✕

Deborah Compagnoni: “Brignone e Goggia, rivali solo per superarsi”

Intervista alla campionessa, tre ori alle Olimpiadi: “Il calendario con gare così vicine conviene solo a chi le organizza. E lo sci per la gente è diventato troppo caro: ha perso le sue radici, ormai è d’élite”
3 minuti di lettura

Federica Brignone, Sofia Goggia e tutte le ragazze che domenica notte si sono precipitate su un aereo per tornare dal Canada all’Europa sono già scese in pista a St Moritz. Oggi provano di nuovo la discesa della Corviglia, da domani daranno vita a una tre giorni di Coppa con due superG e una discesa.

Da lontano le segue una donna che è sinonimo di sci, ha smesso nel 1999 ma non ha mai visto appassire il suo mito: Deborah Compagnoni. Tre medaglie d’oro alle Olimpiadi, tre ai Mondiali, sedici vittorie in Coppa, un grido di dolore per un crociato spezzato in diretta televisiva che la fece amare quasi più delle sue imprese. Tre figli che vivono negli Stati Uniti, Agnese, Tobias e Luce, una passione per la montagna che attraversa generazioni della sua famiglia.

Federica Brignone, Sofia Goggia e tutte le ragazze che domenica notte si sono precipitate su un aereo per tornare dal Canada all’Europa sono già scese in pista a St Moritz. Oggi provano di nuovo la discesa della Corviglia, da domani daranno vita a una tre giorni di Coppa con due superG e una discesa.

Da lontano le segue una donna che è sinonimo di sci, ha smesso nel 1999 ma non ha mai visto appassire il suo mito: Deborah Compagnoni. Tre medaglie d’oro alle Olimpiadi, tre ai Mondiali, sedici vittorie in Coppa, un grido di dolore per un crociato spezzato in diretta televisiva che la fece amare quasi più delle sue imprese. Tre figli che vivono negli Stati Uniti, Agnese, Tobias e Luce, una passione per la montagna che attraversa generazioni della sua famiglia.

Deborah Compagnoni, si è emozionata anche lei vedendo Federica Brignone nella bufera?

«Lei è stata bravissima, nella prima manche ha fatto un grave errore, nella seconda ha trovato un tempo talmente brutto, le altre erano in vantaggio ma hanno perso tutto. Ci vuole anche fortuna in questi casi. Quando lo sci diventa spettacolo: mi entusiasmano piste, diciamo, più facili dove gli atleti riescono veramente a dare il massimo, ad andare fuori dalla norma. Poi l’incognita del meteo, la pista che si deteriora, il fascino che ha lo sci rispetto ad altre discipline».

Federica sta vivendo la parte migliore della sua carriera dopo i trent’anni: come lo spiega?

«Ha superato quella soglia della vita in cui non ha più la pressione anche interiore di dover dimostrare di essere qualcuno, quella smania di competizione nei confronti degli altri. Diventi più sereno, affronti nel modo più corretto le competizioni. Credo che negli ultimi anni Federica abbia raggiunto la serenità che prima non aveva, ha più esperienza e riesce a far quadrare tutto».

Ha dichiarato «ditemi pure che sono vecchia, io mi diverto».

«Non per tutti l’età ideale è attorno ai 25 anni, nel suo caso lei ha messo in pace solo adesso tante cose che le davano disagio».

Rivede qualcosa di sé stessa?

«La fluidità nei movimenti, la naturalezza, la bellezza della sciata, lo spirito di adattamento a certe situazioni difficili, come nella gara di domenica. Anche alle Olimpiadi di Nagano nel ‘98 nella seconda manche c’era brutto tempo. Quando non vedi tanto e vinci vuol dire che hai un talento, una sensibilità che agli altri manca. Federica è così: passa magari lontana dai pali, ma lascia sempre correre gli sci. Poi ha il mio stesso skiman, Mauro Sbardellotto, e la stessa manager, Giulia Mancini».

Quanto conta la presenza di un fratello-allenatore come Davide?

«Mi dispiace che la sua scelta sia stata criticata, non sia stata capita prima: lei aveva bisogno dell’appoggio della famiglia. Guardate cosa succede nel tennis: il giocatore sceglie il suo allenatore, mentre nello sci dipende dalla federazione. Eppure se sei leader qualche vantaggio dovresti averlo».

Come vede la rivalità Brignone-Goggia da lontano?

«Forse è vissuta così dall’esterno, dai tifosi che si dividono tra una e l’altra. Se la rivalità è sana non ci sono interferenze di alcun tipo, ne ho incrociate tante di squadre piene di leader che si stimolavano a vicenda. Io credo che le due abbiano capito quanto può fare bene a tutti questa rivalità, anche a noi italiani che godiamo delle loro vittorie».

Gare cancellate per maltempo, atlete costrette a passare da un continente all’altro e andare subito in pista in discesa: la Coppa del mondo è fuori controllo?

«Diciamo che all’80% i rinvii sono colpa della sfortuna, però nel caso delle discese di Zermatt-Cervinia c’è stata una vera forzatura: prevedere gare a novembre in alta montagna, a quasi 4000 metri mi sembra un’esagerazione. Sono basse le probabilità di fare in condizioni ideali discese in cui la velocità pretende un livello di sicurezza maggiore. Quanto ai trasferimenti, anche qui siamo di fronte alla forzatura di un calendario tutto appiccicato, che conviene alla federazione internazionale pronta a guadagnare programmando gare in giro per il mondo».

Deborah Compagnoni nella sua veste di stilista

 

Ma lo sci è migliorato o peggiorato rispetto alla sua epoca?

«È diventato caro, carissimo rispetto a quando ero bambina. Ed è un peccato, perché questo sport ha le sue radici tra la gente di montagna ma ora è diventato d’élite. Quando ho avuto la possibilità di creare la mia collezione sci e outdoor Altavia ho pensato subito a questo, ad abbattere i prezzi. Ma l’abbigliamento è solo un pezzettino: poi ci sono gli sci, gli scarponi, i trasferimenti, lo skipass, l’albergo, per ultimo il maestro di sci. Quanti se lo possono permettere?».

Leggi i commenti