Il superG di Odermatt, un tiranno gentile: “Sfioro la perfezione”
dal nostro inviato Mattia ChiusanoMarco Odermatt alla premiazione del superG
SAALBACH — Il ragazzo del foglio Excel è diventato grande. Anzi, è diventato un Grande. Forse molto più di quello che pensava il padre, quando il piccolo Marco Odermatt si allenava sotto il suo sguardo affettuoso ma anche scientifico. Con l’occhio dell’ingegnere Walter Odermatt del cantone Nidvaldo, Svizzera tedesca, allora allenatore dello Skiclub Hergiswil, che su un foglio di calcolo annotava sin dalla prima ora tutte le ore sugli sci del promettente figlio, che fossero di slalom gigante o sci libero. “Per me è un diario” assicurava, per seguire la crescita di qualcosa che era importante per lui, ma lo sarebbe diventato anche il mondo. Marco Odermatt, campione universale, da venerdì vincitore di un superG mondiale con un vantaggio imbarazzante: un secondo rotondo sull’austriaco Haaser. Dopo aver afferrato gli ori di discesa e gigante due anni fa a Courchevel, e un anno prima il titolo olimpico di gigante a Pechino. E ancora, tre Coppe del mondo consecutive in attesa che quella di q…
SAALBACH — Il ragazzo del foglio Excel è diventato grande. Anzi, è diventato un Grande. Forse molto più di quello che pensava il padre, quando il piccolo Marco Odermatt si allenava sotto il suo sguardo affettuoso ma anche scientifico. Con l’occhio dell’ingegnere Walter Odermatt del cantone Nidvaldo, Svizzera tedesca, allora allenatore dello Skiclub Hergiswil, che su un foglio di calcolo annotava sin dalla prima ora tutte le ore sugli sci del promettente figlio, che fossero di slalom gigante o sci libero. “Per me è un diario” assicurava, per seguire la crescita di qualcosa che era importante per lui, ma lo sarebbe diventato anche il mondo. Marco Odermatt, campione universale, da venerdì vincitore di un superG mondiale con un vantaggio imbarazzante: un secondo rotondo sull’austriaco Haaser. Dopo aver afferrato gli ori di discesa e gigante due anni fa a Courchevel, e un anno prima il titolo olimpico di gigante a Pechino. E ancora, tre Coppe del mondo consecutive in attesa che quella di quest’anno possa prendere la stessa direzione, e 44 gare di coppa, 81 podi su 165 gare disputate: in pratica, va sul podio in una gara su due sin da quando ha debuttato nel 2017.
Odermatt: “Ho capito subito di aver vinto”
"Tutto si è incastrato nel modo migliore" dice lo svizzero, "alla terza porta ho sentito che lo sci faceva quello che volevo, è diventato tutto così facile. È stata una gara vicina alla perfezione, ho capito subito di aver vinto. A Courchevel avevo gli occhi lucidi, stavolta sono un po’ più rilassato, ma non è meno bello".
In Svizzera lo avvicinano a Federer
"Odermatt è uno che ci fa passare tutti per turisti" dice un suo compagno di squadra, che non è certo un comprimario ma scoppia di ambizione: Alexis Monney, vincitore della feroce discesa di Bormio, classe 2000. Eppure, di fronte al prodigio diventa umile scudiero (e ieri è uscito di pista). Odermatt sorride, è sereno, quanto di più lontano dall’immagine del duro vincente: in Svizzera lo avvicinano a Federer. In Italia vedremmo in lui un Sinner, in Austria lo amano lasciando da parte una storica rivalità. "È super umano, super simpatico, coi piedi per terra" dice Christof Innerhofer, uno che da Herrmann Maier a Hirscher ne ha visti tanti da vicino. "Odi ha un equilibrio incredibile divertendosi in pista e vivendo tutto al meglio. Lui vive easy, come i ragazzi di oggi".
Odermatt e il titolo della discesa da difendere
Odermatt non ha finito: c’è ancora la discesa in cui Dominik Paris, ieri settimo, vuole dargli fastidio, ma se rivince lo svizzero fa un bis riuscito solo a Maier, Miller e Kriechmayr. "Ho sciato benissimo, vediamo cosa succederà adesso": sì, quella di “Odi” è una minaccia.