ROMA- Sono 37.874 gli italiani (uomini e donne) che nel corso del 2018 hanno portato a termine almeno una maratona. Tanti. Ma dopo quattro anni di crescita continua, si registra per la prima volta il segno meno. Un calo del 4% rispetto al record assoluto del 2017. La frenata emerge dal consueto censimento ("Maximaratona") effettuato dal mensile Correre, che come sempre riporta l'elenco di tutti i nomi e i tempi dei maratoneti italiani.
Emergono chiare due indicazioni nette: innanzitutto calano gli uomini e crescono le donne. Con riferimento, poi, al tempo cronometrico con cui si conclude la maratona, calano tutte le "fasce" fino a 4h 30', mentre crescono in percentuali via via maggiori i maratoneti che concludono la prova tra le 4h 30' e le 4h 45" (+8% = 3.010 maratoneti), tra le 4h 45' e le 5 ore (+ 18,6% = 2.358), tra le 5h e le 5h 30' ore (+20% = 2.272) e infine dalle 5h 30' in poi, dove registriamo l'aumento più grande (anche perché è la fascia più ampia): + 26,6%, cioè 1.868 runner.
L'ondata rosa. Sia per il calo degli uomini, sia per la crescita delle donne, non siamo davanti a una novità. Le donne aumentano ininterrottamente dal 2012 e la loro crescita in maratona riflette la crescita della loro presenza nel running in generale. È uno degli elementi portanti del fenomeno sociale running, e anche una delle strade femminili verso la piena identità, con tutti i limiti che ancora agiscono sul piano della sicurezza. Le donne sono anche corresponsabili dell'aumento delle fasce di tempo da 4h 30' in poi. Lì di donne ce ne sono tante, aumentano e ancora aumenterannno.
L'elogio della lentezza. L'incremento dei maratoneti nelle fasce di cronometro più lento, confermano un altro fenomeno: il fitwalking come attività autentica, consolidata, praticata da un numero sempre maggiore di persone. "In totale - spiega il condirettore di Correre, Daniele Menarini - questa analisi è una fotografia del 2018, ma secondo me è anche un'attendibile previsione del futuro: se la maratona italiana tornerà a crescere, sarà grazie alle donne e ai maratoneti 'tranquilli'. Non saremo mai New York, ma potremo diventare come Tokyo, nel senso che il modello giapponese è quello che più assomiglia alla nostra condizione".
Calano gli uomini. Come detto, anche per gli uomini il calo non è una novità: il record delle presenze risale al 2014 con 32.780 arrivati. Poi si è registrata una lenta erosione, ma mai 1.753 in meno da un anno all'altro. Qui incide il fenomeno Trail running, che ha abbandonato i confini dell'arco alpino per diventare un'attività presente anche lungo tutto l'Appennino. Il travaso di appassionati dalla strada al Trail era già cominciato, ma rimaneva contenuto per problemi di costi, di tempo e di tempestività dell'iscrizione (nelle prove più ambite c'è un numero chiuso ed è sold-out mesi prima). "L'Appennino oggi propone molte, forse troppe, gare di Trail running a iscrizione libera o quasi, a tiro di una 'macchinata' con partenza prima dell'alba, a costi d'iscrizione contenuti - riflette Menarini -. Questo travaso non è più a senso unico: chi può alterna nella stessa stagione Trail o ultratrail, maratona o mezza, e anche triathlon, ma per un runner meno performante (e meno ricco), una volta preso atto che in maratona quello valgo e più di tanto non migliorerò, il fascino di un mondo dove camminare non è una vergogna, dove se dici che hai fatto la Lavaredo Ultra Trail nessuno ti chiede 'che tempo hai fatto', è una molla che funziona".
Il "prodotto" maratona. "Il calo dei maratoneti non è una malattia contratta da tutte le maratone italiane - sostiene ancora Menarini -. Alcune di media grandezza sono in crescita: in ordine sparso, tra le 13 con più di 1.000 arrivati, ecco gli aumenti di Reggio Emilia, Pisa, Ravenna e Parma, con in più Treviso che però ha beneficiato del campionato italiano Fidal Master con la relativa iniezione di iscritti". Tra le 4 'major' del nostro Paese, solo Milano ha registrato un aumento degli arrivati rispetto al 2017, consolidandosi sopra le 5.000 unità (5.556), come non accadeva dalle primissime edizioni. Roma, Firenze e Venezia hanno una propria spiegazione del calo, che per la capitale va rintracciato in qualche modo nell'incertezza innescata dalla notizia del 'bandoi, che di fatto ha esautorato l'organizzazione fino a quel punto titolate della gara, generando incertezza soprattutto tra i partecipanti stranieri. Firenze e Venezia, invece, hanno di nuovo vissuto un'edizione caratterizzata dal maltempo.
Detto tutto questo, secondo Menarini merita una riflessione il boom di partecipanti italiani alla gara di Valencia: "Sono i maratoneti 'tranquilli' e le donne il tipo di runner italiano che ha riempito i charter per la gara spagnola del 2 dicembre, trascinati da un passaparola di divertimento e ottima organizzazione delle edizioni precedenti".
New York resta un fenomeno a parte, spiegabile in termini di 'icona', e sono aumentati i partecipanti italiani anche a Berlino, Parigi, Londra. "Il maratoneta italiano all'estero - conclude Menarini - vive un'esperienza caratterizzata da un'ottima organizzazione e quell'organizzazione diventa il suo standard di riferimento, il che alza l'asticella delle pretese quando partecipa a una prova italiana. Non vuole saperne, soprattutto perché non ha tempo, dei problemi generati dalla 'circolare Gabrielli', dei costi che ha appioppato sugli organizzatori italiani, degli impedimenti last minute delle sovrintendenze alle Belle arti, delle richieste di modifica di percorso e orari di partenza che in alcuni casi vengono imposti dalle autorità competenti a due-tre giorni dal via. Ma in fono il maratoneta italiano è migliore di come se lo raffigurano alcuni organizzatori".
Emergono chiare due indicazioni nette: innanzitutto calano gli uomini e crescono le donne. Con riferimento, poi, al tempo cronometrico con cui si conclude la maratona, calano tutte le "fasce" fino a 4h 30', mentre crescono in percentuali via via maggiori i maratoneti che concludono la prova tra le 4h 30' e le 4h 45" (+8% = 3.010 maratoneti), tra le 4h 45' e le 5 ore (+ 18,6% = 2.358), tra le 5h e le 5h 30' ore (+20% = 2.272) e infine dalle 5h 30' in poi, dove registriamo l'aumento più grande (anche perché è la fascia più ampia): + 26,6%, cioè 1.868 runner.
L'ondata rosa. Sia per il calo degli uomini, sia per la crescita delle donne, non siamo davanti a una novità. Le donne aumentano ininterrottamente dal 2012 e la loro crescita in maratona riflette la crescita della loro presenza nel running in generale. È uno degli elementi portanti del fenomeno sociale running, e anche una delle strade femminili verso la piena identità, con tutti i limiti che ancora agiscono sul piano della sicurezza. Le donne sono anche corresponsabili dell'aumento delle fasce di tempo da 4h 30' in poi. Lì di donne ce ne sono tante, aumentano e ancora aumenterannno.
L'elogio della lentezza. L'incremento dei maratoneti nelle fasce di cronometro più lento, confermano un altro fenomeno: il fitwalking come attività autentica, consolidata, praticata da un numero sempre maggiore di persone. "In totale - spiega il condirettore di Correre, Daniele Menarini - questa analisi è una fotografia del 2018, ma secondo me è anche un'attendibile previsione del futuro: se la maratona italiana tornerà a crescere, sarà grazie alle donne e ai maratoneti 'tranquilli'. Non saremo mai New York, ma potremo diventare come Tokyo, nel senso che il modello giapponese è quello che più assomiglia alla nostra condizione".
Calano gli uomini. Come detto, anche per gli uomini il calo non è una novità: il record delle presenze risale al 2014 con 32.780 arrivati. Poi si è registrata una lenta erosione, ma mai 1.753 in meno da un anno all'altro. Qui incide il fenomeno Trail running, che ha abbandonato i confini dell'arco alpino per diventare un'attività presente anche lungo tutto l'Appennino. Il travaso di appassionati dalla strada al Trail era già cominciato, ma rimaneva contenuto per problemi di costi, di tempo e di tempestività dell'iscrizione (nelle prove più ambite c'è un numero chiuso ed è sold-out mesi prima). "L'Appennino oggi propone molte, forse troppe, gare di Trail running a iscrizione libera o quasi, a tiro di una 'macchinata' con partenza prima dell'alba, a costi d'iscrizione contenuti - riflette Menarini -. Questo travaso non è più a senso unico: chi può alterna nella stessa stagione Trail o ultratrail, maratona o mezza, e anche triathlon, ma per un runner meno performante (e meno ricco), una volta preso atto che in maratona quello valgo e più di tanto non migliorerò, il fascino di un mondo dove camminare non è una vergogna, dove se dici che hai fatto la Lavaredo Ultra Trail nessuno ti chiede 'che tempo hai fatto', è una molla che funziona".
Il "prodotto" maratona. "Il calo dei maratoneti non è una malattia contratta da tutte le maratone italiane - sostiene ancora Menarini -. Alcune di media grandezza sono in crescita: in ordine sparso, tra le 13 con più di 1.000 arrivati, ecco gli aumenti di Reggio Emilia, Pisa, Ravenna e Parma, con in più Treviso che però ha beneficiato del campionato italiano Fidal Master con la relativa iniezione di iscritti". Tra le 4 'major' del nostro Paese, solo Milano ha registrato un aumento degli arrivati rispetto al 2017, consolidandosi sopra le 5.000 unità (5.556), come non accadeva dalle primissime edizioni. Roma, Firenze e Venezia hanno una propria spiegazione del calo, che per la capitale va rintracciato in qualche modo nell'incertezza innescata dalla notizia del 'bandoi, che di fatto ha esautorato l'organizzazione fino a quel punto titolate della gara, generando incertezza soprattutto tra i partecipanti stranieri. Firenze e Venezia, invece, hanno di nuovo vissuto un'edizione caratterizzata dal maltempo.
Detto tutto questo, secondo Menarini merita una riflessione il boom di partecipanti italiani alla gara di Valencia: "Sono i maratoneti 'tranquilli' e le donne il tipo di runner italiano che ha riempito i charter per la gara spagnola del 2 dicembre, trascinati da un passaparola di divertimento e ottima organizzazione delle edizioni precedenti".
New York resta un fenomeno a parte, spiegabile in termini di 'icona', e sono aumentati i partecipanti italiani anche a Berlino, Parigi, Londra. "Il maratoneta italiano all'estero - conclude Menarini - vive un'esperienza caratterizzata da un'ottima organizzazione e quell'organizzazione diventa il suo standard di riferimento, il che alza l'asticella delle pretese quando partecipa a una prova italiana. Non vuole saperne, soprattutto perché non ha tempo, dei problemi generati dalla 'circolare Gabrielli', dei costi che ha appioppato sugli organizzatori italiani, degli impedimenti last minute delle sovrintendenze alle Belle arti, delle richieste di modifica di percorso e orari di partenza che in alcuni casi vengono imposti dalle autorità competenti a due-tre giorni dal via. Ma in fono il maratoneta italiano è migliore di come se lo raffigurano alcuni organizzatori".