CORTINA - Le lacrime di Sofia. "L'infortunio mi ha un po' ammazzata, è terribile non essere lì, ai Mondiali in casa dopo un incidente così stupido". Dalla sua casa di Bergamo, Goggia si collega via zoom con la stampa a Cortina in una conferenza organizzata da Casa Italia e non nasconde niente del suo dolore. Rivela di essere stata chiamata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella "una settimana fa e, vista la situazione del Paese non idilliaca col cambio ai vertici, mi ha fatto molto piacere questa telefonata". Piange la campionessa olimpica di discesa, 28 anni, che ha rimediato la frattura composta della tibia del ginocchio destro fuori gara a Garmisch poco più di una settimana fa. Piange e poi se ne scusa, "ma è difficile da digerire quando la mattina mi sveglio e ci penso a quel giorno in cui sono caduta sulla pista da turista col mio zaino in spalla e gli sci lunghi. Un timing pessimo per questo infortunio a una settimana dai campionati. E anche se in carriera ho avuto incidenti più pesanti di questo, adesso mi pesa più che non aver potuto disputare le Olimpiadi di Sochi".
"Non esserci è terribile"
Era l'italiana più attesa, dopo che in coppa del mondo stava dominando la discesa e cominciava a tornare anche in superG e gigante. Invece, un altro stop forzato. "Il mondiale in casa è un sogno enorme, arrivarci nelle condizioni in cui ero e con la serenità conquistata negli anni e poi non poter partecipare è terribile. Poi so che nella vita ci sono cose ben più gravi, ma è difficile in questo momento accettarlo". Palestra, fisioterapia, letture e studio per riempire questo grande vuoto. "Chiaro che quando si perdono gli obiettivi a breve termine bisogna fissarne altri che puntino più in là, quale sia la visuale e muoversi di conseguenza. L'anno prossimo ci sono le Olimpiadi, l'evento più importante della stagione. Ma io sono una che pensa gara dopo gara come stavo facendo anche prima dei Mondiali, dicendo che ne avrei parlato al momento di Cortina, Invece eccomi qui a guardarli in tv. Mi concentrerò sui passi da fare conoscendo la direzione da prendere, anche se adesso faccio fatica a trarre insegnamenti da questo infortunio come sono solita pensare".
"Ma l'incidente non lascerà segni nella mia psiche"
Serve un coraggio extra, questa volta, "è più facile scendere in discesa che attraversare questo momento. Io sono solita smontare il pensiero positivo anche se cerco di trarre i lati positivi dalle cose. Troverò il modo di uscirne, anche se adesso è dura. L'infortunio non mina la fiducia che ho nel mio corpo. Non credo che l'incidente lascerà segni nella psiche, non ho paura di fidarmi del mio corpo. Il trauma e la modalità sono state talmente particolari che non lasceranno segni dentro". Certo, se si potessero cambiare le cose, avere una macchina del tempo, "cambierei molte cose perché ho fatto molti errori. A partire dai consigli che mi avrei dato da piccolina, ma in famiglia sono stata la prima atleta agonista". I tempi di recupero sono di circa 2 mesi, Sofia per ora non ci conta a tornare per le finali di stagione di coppa: "Servirebbe un miracolo. Guardando i tempi, sono consapevole di aver fatto due anni fa un recupero record per i Mondiali di Are mettendomi in pista a tre mesi dai campionati, ma allora era il perone che meccanicamente è un osso non di carico. Oggi ho mosso i primi passi, non riesco neanche a portare il caffè dal tavolo alla cucina". In presenza e in assenza, Sofia rimane protagonista. "Sono fatta così, nel bene e nel male, voglio sopravvivere negli altri".