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Vinatzer, bronzo ai Mondiali di sci grazie ai suoi occhiali speciali

Alex Vinatzer (afp)
Nello slalom di Courchevel, in Francia, l'azzurro è stato preceduto soltanto dal norvegese Kristoffersen e dal greco Ginnis. I suoi miglioramenti dovuti anche alle lenti con cui da inizio gennaio corregge un difetto visivo
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COURCHEVEL — Il ragazzo che non sa dominare la sua potenza, che dà tutto e rovina tutto, che invece di travolgere il palo e lasciarlo sul terreno come faceva Tomba ci inciampa dentro. Il campioncino esuberante, magari non cattivo perché benestante, chi lo sa. Alex Vinatzer ha aspettato due anni e due mesi per salire su un podio dello slalom, ci è riuscito finalmente col bronzo ai Mondiali di Courchevel dietro Kristoffersen e Alexandros Ioannis Ginnis, prima storica medaglia greca. Ma soprattutto, l’azzurro ha lasciato alle spalle anni di voci che si annodavano ogni volta che il suo talento si manifestava nel modo sbagliato. "È brutto sentire: Vinatzer inforca sempre" ricorda con amarezza il ventitreenne gardenese, "devi continuare a crederci, se non credi in te stesso chi altro lo può fare?".

Vinatzer, ha vinto una medaglia nella specialità di casa, lo slalom che è stato di Thoeni, Gros, Tomba.
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COURCHEVEL — Il ragazzo che non sa dominare la sua potenza, che dà tutto e rovina tutto, che invece di travolgere il palo e lasciarlo sul terreno come faceva Tomba ci inciampa dentro. Il campioncino esuberante, magari non cattivo perché benestante, chi lo sa. Alex Vinatzer ha aspettato due anni e due mesi per salire su un podio dello slalom, ci è riuscito finalmente col bronzo ai Mondiali di Courchevel dietro Kristoffersen e Alexandros Ioannis Ginnis, prima storica medaglia greca. Ma soprattutto, l’azzurro ha lasciato alle spalle anni di voci che si annodavano ogni volta che il suo talento si manifestava nel modo sbagliato. "È brutto sentire: Vinatzer inforca sempre" ricorda con amarezza il ventitreenne gardenese, "devi continuare a crederci, se non credi in te stesso chi altro lo può fare?".

Vinatzer, ha vinto una medaglia nella specialità di casa, lo slalom che è stato di Thoeni, Gros, Tomba.
"Lo slalom può essere una delle discipline più belle ma anche delle più brutte. Si va al limite, sul filo dei centimetri. Certo, è bello far parte di una tradizione così".


Quando è arrivato mancavano cinque concorrenti, e Kristoffersen era già davanti a lei: ha temuto?
"Ero nervoso, non sapevo cosa aspettarmi. Quando stava scendendo Braathen mi sono detto: ho perso. È andata bene. Brutto dirlo, tutti sostengono che bisogna andare al 100%, ma io devo partire tranquillo, prendere il ritmo, non come Kristoffersen che si gasa, parla da solo".
Attaccare a tutta, quello che era diventata la sua etichetta.
"Mi sono sempre buttato un po’ troppo, forse è la mia indole sin da bambino, la mia famiglia, chissà".


È ancora così? Non sembra.
"Non ho mai attaccato al 100% quest’anno, e nonostante la cautela niente è andato come speravo".
Una stagione difficile.
"È stato un inverno tosto in cui ho fatto fatica a trovare fiducia. Ai Mondiali ce l’ho fatta, ma senza strafare, senza rischiare, a costo di perdere qualcosa nella seconda manche. L’oro? L’argento di sicuro".
Pentito?
"Bisogna essere fair, leali, nello sport: gli altri due erano già andati sul podio quest’anno. Giusto così".


Sta lavorando per tornare a esprimersi al 100%?
"Ho sempre cercato di cambiare qualcosa, dalla nutrizione agli allenamenti, dai macchinari per il recupero al monitoraggio del sonno. La respirazione, la meditazione. Ultimamente ho avuto un problema agli occhi".
Di che si tratta?
"A inizio gennaio ho cominciato a lavorarci sopra con degli esercizi, ho sentito subito la differenza. Sbagliavo un po’ a calcolare le distanze, forse per quello inforcavo in slalom. Avevo sentito che anche Felix Neureuther (13 vittorie in Coppa del mondo, ndr) aveva un problema del genere, quando l’ha risolto è diventato più costante. Spero che capiti anche a me. Mi hanno fornito un paio di occhiali da vista con un prisma che permette di rieducare l’occhio".
E come fa negli slalom?
"Non li uso, la rieducazione avviene fuori gara".

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E il bite dentale?
"Serve per l’equilibrio, per la centralità: lo uso mentre scio e faccio pesi".
La sua famiglia è proprietaria del Savoy Dolomites Hotel, 4 stelle a Selva di Val Gardena. Ai tempi del Covid avete temuto di chiudere?
"L’attività è ripartita molto bene, in Gardena siamo contenti della stagione, è arrivata pure la neve. Non abbiamo mai pensato di chiudere, ma c’è stato un periodo in cui abbiamo avuto difficoltà nel trovare il personale".


Sul casco aveva un Ninja.
"Mi piacciono gli anime giapponesi, ora soprattutto One Piece. Il guerriero Ninja ce l’ho, ma sui guanti: sul casco ho due tori, questione di sponsor…".