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Sci, rivolta in Coppa del mondo contro l’air-bag: “Decidiamo noi atleti”

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La federazione internazionale permette di firmare una liberatoria per non indossare la protezione: sì di 38 atleti, compresi Paris e Schieder. Dainese: “Regole stravolte”
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“Non ho bisogno di questo paternalismo, da anni rischio la vita. Sono abbastanza grande per decidere da solo”. Una voce per tutte, per raccontare il grande rifiuto di tanti discesisti e discesiste di Coppa del mondo. Con queste parole un buon atleta dello squadrone austriaco (Daniel Hemetsberger, 4 podi in coppa) ha rifiutato l’air-bag con cui affrontare la prima discesa della stagione a Beaver Creek. Ma l’air-bag non era diventato obbligatorio in libera e superG? Sì, in teoria, con una decisione che risale al 25 maggio 2023 e sarebbe diventata effettiva in questa stagione. Ma ora si scopre che gli atleti possono rifiutare di indossarlo, secondo norme introdotte il 13 e 20 novembre. In pratica, si può rinunciare alla protezione facendo regolare richiesta citando motivazioni mediche, tecniche o psicologiche. È necessaria una firma sulla liberatoria, e voilà, in pista si può scendere con la schiena scoperta. Quanto è delusa e furibonda Dainese, che da dodici anni lavora sugli air-bag de…

“Non ho bisogno di questo paternalismo, da anni rischio la vita. Sono abbastanza grande per decidere da solo”. Una voce per tutte, per raccontare il grande rifiuto di tanti discesisti e discesiste di Coppa del mondo. Con queste parole un buon atleta dello squadrone austriaco (Daniel Hemetsberger, 4 podi in coppa) ha rifiutato l’air-bag con cui affrontare la prima discesa della stagione a Beaver Creek. Ma l’air-bag non era diventato obbligatorio in libera e superG? Sì, in teoria, con una decisione che risale al 25 maggio 2023 e sarebbe diventata effettiva in questa stagione. Ma ora si scopre che gli atleti possono rifiutare di indossarlo, secondo norme introdotte il 13 e 20 novembre. In pratica, si può rinunciare alla protezione facendo regolare richiesta citando motivazioni mediche, tecniche o psicologiche. È necessaria una firma sulla liberatoria, e voilà, in pista si può scendere con la schiena scoperta. Quanto è delusa e furibonda Dainese, che da dodici anni lavora sugli air-bag dello sci partendo dall’esperienza della MotoGp, tanto sembra invece impotente la federazione internazionale col segretario generale Michel Vion che dice: “Per la Fis la sicurezza degli atleti viene prima di tutto: non è negoziabile".

Le cadute protette di Boisset e Bailet

Per la cronaca, lo svizzero Arnaud Boisset che è caduto nella discesa di Beaver Creek non fa parte della lista degli oppositori dell’air-bag: lo indossava durante l’impatto che gli ha fatto perdere conoscenza. Ce l’aveva anche il francese Matthieu Bailet, rimasto illeso forse anche grazie allo scoppio del dispositivo di sicurezza. Ma perché 38 atleti e atlete, tra i quali gli azzurri Dominik Paris e Florian Schieder, hanno firmato ottenendo l’esenzione? Perché in un sondaggio interno la maggioranza dei discesisti si è espressa contro, i potenti austriaci hanno detto no in blocco, e solo i francesi hanno accettato come squadra? Non è stata determinante la morte di Matilde Lorenzi, e nemmeno l’appello del padre della ragazza in nome della sicurezza. Ad essere decisiva è la percezione dell’atleta spinto ai limiti delle leggi della fisica, in quel frullatore che mescola sci rapidissimi pronti a finire pericolosamente sugli spigoli, neve mutante, visibilità cangiante. Ci sono fuoriclasse come Sofia Goggia e Marco Odermatt che sono a loro agio e vincono con l’air-bag addosso, altri no, sono cresciuti senza e vivono quella protuberanza come un ostacolo ai loro movimenti, un freno alla velocità, o addirittura un pericolo in caso di apertura durante la gara. Per questo firmano la liberatoria. E qui sorge un dubbio che si allarga ad altri sport: cosa sarebbe stato nel motociclismo se qualcuno avesse trovato scomodo il casco?

Dominik Paris durante la discesa di Beaver Creek 

Dainese: “Fis senza forza decisionale”

“Io l’atleta lo capisco, ci sta che qualcuno non voglia metterlo. Ma era successo anche quando era stato reso obbligatorio l’uso del casco. Il punto è che ci vuole una Fis professionale che si imponga, pensando davvero alla sicurezza dei suoi atleti. Invece non ha forza decisionale e permette che le regole vengano stravolte” sottolinea Marco Pastore, racing director di Dainese. “Non è vero che l’air-bag non sia sicuro, le possibilità che possa inavvertitamente aprirsi danneggiando lo sciatore sono pochissime. Dal punto di vista aerodinamico non cambia nulla”. Ma trattandosi di sensazioni per atleti che scendono a 140 all’ora, se non c’è un’autorità che stabilisce regole certe ogni argomento è valido. Addirittura quello economico a favore di uno sci alla portata dei giovani, come sostiene l’ex campione del mondo austriaco Vincent Kriechmayr: “Il nostro sport è già così costoso e deve urgentemente diventare più conveniente. In queste circostanze non sarei mai arrivato al top perché i miei genitori non ce l’avrebbero fatta”.

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