ROMA — Caschi in fibra di carbonio, airbag con sensori che rilevano i movimenti dello sciatore, materassi in gommapiuma sulle vie di fuga. Non è più l’epoca in cui i discesisti si schiantavano su balle di paglia che si erano congelate durante la notte, la sicurezza ha fatto passi da gigante eppure lo sci resta uno sport pericolosissimo. Anche se scii da sola, allenandoti per il gigante, a velocità contenuta, con le giuste dotazioni di sicurezza, senza colpire ostacoli, come stava facendo Matilde Lorenzi lunedì mattina in Val Senales.
Kostner: “Nessuna protezione sicura al 100%”
Se la Formula 1 ha ridotto moltissimo i rischi, la Coppa del mondo (o Europa come il circuito dove gareggiava l’azzurra) sembra incatenata agli anni Settanta. Dove potrebbe rimanere per sempre se hanno ragione campioni come Isolde Kostner, due volte campionessa del mondo di superG negli anni Novanta: «Qualsiasi protezione indossi un atleta resterà sempre un piccolo margine di rischio: la velocità stessa ti…
ROMA — Caschi in fibra di carbonio, airbag con sensori che rilevano i movimenti dello sciatore, materassi in gommapiuma sulle vie di fuga. Non è più l’epoca in cui i discesisti si schiantavano su balle di paglia che si erano congelate durante la notte, la sicurezza ha fatto passi da gigante eppure lo sci resta uno sport pericolosissimo. Anche se scii da sola, allenandoti per il gigante, a velocità contenuta, con le giuste dotazioni di sicurezza, senza colpire ostacoli, come stava facendo Matilde Lorenzi lunedì mattina in Val Senales.
Kostner: “Nessuna protezione sicura al 100%”
Se la Formula 1 ha ridotto moltissimo i rischi, la Coppa del mondo (o Europa come il circuito dove gareggiava l’azzurra) sembra incatenata agli anni Settanta. Dove potrebbe rimanere per sempre se hanno ragione campioni come Isolde Kostner, due volte campionessa del mondo di superG negli anni Novanta: «Qualsiasi protezione indossi un atleta resterà sempre un piccolo margine di rischio: la velocità stessa ti porta nel territorio del pericolo».
Sci, una stagione con tanti infortuni
Lo sci aveva chiuso una stagione drammatica, e ne apre un’altra tragica. Ci sono atlete ed atleti che devono ancora rientrare dopo gli incidenti dell’ultima Coppa: una tra tutte, Sofia Goggia, due interventi per la frattura della tibia, ma anche la slovacca Petra Vlhova (rottura del crociato e del mediale) e l’austriaco Marco Schwarz (crociati) non si sono ancora visti. Anche se, a proposito di incidenti che sembrano usciti da un passato estremo e improponibile ai giorni nostri, il sangue sulla pista lasciato da Aleksander Aamodt Kilde a Wengen è stato il momento più scioccante, e la foto del suo polpaccio squartato un’immagine che in alcuni film splatter sarebbe stata tagliata. Di Kilde si sa che si deve operare di nuovo, e in questa stagione si vedrà solo come fidanzato tifoso di Mikaela Shiffrin.
I precedenti, da Posson a Maier
Sport di temerari, ma anche di amanti della montagna e della velocità, quindi del pericolo. I campioni persi in pista non hanno impedito la nascita di nuovi campioni. La morte in un bosco di David Poisson nel 2018 non ha fermato l’altro francese Cyprien Sarrazin che ha vinto due volte nel tempio di Kitzbühel. E la tragedia di Ulrike Maier che colpì un paletto del cronometraggio a Garmisch nel ’94, con la figlia al traguardo, non ha impedito che diventasse una fuoriclasse la diciottenne che vinse quella gara: Isolde Kostner, proprio lei. “Isi”, oggi imprenditrice con proprietà alberghiere, racconta che da ragazza non guardava mai le cadute, mentre adesso che è madre le studia su Instagram.
Airbag e novità tecnologiche
È una gestione delle emozioni che funziona sempre, anche se a dare sicurezza oggi c’è molta più tecnologia degli anni di Kostner. Da questa stagione sono obbligatori gli airbag che Dainese portò nello sci con l’esperienza della MotoGp. In una frazione di secondo si gonfiano azionati da un algoritmo che identifica una situazione pericolosa. Sono disponibili tute anti taglio che avrebbero impedito gli effetti terribili dell’incidente di Kilde: ma sono solo facoltative, perché gli sciatori desiderano sicurezza ma anche libertà di movimento per poter impostare le loro traiettorie. Chi ha paura di farsi male, non sceglie lo sci.