Christof Innerhofer: "Io, lo sci, le foto in mutande. Sfido i giovani e me stesso, non sono ancora finito"
dal nostro inviato Mattia Chiusano , dal nostro inviato Mattia ChiusanoCOURCHEVEL - È un lutto della famiglia dello sci italiano. Quindi non appartiene solo alle ex compagne di Elena Fanchini, che si sono abbracciate in lacrime, con Sofia Goggia che dice "sono consumata dal pianto". Sono colpiti anche gli azzurri, scesi nel superG con la fascia nera al braccio come le ragazze nella prova della discesa. Il veterano della squadra, Christof Innerhofer coi suoi 38 anni, ricorda cosa significava avere accanto Elena Fanchini e le sorelle: "Abbiamo viaggiato tanti anni insieme, era la persona più carina nel nostro mondo. Se non andavi bene ti regalava un sorriso, un abbraccio, che contano più dei centesimi. Elena era una persona di cuore. E come lei le sorelle". Ma bisogna andare avanti, e "Inner" è l'interprete di quello spirito di resilienza sciistica caro anche a Elena. Lui che non si arrende, anche se sono passati 12 anni dalle tre medaglie mondiali a Garmisch, lui che è stato leader ed &e…
COURCHEVEL - È un lutto della famiglia dello sci italiano. Quindi non appartiene solo alle ex compagne di Elena Fanchini, che si sono abbracciate in lacrime, con Sofia Goggia che dice "sono consumata dal pianto". Sono colpiti anche gli azzurri, scesi nel superG con la fascia nera al braccio come le ragazze nella prova della discesa. Il veterano della squadra, Christof Innerhofer coi suoi 38 anni, ricorda cosa significava avere accanto Elena Fanchini e le sorelle: "Abbiamo viaggiato tanti anni insieme, era la persona più carina nel nostro mondo. Se non andavi bene ti regalava un sorriso, un abbraccio, che contano più dei centesimi. Elena era una persona di cuore. E come lei le sorelle". Ma bisogna andare avanti, e "Inner" è l'interprete di quello spirito di resilienza sciistica caro anche a Elena. Lui che non si arrende, anche se sono passati 12 anni dalle tre medaglie mondiali a Garmisch, lui che è stato leader ed è uomo da copertina dello sci italiano, testimonial Armani, convinto che presto si tornerà a parlare di lui anche sulle piste.
Innerhofer, cosa sta succedendo?
"Ho sofferto per i miei risultati, so che valgo di più, lo vedo in allenamento, ottanta volte su cento avevo i migliori tempi, una follia. Mi ha fregato il setup sugli sci, ma ora l'ho cambiato raccogliendo qualche goccia di fiducia. C'è gente che può dire "è una tristezza vederti indietro in classifica", e io rispondo: "Non è ancora finita"".
È stato un anno strano, in cui grandi campioni si sono ritirati all'improvviso, lei era turbato.
"Beat Feuz ha vinto tutto ed era un po' stanco, non aveva più motivazione, siamo amici, ci scriviamo. Matthias Mayer invece tornerà, ne sono sicuro, ed è dispiaciuto di non essere qui".
Sicuro che non sta pensando anche lei al ritiro?
"Al cento per cento il mio obiettivo è andare avanti, l'anno prossimo ci sarò. Non avrei fatto il secondo miglior tempo in prova qui se non fossi più capace di sciare".
In superG è finito ventesimo.
"Non sarei stato da podio, ma guardate la classifica: Crawford, Kilde, Pinturault, Odermatt, Haaser. Ai primi posti ci sono quelli che hanno provato la pista grazie alla combinata. Hanno sbagliato a fare il programma dei Mondiali: dovevano mettere prima il superG, due giorni dopo la combinata. Quando ti alleni per la seconda volta su una pista abbassi sempre il tempo, sugli sci, in strada, in bicicletta".
Lei è in Coppa del mondo dal marzo 2007, ha vissuto di tutto.
"Ho il lavoro più bello. Faccio sport tutto il giorno, mi tengo giovane, posso scendere sulle piste a 150 all'ora, posso sfidare i giovani ma anche me stesso. Ho visto così tanto in giro per il mondo, conosco altre culture, vedo come gira l'economia in altri Paesi, cosa vuole dire la povertà, l'inflazione in Argentina, vivere con niente accontentandosi. Anch'io sono cresciuto con niente, nella mia famiglia".
Suo padre Gottfried carrozziere, sua madre Maria operaia.
"Mia madre lavorava di notte, mi veniva a prendere alle sei di sera, io mi cambiavo in macchina poi facevo i compiti mentre lei andava a letto perché a mezzanotte si alzava per andare in fabbrica. Non dimentico quel che hanno fatto per me, adesso stiamo bene, mamma non lavora più di notte".
È stato il primo a imporre un'immagine di atleta modello, pronto a spogliarsi.
"Dal 2011 Armani, Intimissimi, Falconeri, Tezenis, la mia foto profilo su Instagram è in mutande. Ma questo non mi ha cambiato, per me contano le piccole cose che mi rendono sereno, sciare coi nipoti, gli abbracci, i giochi. Non mi fa felice un hotel a 5 stelle, o che so un pedicure speciale. Faccio una settimana di vacanza, poi basta, voglio lavorare 350 giorni all'anno, avere obiettivi, sia nel business, da sempre sono appassionato di economia, che nello sport e nella vita".