ROMA - "Quando a quarant'anni hai difficoltà a percorrere pochi metri, e poi ti riscopri capace di correre una maratona con il medico che ha tenuto in mano il tuo cuore, è un'emozione indescrivibile". Massimiliano Ponzo è di Roma, ha 46 anni e, dal 22 febbraio dello scorso anno, ha anche un nuovo cuore. Un anno fa esatto usciva dall'ospedale per iniziare una nuova vita grazie al trapianto e domenica 7 aprile prenderà parte alla 25esima edizione della Maratona internazionale di Roma insieme al chirurgo che lo ha operato. È proprio questa la sfida che una decina di trapiantati di cuore, insieme ai loro cardiochirurghi, lanceranno in occasione della Stracittadina di Roma. Cinque chilometri da percorrere con un semplice obiettivo: sostenere la ricerca scientifica per la prevenzione e la cura delle malattie cardiovascolari.
La stracittadina, molto più soft rispetto ai 42 km della Maratona, partirà da via dei Fori Imperiali e il percorso si svilupperà nel cuore della Roma imperiale con l'arrivo all'interno del Circo Massimo. Medici e cardiotrapiantati correranno dunque insieme con i colori sociali della Fondazione Cuore Domani, onlus della Società italiana di chirurgia cardiaca che è charity partner della Maratona di Roma. "Il mio cuore mi è stato donato da un angelo e dal giorno successivo all'operazione ho ricominciato a vivere", racconta Massimiliano. Adesso che può di nuovo indossare con serenità la tuta e le scarpe da ginnastica, ha deciso di partecipare alla stracittadina insieme alla persona che gli ha salvato la vita: "Correrò per Cuore Domani, perché la ricerca è fondamentale per salvare molte vite, e lo dico proprio per esperienza diretta. Tra l'altro, per un aiuto concreto basta poco: ad esempio, si può acquistare la pettorina per la gara (www.cuoredomani.org) o fare una donazione tramite sms al 45537".
Saranno più di trenta i chirurghi, compresi i giovani specializzandi, che prenderanno parte alla maratona insieme con una decina di trapiantati. Nel team è stato arruolato anche Alessandro Parolari, che oltre a essere cardiochirurgo è il presidente della Fondazione Cuore Domani. "I cardiochiurghi hanno da sempre un legame molte forte con i propri pazienti perché, in un senso o nell'altro, con le nostre mani possiamo cambiare la loro vita", spiega Parolari. "In questo senso, l'idea che medico e paziente possano correre insieme non è solo innovativa, ma ci permette di lanciare anche un messaggio di speranza. Rivolto soprattutto a chi magari attende un cuore in dono, ma pure a chi soffre di patologie al momento considerate gravi o non curabili".
La stracittadina, molto più soft rispetto ai 42 km della Maratona, partirà da via dei Fori Imperiali e il percorso si svilupperà nel cuore della Roma imperiale con l'arrivo all'interno del Circo Massimo. Medici e cardiotrapiantati correranno dunque insieme con i colori sociali della Fondazione Cuore Domani, onlus della Società italiana di chirurgia cardiaca che è charity partner della Maratona di Roma. "Il mio cuore mi è stato donato da un angelo e dal giorno successivo all'operazione ho ricominciato a vivere", racconta Massimiliano. Adesso che può di nuovo indossare con serenità la tuta e le scarpe da ginnastica, ha deciso di partecipare alla stracittadina insieme alla persona che gli ha salvato la vita: "Correrò per Cuore Domani, perché la ricerca è fondamentale per salvare molte vite, e lo dico proprio per esperienza diretta. Tra l'altro, per un aiuto concreto basta poco: ad esempio, si può acquistare la pettorina per la gara (www.cuoredomani.org) o fare una donazione tramite sms al 45537".
Saranno più di trenta i chirurghi, compresi i giovani specializzandi, che prenderanno parte alla maratona insieme con una decina di trapiantati. Nel team è stato arruolato anche Alessandro Parolari, che oltre a essere cardiochirurgo è il presidente della Fondazione Cuore Domani. "I cardiochiurghi hanno da sempre un legame molte forte con i propri pazienti perché, in un senso o nell'altro, con le nostre mani possiamo cambiare la loro vita", spiega Parolari. "In questo senso, l'idea che medico e paziente possano correre insieme non è solo innovativa, ma ci permette di lanciare anche un messaggio di speranza. Rivolto soprattutto a chi magari attende un cuore in dono, ma pure a chi soffre di patologie al momento considerate gravi o non curabili".