Le lacrime e la neve. A meno di un anno dalla tragedia di Matilde Lorenzi, lo sci italiano piange Matteo Franzoso e s’interroga su un altro incidente in pista, ancora in allenamento.
Franzoso e gli altri specialisti azzurri della velocità erano in ritiro sulle nevi di La Parva, in Cile. Il gruppo, una decina tra atleti e tecnici, era arrivato nella località sulle Ande il 6 settembre. Un mese di rifinitura laddove, in questo periodo dell’anno, la neve c’è. Pista semplice, velocissima. Con una particolarità che si è rivelata fatale: alcune staccionate poste poco al di fuori del tracciato, dietro due file piuttosto blande — così appaiono in alcune immagini della pista — di reti.
L’incidente
Sabato Matteo era impegnato in una discesa quando, sul primo piccolo salto del tracciato, ha perso il controllo degli sci. Una spigolata, come in gergo si definisce una presa sbagliata della lamina interna dello sci, che l’ha proiettato in avanti, come disarcionato, in balìa dell’aria e del destino. Il ragazzo genovese, che oggi avrebbe compiuto 26 anni, ha superato le reti di sicurezza e ha sbattuto contro una barriera frangivento, a ben vedere una semplice staccionata, posta a non più di 6-7 metri dal limite esterno del tracciato. Trauma cranico e conseguente edema cerebrale. Franzoso è stato soccorso, elitrasportato in una clinica di Santiago, a una cinquantina di km da La Parva, e posto in coma farmacologico. Il suo corpo non ha retto alle ferite. Ieri pomeriggio, quando i genitori, Marcello e Olga, erano appena atterrati in Cile, hanno ricevuto la notizia più terribile. Michele, fratello minore di Matteo, era al suo capezzale da domenica. I suoi compagni di Nazionale, da Mattia Casse a Christof Innerhofer, avevano smesso di allenarsi in attesa di notizie confortanti. Non sono mai arrivate. Alcuni di loro potrebbero tornare in Italia nelle prossime ore.
La carriera
Nati a Genova, Matteo e Michele Franzoso avevano sin da bambini mostrato una passione straordinaria per la neve, tanto da convincere papà Marcello, broker, e mamma Olga (di origini russe), a trasferirsi a Rollieres, non lontano da Cesana Torinese. Iscritti allo Sci Club Sestriere, avevano intrapreso la carriera agonistica con apprezzabili risultati. Michele ha poi scelto di diventare maestro di sci. Matteo è arrivato fino alla Coppa del mondo. Diciassette le sue presenze nel circuito maggiore, tutte in gare veloci (11 superG e 6 discese libere), un 28° posto a Cortina nel 2023 il suo miglior risultato. Nello stesso anno aveva vinto il titolo italiano nella combinata. L’ultima partenza in Coppa risale alle gelide gare norvegesi di Kvitfjell dello scorso marzo. Il sogno di Milano-Cortina 2026 lo stava accarezzando da vicino. Il buio è arrivato all’improvviso, contro un ostacolo imprevisto, inconcepibile ai bordi di una pista di allenamento di professionisti della velocità, capaci di toccare i 130 km/h. «Era un ragazzo umile, sorridente, che aveva sacrificato gran parte della sua gioventù al sogno di diventare un grande atleta» è il ricordo del presidente dello Sci Club Sestriere, Alessandro Garrone, «ma ora dobbiamo interrogarci. Nello sci la tecnica, i materiali, le prestazioni si evolvono sempre di più e tendono a trasformarlo ormai in uno sport estremo, in cui ogni centesimo conta. Ma le regole, i dispositivi per la sicurezza, le protezioni delle piste ed i controlli devono adeguarsi, correre altrettanto velocemente».
La Parva è un puntino sulle Ande molto ricercato dalle nazionali più importanti. Lì, per via dell’altitudine (la stazione a monte della funivia da cui dipartono molte delle piste è a oltre 3.000 metri), l’innevamento fino alla tarda primavera sudamericana è costante. Le caratteristiche della neve sono comunque profondamente diverse da quelle europee: e a oltre 100 all’ora tutto può fare la differenza. «Gli sci di oggi sono troppo veloci, specie in curva, è ora di cambiarli» riflette Kristian Ghedina. Nella passata stagione di Coppa del mondo a un certo punto si è perso il conto degli infortuni gravi. Ma nello sci si seguita anche a morire: Matilde Lorenzi, 20 anni, in Val Senales; Marco Degli Uomini, 18 anni, per una caduta in allenamento sullo Zoncolan; Margot Simond, 18 anni, durante un’esibizione in Val d’Isere. Volti, storie e tanti “mai più”, pronunciati finora a vuoto.