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Sci, Thoeni contro Stenmark: cinquant’anni fa il parallelo che fece impazzire l’Italia

Ingemar Stenmark e Gustavo Thoeni all'epoca in un momento di relax

 

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Il 23 marzo 1975 in Val Gardena la gara che decise la Coppa del mondo e si trasformò in un duello tra l’azzurro e lo svedese tra tifo, alleanze, polemiche. Un momento simbolo dello sport italiano, seguito da 150 milioni di telespettatori. Gustavo vinse la quarta e ultima coppa, Ingemar dopo quella sconfitta cominciò la sua epoca da dominatore
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Il biglietto costava tremila lire, in cambio di quattro ore da passare coi piedi congelati immersi nella neve. Ma nessuno, in quell’Italia del 1975, se ne lamentò. Anzi, quando la giornata si risolse in un trionfo, il pubblico rotolò giù per la pista travolgendo le transenne, quel che avrebbero voluto fare anche i milioni di telespettatori che avevano seguito il parallelo della Val Gardena. Gustavo Thoeni fu sé stesso fino in fondo: senza neanche un gesto di gioia, voltandosi verso la pista a guardare chissà cosa, freddo nonostante avesse appena vinto il parallelo e la quarta Coppa del mondo della sua carriera. Ingemar Stenmark invece portò in scena una versione disperata di sé: la testa tra i pugni, il corpo poggiato sui bastoncini dopo l’uscita di pista in finale. Aveva appena compiuto diciannove anni, aveva perso, ma quella era una delle ultime immagini da sconfitto che avrebbe concesso nella sua vita. Stava per cominciare la sua epoca, e per finire quella della Valanga Azzurra.

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Il biglietto costava tremila lire, in cambio di quattro ore da passare coi piedi congelati immersi nella neve. Ma nessuno, in quell’Italia del 1975, se ne lamentò. Anzi, quando la giornata si risolse in un trionfo, il pubblico rotolò giù per la pista travolgendo le transenne, quel che avrebbero voluto fare anche i milioni di telespettatori che avevano seguito il parallelo della Val Gardena. Gustavo Thoeni fu sé stesso fino in fondo: senza neanche un gesto di gioia, voltandosi verso la pista a guardare chissà cosa, freddo nonostante avesse appena vinto il parallelo e la quarta Coppa del mondo della sua carriera. Ingemar Stenmark invece portò in scena una versione disperata di sé: la testa tra i pugni, il corpo poggiato sui bastoncini dopo l’uscita di pista in finale. Aveva appena compiuto diciannove anni, aveva perso, ma quella era una delle ultime immagini da sconfitto che avrebbe concesso nella sua vita. Stava per cominciare la sua epoca, e per finire quella della Valanga Azzurra.

L’incidente di Stenmark, la figlia di Thoeni

Cinquant’anni fa, domenica 23 marzo 1975, mentre finiva la guerra in Vietnam e Freddie Mercury lavorava a Bohemian Rhapsody, andava in scena una delle gare simbolo dello sport italiano: il parallelo della Val Gardena. Le stime di quel periodo parlarono di 150 milioni di telespettatori, e trentamila tifosi a Ortisei che col tempo e la leggenda sono lievitati a oltre 45mila. Al congresso Fis di Cipro del 1973 fu deciso l’inserimento di una specie di passerella finale in una specialità che non faceva parte del calendario tradizionale: si trasformò invece in un duello all’ultimo sangue in cui, oltre a Thoeni e Stenmark, a pari merito con 240 punti si aggiunse l’austriaco Franz Klammer che solo grazie alle discese era riuscito ad appaiare in classifica i due protagonisti, per di più all’ultimo istante con il successo a Val Gardena il venerdì precedente. Ingemar rischiò di non correre quella gara perché aveva avuto un incidente sulla Range Rover del suo tecnico, che andò a sbattere contro un parapetto. Gustavo invece stava per diventare papà di una bambina, ma la moglie Ingrid glielo rivelò solo quando il delirio di quei giorni si concluse. Mai più il parallelo sarebbe diventato decisivo per assegnare una Coppa del mondo, così come la pista del Ronc di Ortisei non avrebbe più ospitato eventi storici. Ma l’atmosfera e l’eccitazione di quel giorno sono arrivate fino al nostro tempo.

La squadra azzurra voleva la squalifica di Stenmark

Il corridoio dello skilift che riportava alla partenza gli sciatori era stretto tra due ali di folla che urlava, tifava e minacciava. Il responsabile della gara Erich Demetz si rivolse ai Carabinieri a gara in corso. Molto si parlò di alleanze, e certo il tabellone di tipo tennistico si rivelò subito squilibrato: per Thoeni due discesisti, l’australiano Grabler e lo svizzero Roux, poi il compagno di squadra Tino Pietrogiovanna; per Stenmark gli specialisti Pargaetzi (Svizzera), Neureuther (Germania) e Bachleda (Polonia). Quanto a Klammer, incontrò l’altro azzurro Helmuth Schmalzl e la sua corsa finì subito. Nessun aveva dubbi su come sarebbe finita tra Thoeni e Pietrogiovanna, bisognava capire solo in che modo si sarebbe risolto il match. Il valtellinese, che da allenatore sarebbe diventato capo del team di Deborah Compagnoni, scelse di invadere platealmente la pista di Gustavo, facendosi squalificare. Un errore talmente clamoroso da far pensare a un gesto polemico nei confronti degli ordini di scuderia. Stenmark invece rischiò di brutto, contro il duro Bachleda cadde inforcando un paletto e arrivando attardato al traguardo. Ma il polacco fece lo stesso sbaglio nella seconda manche, senza rialzarsi e facendo immaginare un accordo. Il pubblico fischiò a lungo, e il team italiano provò addirittura a fare squalificare Stenmark per aver passato irregolarmente una porta nel primo confronto con Bachleda. La regia televisiva, una specie di Var primordiale, dimostrò come Stenmark era riuscito con un'acrobazia a far passare gamba e sci intorno alla porta, rispettando il regolamento.

L’errore di Stenmark a due porte dal traguardo

All’atto conclusivo si arrivò con altri errori in semifinale, e Thoeni sempre scuro in volto nonostante il parallelo stesse andando bene per lui: l’austriaco Tresch, sconfitto nella prima prova, cadde subito nella seconda, come l’azzurro Fausto Radici, invocato dal pubblico per “punire” Stenmark, uscì dal percorso rendendo inevitabile la finale più attesa. Quasi una resa dei conti, tra il 24enne campione olimpico, mondiale e presto vincitore della quarta Coppa del mondo, e il lappone di Tarnaby che aveva osato inserirsi nel dominio della Valanga Azzurra. Pronto a conquistare 86 successi in Coppa del mondo, a farsi escludere da un’Olimpiade per professionismo (Sarajevo 1984), a continuare a vincere anche quattordici anni dopo quel parallelo di Ortisei, ma non ancora a battere Thoeni in quel preciso momento storico. Infatti Stenmark scivolò sullo sci interno, uscendo a due porte dal traguardo, quando stava superando l’azzurro che concluse la sua discesa solitaria. Unico impermeabile alle emozioni, mentre nel paese si rovesciava un pentolone di gioia impazzita.

I 12 nipoti di Thoeni, l’asta di Stenmark

Il “parallelo di Val Gardena” è una frase che sta allo sci come il Mundial ’82 al calcio. È scolpito nel passato, ma anche moderno se si pensa che in quell’occasione si impose una nuova forma di pubblicità sportiva, con la Parmalat che acquistò i diritti pubblicitari della gara per 25 milioni di lire. Thoeni oggi ha dodici nipoti, Stenmark ha avuto tre mogli e si allena nel salto con l’asta. Quando si incontrano sono più solari e sorridenti di quando erano ragazzi. La leggenda l’hanno già scritta in un’altra fase della loro vita.

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