Il dormiglione si porta sulle spalle il peso di un intero movimento sportivo, lo sci di fondo. Lui, il dormiglione, in realtà è la star degli sci stretti. Si chiama Federico Pellegrino e ormai già da qualche anno ha ereditato il testimone degli eroi di Lillehammer ’94 (De Zolt, Albarello, Vanzetta e Fauner) e di quelli di Torino 2006 (Di Centa, e poi Piller Cottrer, Valbusa e Zorzi). Peccato che Pellegrino non abbia un altro ‘Pellegrino’ al suo fianco. Purtroppo è l’unica espressione di qualità dello sci di fondo, che cerca di sopravvivere. A Oberstdorf ci sono i Mondiali, iniziati giusto stamattina: Pellegrino si è presentato con un titolo fresco, quello della coppa del mondo di specialità, la sprint. Ma stamattina si gareggiava in tecnica classica, che non è quella congeniale al numero uno azzurro. Giunto in semifinale, ha dovuto arrendersi. “L’obiettivo è la Team sprint di domenica, dove puntiamo a salire sul podio”. Con lui ci sarà Francesco De Fabiani.
Comunque vada, a Federico Pellegrino tocca solo dirgli grazie. Perché ricevere pressioni, avere aspettative per salvare uno sport in sofferenza è qualcosa che non tutti possono sorreggere. Ma questo ragazzo, diventato ormai uomo, cresciuto a Nus, poco distante da Aosta, terra di favonio (il vento caldo e secco meglio conosciuto come Föhn) e neve, ha deciso di dribblare tutto con la velocità. Nato nel 1990, fino all’età di 14 anni Federico ha sgomitato sulle piste per juniores, fino a guadagnarsi un posto in nazionale e iniziare un percorso che lo porterà fino al 2015, stagione della consacrazione definitiva. Le prestazioni, e i risultati, lo fanno entrare di diritto tra i migliori interpreti dello sprint. Eppure, nonostante abbia la velocità nel dna, è un atleta molto metodico.
“Se sento che una cosa mi dà beneficio allora la ripeto sempre identica, mi aiuta a creare il mio personale equilibrio ed a ricreare le sensazioni che più voglio sentire. E se poi arrivano anche i risultati allora non la cambio proprio più”. Così s’è svelato al mondo, rivelando il suo talento più grande inaspettato. “Il mio rapporto con il sonno meriterebbe un’analisi super approfondita e lo studio di un’università. A me dormire piace da matti. E lo faccio sempre, ogni volta che posso. Quando uno ha un hobby è giusto dedicarcisi appieno no?”.
Con una punta di ironia, forte delle vittorie e di una sicurezza e consapevolezza acquisita nel tempo, Federico Pellegrino ha potuto definirsi “dormiglione: sono sempre stato un super talento naturale. Fin da bambino battevo record su record e finivo sempre con l’impressionare gli adulti che mi circondavano. A dispetto di quello che potrebbe sembrare da questo sono stato un bambino vivace all’ennesima potenza, ma è come se avessi avuto fin dalla nascita un interruttore interno. Dormire è bellissimo. Mi sento un po’ come Sid, il bradipo dell’Era Glaciale, che riesce ad addormentarsi ovunque, anche sui sassi, con estrema facilità e in pose strane. E sono anche un gran sognatore. In technicolor. Una volta un mio compagno di Nazionale ha provato a bussare alla porta ma non l’ho sentito, quando poi gli ho detto che stavo dormendo lui quasi si strappava i capelli dallo stupore: ‘ti addormenti a tre ore dalla gara che vale il Mondiale? E magari va a finire che la vinci pure? Come fai?’”.
Questo è il Federico Pellegrino dietro le quinte, quello che sta tenendo in piedi lo sci di fondo. “Lo sport che fa bene, dà armonia e ti fa vivere in simbiosi con l’ambiente” ripete, e dovrebbe essere lo slogan della federazione. “Ma io lo dico sul serio: cosa c’è di più bello che sciare andandosene per i boschi?”. Forse ha ragione lui, a prescindere dalle vittorie sportive.