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L’onda di Federica Brignone: “Ho vinto in discesa come fossi sul surf”

Federica Brignone in allenamento sul surf 

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L’azzurra trionfa a St. Anton, 30° successo in Coppa, svelando il suo allenamento particolare a novembre in Marocco: “Il surf lo adoro, mi fa pensare ‘se sono andata sulle onde, allora posso fidarmi anche sugli sci’”
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Quando aveva quindici anni, Federica Brignone ammirava una campionessa americana che vinceva in discesa e poi si trasferiva alle Hawaii a surfare per mesi. Si chiama Julia Mancuso, ed è stata un’icona di classe e bellezza di quell’epoca. Federica certo adorava Deborah Compagnoni, Isolde Kostner, Karen Putzer, ma quel modello di sci libero, montagna e oceano, le è rimasto dentro fino al giorno atteso una vita: perché finalmente, all’età di 34 anni, è arrivata la prima vittoria in discesa, la trentesima in Coppa dopo 14 in gigante, 10 in superG, 5 in combinata ("Lo slalom lo lascio fare a mia mamma" sorride Federica, citando Ninna Quario che vinse 4 slalom di Coppa tra il ’79 e l’83). Ma c’è molto mare in questa ascesa tra le grandi della velocità, perché la sciata che ha permesso la vittoria sulla "Karl Schranz” di St. Anton — su cui Sofia Goggia è scivolata per fortuna senza conseguenze — è stata modellata anche su una tavola.

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Quando aveva quindici anni, Federica Brignone ammirava una campionessa americana che vinceva in discesa e poi si trasferiva alle Hawaii a surfare per mesi. Si chiama Julia Mancuso, ed è stata un’icona di classe e bellezza di quell’epoca. Federica certo adorava Deborah Compagnoni, Isolde Kostner, Karen Putzer, ma quel modello di sci libero, montagna e oceano, le è rimasto dentro fino al giorno atteso una vita: perché finalmente, all’età di 34 anni, è arrivata la prima vittoria in discesa, la trentesima in Coppa dopo 14 in gigante, 10 in superG, 5 in combinata ("Lo slalom lo lascio fare a mia mamma" sorride Federica, citando Ninna Quario che vinse 4 slalom di Coppa tra il ’79 e l’83). Ma c’è molto mare in questa ascesa tra le grandi della velocità, perché la sciata che ha permesso la vittoria sulla "Karl Schranz” di St. Anton — su cui Sofia Goggia è scivolata per fortuna senza conseguenze — è stata modellata anche su una tavola.

(afp)

"Se vado sulle onde, allora posso fidarmi anche sugli sci”

"Aveva fatto molto caldo, poi è scesa tanta neve fredda e granulosa che non ha legato con lo strato precedente", ricostruisce Federica, "la neve cambiava nei vari tratti, sembrava di fare surf. In queste condizioni faticavo a girare gli sci, ma allo stesso tempo non volevo essere troppo aggressiva". Bisognava surfare, appunto, e qui si entra direttamente nelle dinamiche della famiglia Brignone. Perché quando pensa alla tavola Federica non ricorda Un mercoledì da leoni, ma si vede insieme al fratello-allenatore Davide in Marocco. Ai primi di novembre, dopo la vittoria nel gigante di Sölden, con una muta a fiori esotici addosso. L’ultimo pezzo di estate strappato all’inverno che avanza, ma anche un utile allenamento, mentale e fisico, verso gli equilibri estremi che avrebbe trovato in Coppa. "Lo sci è uno sport di adattamento, le condizioni cambiano ogni volta: serve praticare altri sport, diciamo, pericolosi, in cui è difficile metterci del tuo e sei costretto ad adattarti". Nelle onde dell’Atlantico Federica vedeva già i curvoni ad alta velocità: "Il surf lo adoro, mi fa pensare "se sono andata sulle onde, allora posso fidarmi anche sugli sci”. In questo momento ho un buon feeling, e quando le condizioni sono difficili faccio la cosa giusta, anzi vado bene quando tutto è difficilissimo, negli ultimi anni sono molto migliorata. Certo, la pista dei Mondiali di Saalbach è facile, e non so ancora se parteciperò alla discesa, ma intanto sono diventata competitiva dappertutto, anche nelle parti facili".

"La Coppa del mondo? Penso una gara alla volta”

Un punto alla volta, la lezione di Velasco alle Olimpiadi di Parigi sembra assimilata da molti campioni italiani. Federica Brignone è in piena corsa per una Coppa del mondo senza dominatrici, eppure non vuole guardare lontano: "Voglio concentrarmi gara per gara e non ho intenzione di pensare alla classifica generale. Se succederà, succederà, ma intanto non bisogna bucare qualche weekend come ho fatto io". Per ora si accontenta di avere un profilo adatto per la coppa già vinta nel 2020. Non è mai soddisfatta: "Non ho fatto la discesa perfetta". E, a proposito di weekend bucati, sa arrabbiarsi al punto giusto senza essere autodistruttiva: "Dopo la caduta di Kranjska Gora ho detto che avrei chiuso in un armadio gli sci e non avrei gareggiato più, l’umore nero è durato due giorni, anche troppo. Però in quel momento era giusto così. Se non ci tenessi, non so perché dovrei andare in giro per le gare".

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