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Giuliano Besson, visionario sulla neve e sindacalista della Valanga . Quando inventò la super tuta

Giuliano Besson (a sinistra) con Herbert Plank e Stefano Anzi (a destra) (foto facebook Stefano Anzi - Gli anni 70 della Valanga Azzurra) 

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L'addio a un altro pezzo di quel gruppo mitico. Da discesista fu secondo a Kitzbühel, da imprenditore fornì all’oro di Torino 2006 Deneriaz una tuta termosaldata studiata per guadagnare mezzo secondo al minuto
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Era scomodo, ma vedeva lontano. Nei primi anni Settanta in cui Gustav Thoeni rischiò la squalifica perché un brand americano aveva messo il suo nome su una pubblicità di scarponi e Karl Schranz venne escluso dalle Olimpiadi, Giuliano Besson parlava di training autogeno, ipnosi, diritti e sicurezza. Era irrequieto, imprenditore dentro, per niente diplomatico, con il capo della Valanga Azzurra Mario Cotelli non si presero e nel 1975 finì male: fuori squadra per “attività sindacali” lui e il suo amico Stefano Anzi, il primo azzurro a vincere una discesa di Coppa a Sugarloaf nel 1971. Uniti nella radiazione, ma anche prima sul podio di Kitzbühel e dopo nell’azienda che porta il loro nome.

La squalifica mancata e la tensione in Alto Adige

Con la scomparsa improvvisa di Giuliano Besson se ne va un altro pezzo di Valanga Azzurra dopo Fausto Radici, Erwin Stricker, Roland Thoeni e lo stesso Cotelli. Nessuna vittoria in Coppa, ma mille storie da raccontare. Anche nel giorno della gloria, …

Era scomodo, ma vedeva lontano. Nei primi anni Settanta in cui Gustav Thoeni rischiò la squalifica perché un brand americano aveva messo il suo nome su una pubblicità di scarponi e Karl Schranz venne escluso dalle Olimpiadi, Giuliano Besson parlava di training autogeno, ipnosi, diritti e sicurezza. Era irrequieto, imprenditore dentro, per niente diplomatico, con il capo della Valanga Azzurra Mario Cotelli non si presero e nel 1975 finì male: fuori squadra per “attività sindacali” lui e il suo amico Stefano Anzi, il primo azzurro a vincere una discesa di Coppa a Sugarloaf nel 1971. Uniti nella radiazione, ma anche prima sul podio di Kitzbühel e dopo nell’azienda che porta il loro nome.

La squalifica mancata e la tensione in Alto Adige

Con la scomparsa improvvisa di Giuliano Besson se ne va un altro pezzo di Valanga Azzurra dopo Fausto Radici, Erwin Stricker, Roland Thoeni e lo stesso Cotelli. Nessuna vittoria in Coppa, ma mille storie da raccontare. Anche nel giorno della gloria, il 26 gennaio 1974 in cui si piazzò secondo sulla mitica Streif a 18 centesimi da Roland Collombin e a pari merito con Anzi. Lui piemontese di Sauze d’Oulx come Piero Gros arrivò tardi alla gara ma non fu squalificato, l’episodio penalizzò Thoeni che non poté prendere un punteggio maggiorato e perse la coppa generale proprio a favore di Gros. L’Alto Adige insorse in un periodo di forti tensioni politiche ma ci pensò lo stesso Gustav a calmare le acque. Già in quell’epoca Besson parlava di tute all’avanguardia e gallerie del vento, concetti che portò nella sua azienda facendone un marchio scelto da grandi nazionali.

Il caso della tuta di Deneriaz

Alle Olimpiadi di Torino 2006 il francese Antoine Dénériaz dominò la discesa con una sua tuta termosaldata, che eliminava le cuciture e faceva guadagnare — si diceva — mezzo secondo al minuto secondo studi nella galleria del vento. Dopo molti anni felici si è conclusa l’alleanza commerciale con Stefano Anzi, mentre con gli eroi dell’epoca c’è stato forte attrito lo scorso anno quando uscì una linea col logo della Valanga Azzurra depositato senza il consenso degli altri. Ma con tutti i possibili eccessi, Giuliano Besson vedeva lontano e sembrava parlare anche allo sci di oggi e ai suoi drammi: “Non conoscevano le nostre vere esigenze, perché noi discesisti partivamo in 15, ma a fine stagione eravamo rimasti in sette, otto".

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