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È morta Celina Seghi, leggenda dello sci italiano e apripista per le donne: aveva 102 anni

(ansa)
Venticinque volte campionessa italiana in una carriera infinita, salì anche sul podio di Aspen ai Mondiali del 1950
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A 81 anni volò su un deltaplano, per vedere dall'alto il suo Abetone. A novanta sciò come madrina del trofeo Topolino, senza rinunciare alla sua routine che prevedeva lunghe passeggiate, anche a cavallo, sonate di Schubert al pianoforte che custodiva nella stanza dei trofei e un pezzo di cioccolata ogni tanto. Solo a 94 anni Celina Seghi rinunciò definitivamente allo sci, continuando però a seguirlo, a mandare messaggi alle sue seguaci che vincevano, da Paoletta Magoni a Sarajevo 1984 a Deborah Compagnoni e Sofia Goggia e Federica Brignone. 

La donna che ha incarnato lo sci femminile per decenni non c'è più, dopo centodue anni vissuti con orgoglio e immensa grazia. Sempre elegante, anche nelle ultime apparizioni pubbliche, col trucco e il portamento di una principessa delle nevi. Tostissima in pista negli anni Trenta e Quaranta, quando la chiamavano Topolino delle nevi, Diavoletto Rosso o Tiger (negli Usa), quanto arrabbiata fuor…

A 81 anni volò su un deltaplano, per vedere dall'alto il suo Abetone. A novanta sciò come madrina del trofeo Topolino, senza rinunciare alla sua routine che prevedeva lunghe passeggiate, anche a cavallo, sonate di Schubert al pianoforte che custodiva nella stanza dei trofei e un pezzo di cioccolata ogni tanto. Solo a 94 anni Celina Seghi rinunciò definitivamente allo sci, continuando però a seguirlo, a mandare messaggi alle sue seguaci che vincevano, da Paoletta Magoni a Sarajevo 1984 a Deborah Compagnoni e Sofia Goggia e Federica Brignone. 

La donna che ha incarnato lo sci femminile per decenni non c'è più, dopo centodue anni vissuti con orgoglio e immensa grazia. Sempre elegante, anche nelle ultime apparizioni pubbliche, col trucco e il portamento di una principessa delle nevi. Tostissima in pista negli anni Trenta e Quaranta, quando la chiamavano Topolino delle nevi, Diavoletto Rosso o Tiger (negli Usa), quanto arrabbiata fuori, quando le ricordavano il suo titolo mondiale revocato. Vinto a Cortina nel 1941 nella "discesa obbligata", come il regime chiamava lo slalom, alternativo all'altro termine fascista "discesa libera" che in altri paesi chiamano downhill, o descente e basta. In assenza di francesi, inglesi, americane, Celina Seghi vinse battendo la migliore dei suoi tempi, la tedesca Cristl Cranz, in un'edizione in cui molti fuoriclasse avrebbero perso la vita al fronte. Finita la guerra, la resa dei conti travolse pure lo sci, con l'annullamento del Mondiale che faceva indignare Celina anche oltre i novant'anni. 

Ma lei nella leggenda è rimasta comunque, con racconti degni di un'epoca in cui i campioni si sfasciavano, si rimettevano in piedi e si ricucivano alla meno peggio. Quando non esisteva la Coppa del mondo i grandi appuntamenti erano concorsi come il Kandahar. Nel 1949 lei si presentò a Sankt Moritz per partecipare alla combinata, ma nella discesa cadde, si ruppe la spalla e riuscì in qualche modo a concludere. Il giorno dopo si fece bloccare la spalla, si lanciò in slalom ma il cronometraggio andò in tilt e si dovette ripetere la prova. Nonostante tutto, lei vinse. Un'impresa ancora più grande del bronzo mondiale e dei due quarti posti olimpici che può vantare, tutto quel che gli anni perduti per il conflitto le hanno potuto concedere. "Il mio Covid è stata la guerra" ha detto pochi mesi fa. Proprio a causa della pandemia il secolo di vita non lo ha potuto festeggiare, ma lo scorso anno si è rifatta con una festa attorniata dai nipoti che col tempo hanno sostituito gli otto fratelli scomparsi. 

Celina Seghi è nata il 6 marzo 1920, ma per un errore dell'anagrafe è stata registrata l'8 marzo. La festa della donna.