Federica Brignone vince anche il gigante di Are e vede la Coppa del mondo
di Mattia ChiusanoRoma – La magia di Federica Brignone. In questo campo ormai lei si muove, il modo in cui prepara le sue vittorie va al di là della fisica, emoziona e lascia senza parole. Cercava il quarto successo consecutivo in gigante, e ad Are l’ha avuto. Voleva divertirsi, e non c’è bisogno di dirlo, ha trasmesso felicità con la sua sciata. Non voleva sedersi sui 65 centesimi di vantaggio accumulati sulla neozelandese Alice Robinson, in testa prima della sua partenza, e ha preso i suoi rischi: al primo intermedio ha guadagnato subito tre decimi, è passata indenne (e veloce) sul dosso che è costato caro a tante, col traguardo ormai in vista ha preso un pericoloso rimbalzo, trovandosi sbilanciata tra una porta rossa e blu, è andata lunga, sul filo dell’uscita dal tracciato. Ma basta guardare attentamente quel passaggio, per vedere un riflesso immediato (da tigre ovviamente) per rimettersi in asse e ritrovare velocità. Non solo Federica ha vinto il gigante svedese con un secondo e 26 di vantaggio, m…
Roma – La magia di Federica Brignone. In questo campo ormai lei si muove, il modo in cui prepara le sue vittorie va al di là della fisica, emoziona e lascia senza parole. Cercava il quarto successo consecutivo in gigante, e ad Are l’ha avuto. Voleva divertirsi, e non c’è bisogno di dirlo, ha trasmesso felicità con la sua sciata. Non voleva sedersi sui 65 centesimi di vantaggio accumulati sulla neozelandese Alice Robinson, in testa prima della sua partenza, e ha preso i suoi rischi: al primo intermedio ha guadagnato subito tre decimi, è passata indenne (e veloce) sul dosso che è costato caro a tante, col traguardo ormai in vista ha preso un pericoloso rimbalzo, trovandosi sbilanciata tra una porta rossa e blu, è andata lunga, sul filo dell’uscita dal tracciato. Ma basta guardare attentamente quel passaggio, per vedere un riflesso immediato (da tigre ovviamente) per rimettersi in asse e ritrovare velocità. Non solo Federica ha vinto il gigante svedese con un secondo e 26 di vantaggio, ma anche la seconda manche come ai Mondiali di Saalbach. Nono successo di stagione, quinto tra le porte larghe dopo la doppietta di Sestriere.
Goggia, il capolavoro interrotto
Purtroppo alla festa manca Sofia Goggia, che è stata magnifica nella prima manche (seconda a 0’’34 da Brignone) e per buona parte della seconda, ma su quel dosso infido si è trovata in ritardo finendo sbalzata fuori dal percorso. Lara Gut-Behrami ha fatto capire quanto vale anche in una situazione estrema, sciando per 32 secondi senza bastoncino, ma il nono posto, ottavo tra le umane in questo momento, non le ha impedito di perdere altro terreno in Coppa del mondo: ora è a 322 punti da Brignone, ma la ticinese non si sente più in corsa, lo dice da giorni, è più interessata a sistemare quel che non le va piuttosto che a inseguire una coppa che reputa già custodita nella casa di Federica a La Salle. Sul podio c’è invece spazio per un raggio di futuro, Lara Colturi, terza dietro Brignone e Robinson, a diciotto anni è già al terzo piazzamento tra le prime tre, è precoce e sta prenotando il dopo Brignone, il dopo Gut: resterà sempre con la maglia dell’Albania?
Federica sulla pista che le piace
Il presente intanto è di Federica Brignone, che già un anno fa aveva vinto in Svezia su una pista che le piace “perché non si frena mai”. Ad Are succedono spesso cose speciali, sul lago ghiacciato solcato da fondisti e motoslitte nella Contea di Jämtland. Qui Mikaela Shiffrin ha raggiunto Ingemar Stenmark per numero di vittorie in Coppa del mondo, Patrick Staudacher divenne sorprendente campione del mondo di superG nel 2007, Gustav Thöni ha conquistato la prima sfera di cristallo generale nel 1971. Stavolta si è manifestata una campionessa che ha vinto per la 36° volta, diciassettesima in gigante, numeri che a fatica rappresentano l’effetto che fa Federica in questo momento: una magia sulla neve.