Goggia crede nei miracoli: "Se è il piano di Dio lo accetto"
di Alessandra Retico , di Alessandra ReticoSarebbe un'opera formidabile, ma anche troppo estrema? Sofia Goggia non riesce neanche a camminare, immaginarla al cancelletto di partenza della discesa olimpica a Pechino, il 15 febbraio, per difendere il titolo scendendo a oltre 100 all'ora su gambe oltremodo offese, sembra quasi un'illusione ottica. Eppure il cantiere per i lavori di ricostruzione, dopo l'orribile caduta nel superG di Cortina, è stato ufficialmente aperto già domenica sera quando Sofi, uscita dalla Madonnina di Milano col referto dei medici (trauma distorsivo al ginocchio sinistro, lesione parziale del legamento crociato già operato nel 2013, piccola frattura del perone e una sofferenza muscolo tendinea) è rientrata a Bergamo parlando al telefono col suo staff.
Sarebbe un'opera formidabile, ma anche troppo estrema? Sofia Goggia non riesce neanche a camminare, immaginarla al cancelletto di partenza della discesa olimpica a Pechino, il 15 febbraio, per difendere il titolo scendendo a oltre 100 all'ora su gambe oltremodo offese, sembra quasi un'illusione ottica. Eppure il cantiere per i lavori di ricostruzione, dopo l'orribile caduta nel superG di Cortina, è stato ufficialmente aperto già domenica sera quando Sofi, uscita dalla Madonnina di Milano col referto dei medici (trauma distorsivo al ginocchio sinistro, lesione parziale del legamento crociato già operato nel 2013, piccola frattura del perone e una sofferenza muscolo tendinea) è rientrata a Bergamo parlando al telefono col suo staff.
Piscina, crioterapia, laserterapia, tekar, ginnastica. Una corsa contro il tempo per gareggiare: non semplicemente per partecipare. Il suo volo per la Cina era previsto per il 1° febbraio, il 4 la cerimonia di inaugurazione dove avrebbe dovuto fare da portabandiera della spedizione azzurra: condizionale più che mai d'obbligo vista la prossimità dell'impegno e la tabella di marcia così intensa. È più probabile che Sofia rinvii la partenza lasciando l'onore del tricolore all'amica e campionessa olimpica in Corea nello snowboard, Michela Moioli, designata per sfilare con il vessillo in chiusura. O magari a Giuliano Razzoli che d'oro fu a Vancouver 2010 e che della collega dice: "L'Italia ha bisogno di lei e sono convinto che ce la farà perché Sofia è un osso duro. Credo che in tre settimane possa fare il miracolo ed essere in pista da protagonista".
Se i miracoli non esistono, anche il tempo ha i suoi limiti e affrettarlo, la storia sportiva insegna, non ha sempre effetti positivi: Marc Marquez, per anticipare il rientro in MotoGp, ha rimediato ulteriori guai e forse il logoramento definitivo della carriera. Goggia, 29 anni, ha abituato a recuperi strabilianti più volte ma di stop, rotture, delle ossa e dell'anima, ne ha avute molte, a cominciare dalla frattura del piatto tibiale destro alla vigilia dei Mondiali di Cortina 2021. "Se questo è il piano che Dio ha per me, altro non posso fare che spalancare le braccia, accoglierlo e accettarlo. Grazie a tutti". Scrive così Sofia su Instagram, allargando a sfere altre il senso del suo destino. "Riprendere e ricostruire un equilibrio, ritrovare un assetto, crescere e non abbattersi dopo un brutto incidente psicofisico, è un lavorìo interno che necessita di strumenti affilati e di ottime capacità interiori". La dottoressa Romana Caruso, psichiatra, si occupa di molti sportivi di alto livello e per ragioni di privacy non parla di Sofia nonostante segua la campionessa da un paio di anni. "In generale la capacità di accettare quello che ci succede e cogliere l'occasione difficile per crescere è patrimonio delle persone grandi dentro. È segno di maturità. Opporsi crea al contrario molte patologie mentali: che non doveva essere così, che ce l'hanno tutti con te, che sei sfortunato. Le ferite non si devono ricucire: il tendine, l'osso o il cuore offesi non saranno più quelli di prima, ma possono essere anche meglio". Un'opera formidabile.