CAVALESE - La geografia dello sci di fondo sta per spostarsi decisamente a nord. Lo è già, naturalmente, se non fosse per la presenza di un 'terrone', quel Valerio Checchi da Subiaco (provincia di Roma) che ormai da dodici anni 'bazzica' il club azzurro. Ma oggi, alla vigilia del suo trentatreesimo anno di vita (il prossimo 3 aprile), dice che il suo tempo è finito. Il tempo agonistico, sia chiaro.
Valerio, c'è questa 50 km mondiale in classico (partenza oggi alle 12.30) da onorare...
"Credo che con questo Mondiale in Val di Fiemme saluterò l'azzurro".
Veramente c'è Sochi, giusto l'anno prossimo...
"Non so se continuo, credo proprio che la 50 km sia la mia ultima gara in nazionale".
Una buona carriera, ed hai rischiato di far parte della staffetta di Torino 2006...
"Alla fine Albarello scelse Valbusa. Ma chiunque avesse gareggiato avrebbe preso l'oro, lo sapevamo tutti".
Altri anni...
"Beh, sì. Non stiamo vivendo un gran momento".
Come veterano qual è il tuo rapporto con i giovani?
"Mah, è buono. Io divido camera con Noeckler".
Di Centa, ancor più vecchietto, dice che non vuol smettere e che si trova alla grande con i ragazzi.
"Giorgio è unico. Un altro come lui non ci sarà mai. E quindi non fa testo".
Vuoi smettere per la famiglia?
"Anche. Ed anche perché faccio fatica ad allenarmi".
Ed allora è tempo dei saluti. Rimorsi? Ricordi?
"No, sono soddisfatto della mia carriera, qualcosa di buono l'ho fatto".
Ma...?
"Dico solo che gli anni più belli li ho vissuti con Di Centa, Piller Cottrer, Valbusa, Zorzi".
Beh, erano tempi vincenti.
"Non è solo quello. Era lo spirito diverso".
Cos'hanno che non va i giovani di oggi?
"Mah, fanno tanto i professionisti. Ricordo la spensieratezza che c'era con gli altri, se si poteva si stava insieme a far caciara. Non a stare chiusi in camera...".
Il fatto di venire dal Sud ha mai creato problemi?
"Assolutamente no. Anzi, al contrario".
Ma quanto è stata più dura per lei?
"Ora lo posso dire: molto. Questi del nord hanno le piste già battute. Sono organizzato, per loro è molto più facile. Venite dalle parti mie, invertiamo le parti e poi vediamo chi è il più bravo...".
Per chiudere?
"Semplicemente grazie a chi ha creduto in me e mi ha sostenuto".
Valerio, c'è questa 50 km mondiale in classico (partenza oggi alle 12.30) da onorare...
"Credo che con questo Mondiale in Val di Fiemme saluterò l'azzurro".
Veramente c'è Sochi, giusto l'anno prossimo...
"Non so se continuo, credo proprio che la 50 km sia la mia ultima gara in nazionale".
Una buona carriera, ed hai rischiato di far parte della staffetta di Torino 2006...
"Alla fine Albarello scelse Valbusa. Ma chiunque avesse gareggiato avrebbe preso l'oro, lo sapevamo tutti".
Altri anni...
"Beh, sì. Non stiamo vivendo un gran momento".
Come veterano qual è il tuo rapporto con i giovani?
"Mah, è buono. Io divido camera con Noeckler".
Di Centa, ancor più vecchietto, dice che non vuol smettere e che si trova alla grande con i ragazzi.
"Giorgio è unico. Un altro come lui non ci sarà mai. E quindi non fa testo".
Vuoi smettere per la famiglia?
"Anche. Ed anche perché faccio fatica ad allenarmi".
Ed allora è tempo dei saluti. Rimorsi? Ricordi?
"No, sono soddisfatto della mia carriera, qualcosa di buono l'ho fatto".
Ma...?
"Dico solo che gli anni più belli li ho vissuti con Di Centa, Piller Cottrer, Valbusa, Zorzi".
Beh, erano tempi vincenti.
"Non è solo quello. Era lo spirito diverso".
Cos'hanno che non va i giovani di oggi?
"Mah, fanno tanto i professionisti. Ricordo la spensieratezza che c'era con gli altri, se si poteva si stava insieme a far caciara. Non a stare chiusi in camera...".
Il fatto di venire dal Sud ha mai creato problemi?
"Assolutamente no. Anzi, al contrario".
Ma quanto è stata più dura per lei?
"Ora lo posso dire: molto. Questi del nord hanno le piste già battute. Sono organizzato, per loro è molto più facile. Venite dalle parti mie, invertiamo le parti e poi vediamo chi è il più bravo...".
Per chiudere?
"Semplicemente grazie a chi ha creduto in me e mi ha sostenuto".