Patti Dillon, quattro volte vincitrice dalla Maratona di Honolulu, ha infatti provato fino all'ultimo a imbarcarsi su un aereo che dagli Stati Uniti l'avrebbe potuta portare a Base Ripley, ma l'autorizzazione dei vertici militari non è arrivata. Patti però, da buona maratoneta, non ha mollato e ha promesso che correrà il prossimo anno insieme ai ragazzi del Quinto Regimento. In Afghanistan o, ancora meglio, a casa. Arrivederci a Honolulu.
Oggi, intanto, a Tarin Kowt non si spara. Secondo il Comitato Olimpico, quella di Base Ripley è stata la prima maratona nella storia dell'Afghanistan e Mohammed Anwar il primo maratoneta del Paese, anche se la sua gara è durata solo un giro. "Gioco a calcio e faccio colazione con pane e tè. Non credo sia la preparazione migliore per partecipare a una maratona..." ha dichiarato all'Associated Press.
Alla fine della giornata, elicotteri e aerei sono ripartiti. A Base Ripley sono ritornati elmetti, Hummer e divise antiproiettile. Niente luci e niente falò, invece, sulle creste delle montagne in fondo al deserto. Solo le stelle, così vicine da stordire. Avvolti nelle tuniche, i giovani talebani si preparano a passare la notte al fianco del kalashnikov. Al tramonto hanno recitato l'ultima preghiera della giornata, dopo aver cantato gli inni della loro guerra santa.
Ma oggi a Tarin Kowt non si è sparato. Oggi a Tarin Kowt si è corso.
(Il 12 dicembre del 2004, alla Base Ripley di Tarin Kowt, capoluogo della provincia di Uruzgan, nell'Afghanistan sudorientale, si è svolta una maratona "satellite" di quella contemporanea di Honolulu. Da allora, l'iniziativa dei soldati hawaiani è stata replicata con il gemellaggio tra altre gare americane e le maratone nelle basi dell'esercito statunitense sui fronti di guerra, dall'Afghanistan all'Iraq).
Testo tratto da "Maratoneti, storie di corse e di corridori" di Marco Patucchi (Baldini&Castoldi, 2010)