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Sofia Goggia, in quel passo di danza c’è una lezione di vita

Sofia Goggia balla il samba 

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Il commento alla vittoria della campionessa azzurra in SuperG dieci mesi dopo un grave infortunio
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Non si è Goggia se non si è prima Sofia. Non si resta una campionessa indimenticabile se non si è prima una donna irripetibile. Vincere, ai massimi livelli, è un’impresa per pochi: nel pianeta popolato dagli umani capita raramente e si smette prima di volerlo. Nell’universo di Sofia bruciare il tempo è invece una legge di rango costituzionale e il prodigio puntualmente si compie perché lei, molto prima di essere una sciatrice unica toccata dalla grazia, è una persona diversa plasmata dal dolore. Per questo alza la nostra febbre come solo con Tomba ci è capitato: non smette mai di tornare a vincere perché non smette mai di sognare di risorgere.

Dopo il secondo posto in discesa ha confidato: «In estate stavo per mollare». Lo ha detto tradendo però il senso di colpa di chi si è scoperto per un istante attraversato da un’umiliante, umanissima tentazione. Sofia è Goggia perché un organismo caratterialmente differente non può accettare di mollare: il suo sogno è sempre ritornare. Le cifre s…

Non si è Goggia se non si è prima Sofia. Non si resta una campionessa indimenticabile se non si è prima una donna irripetibile. Vincere, ai massimi livelli, è un’impresa per pochi: nel pianeta popolato dagli umani capita raramente e si smette prima di volerlo. Nell’universo di Sofia bruciare il tempo è invece una legge di rango costituzionale e il prodigio puntualmente si compie perché lei, molto prima di essere una sciatrice unica toccata dalla grazia, è una persona diversa plasmata dal dolore. Per questo alza la nostra febbre come solo con Tomba ci è capitato: non smette mai di tornare a vincere perché non smette mai di sognare di risorgere.

Dopo il secondo posto in discesa ha confidato: «In estate stavo per mollare». Lo ha detto tradendo però il senso di colpa di chi si è scoperto per un istante attraversato da un’umiliante, umanissima tentazione. Sofia è Goggia perché un organismo caratterialmente differente non può accettare di mollare: il suo sogno è sempre ritornare. Le cifre sportive di un simile prodigio risultano persino secondarie: 25 vittorie in Coppa del Mondo, sul podio in quattro discipline differenti, 4 Coppe di discesa, 2 ori mondiali e uno olimpico, la più vincente dietro a Tomba e Brignone.

Cruciali sono invece i numeri della vita: prima vittoria Fis nel 2007, sette interventi chirurgici e otto infortuni a partire dal 2009. Mettere uno sci davanti a tutti gli altri per 17 anni è un miracolo e gli eventi soprannaturali si compiono se la fede è incrollabile. Goggia prima è Sofia perché crede nei miracoli. Solo se ciecamente credi tagli il traguardo e già sorridi, senti di aver vinto senza guardare il cronometro e ti metti a ballare il samba sulla neve: libera come Lucas Pinheiro Braathen, il norvegese brasiliano che ci sta insegnando che lo sport è un altro modo di chiamare la felicità senza confini, non il pretesto per sventolare una bandiera.

Quel ballo a Beaver Creek non si limita a rivelare una pubblica felicità personale: è una civile lezione collettiva, la prova che non mollare mai è il segreto per rialzarsi sempre e rimanere liberi. Adesso sì Sofia, puoi ballare: puoi sognare davvero di essere di nuovo e senza fine la nostra Goggia.

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