Giada D’Antonio: “Non sarò la Shakira dello sci, voglio portare Napoli alle Olimpiadi”
di Mattia ChiusanoIn Austria, regno degli sport invernali, la chiamano la Shakira dello sci. Perché può diventare una star, ha fatto qualcosa che a Mikaela Shiffrin o Janica Kostelic non è riuscito da ragazzine, ha radici non solo napoletane ma anche sudamericane, e con un pizzico di veleno all’estero già azzardano che lei, Giada D’Antonio, sedici anni, possa diventare per la Colombia quel che Lara Colturi è per l’Albania: una campionessa italiana che gareggia per un’altra nazione. Speculazioni che nascono quando qualcuno sta diventando famoso, e Giada sta crescendo in fretta, alla sua prima apparizione internazionale ha vinto due gare su due, come nemmeno la divina Shiffrin, partendo col proibitivo numero 82. Sfoggiando negli slalom svizzeri di Schilthorn i colori dello Sci Club Vesuvio.
Secondogenita del dentista napoletano Fabio D'Antonio e di Sandra Cabezas Gonzalez, ex indossatrice figlia di un ecuadoriano e una colombiana, un’infanzia tra Quito e Cali, Giada è cresciuta a San Sebastiano al Vesuvi…
In Austria, regno degli sport invernali, la chiamano la Shakira dello sci. Perché può diventare una star, ha fatto qualcosa che a Mikaela Shiffrin o Janica Kostelic non è riuscito da ragazzine, ha radici non solo napoletane ma anche sudamericane, e con un pizzico di veleno all’estero già azzardano che lei, Giada D’Antonio, sedici anni, possa diventare per la Colombia quel che Lara Colturi è per l’Albania: una campionessa italiana che gareggia per un’altra nazione. Speculazioni che nascono quando qualcuno sta diventando famoso, e Giada sta crescendo in fretta, alla sua prima apparizione internazionale ha vinto due gare su due, come nemmeno la divina Shiffrin, partendo col proibitivo numero 82. Sfoggiando negli slalom svizzeri di Schilthorn i colori dello Sci Club Vesuvio.
Secondogenita del dentista napoletano Fabio D'Antonio e di Sandra Cabezas Gonzalez, ex indossatrice figlia di un ecuadoriano e una colombiana, un’infanzia tra Quito e Cali, Giada è cresciuta a San Sebastiano al Vesuvio e già vinceva tra le bambine con sei secondi di vantaggio. Sempre tenuta a freno dal presidente dello sci club Stefano Romano, cugino del padre: “Siamo partiti dal 2014 col progetto Un napoletano in Coppa del mondo, ma il nostro segreto con lei è stato tenere il profilo basso, non darle mai una corsia preferenziale, non esasperarla”. Con due sole gare Giada D’Antonio si è avvicinata alle prime cento del mondo, qualcuno pronostica una sua selezione nel team di Milano Cortina. Il potente Rainer Salzgeber, capo del reparto racing del colosso Head, ha le idee chiare: “Lei è eccezionale”.
Giada D’Antonio, diventerà la Shakira dello sci?
“Veramente sin da piccola ho un altro soprannome: Black Panther. E se penso alla Colombia, mi viene più in mente una cantante di reggaeton che si chiama Karol G. Però no, onestamente non mi sono mai messa in testa l'idea di cambiare nazione. Dal punto di vista morale ti dà più soddisfazione arrivare in Coppa del mondo da italiana piuttosto che in un altro modo più facile. Poi sono super gasata quando mi arrivano le tute, che sono tutte azzurre: azzurro Napoli”.
Tifate in famiglia?
“Quando gioca il Napoli papà non si può muovere dal divano, non bisogna fare casino oppure si deve uscire: lui deve vedere la partita e basta. Il suo umore dipende dal risultato”.
Come si è innamorata dello sci partendo da San Sebastiano al Vesuvio?
“L'ho scoperto grazie a mio padre che è un appassionato, non un fanatico che sa tutto. Sin da ragazzo va a sciare a Roccaraso e quando avevo tre anni e mezzo mi ha portato insieme a mio fratello Anthony a fare una prova. Ci è piaciuto, mio fratello poi è diventato calciatore, ma io ho continuato e ho scoperto la passione, gareggiando sempre per lo Sci Club Vesuvio”.
Cosa le piace di più del suo sport?
“La sensazione di libertà. Mi sento libera di esprimermi, di fare tutto ciò che mi fa sentire bene e allo stesso tempo dimenticare i pensieri: quasi una medicina. Mi aiuta conoscere un mondo più grande, mi piace che ogni gara venga disputata in un luogo diverso”.
La sua famiglia e il suo club hanno cercato sempre di farla crescere senza pressioni.
“Di pressioni ne ricevo abbastanza, ma dal mondo esterno, non dalle persone che contano veramente e mi sostengono: se non fosse così mi sarei già stancata. Quando torno a casa a Napoli non si parla mai di sci”.
Si sapeva del suo talento, ma cosa significa vincere una gara internazionale, anche se minore, col numero 82?
“Vuole dire che ho disfatto i materiali da gara sui sassi, e mi dispiace. Il secondo giorno ho iniziato a sentire che gli sci non tenevano più e non potevo controllarli. Pensavo “forse è una mia sensazione, boh, dipende dalla mia sciata sul ghiaccio”. Poi un allenatore della squadra svizzera si è avvicinato e mi ha fatto: “Ho una sensazione strana. Fammi vedere gli sci”. Ne ho alzato uno e avevo tutta la lamina danneggiata probabilmente su un sasso. Ho alzato l'altro e aveva un buco sulla soletta”.
Ha vinto in queste condizioni?
“Sì, e ho paura che gli sci non si possano recuperare”.
La sente la forza simbolica di vincere nello sci per un club napoletano?
“Qualunque cosa faccia sento la mia parte napoletana. È un orgoglio rappresentare le mie origini e tutto quel che c'è alle mie spalle”.
Sua madre Sandra dice: “Sono venuta in Friuli per studiare, poi ho scoperto Napoli e ho trovato l’anima del Sudamerica: da quel momento è diventata la mia città”. Anche lei prova le stesse sensazioni?
“Ogni singolo angolo di Napoli mi emoziona, per me non esiste città più bella. Mi commuovo, mi sento rappresentata: me ne sono resa conto pienamente nel momento in cui l’ho dovuta lasciare, per trasferirmi a Predazzo”.
Un distacco molto duro.
“Con me c’è mamma, qui sono più vicina allo sci internazionale, e studio amministrazione, finanza e marketing all’istituto tecnico-economico”.
La sua parte latina invece come si esprime?
“Sono abbastanza festaiola, appena sento la musica comincio a muovermi. Ho ballato con Lucas Pinheiro Braathen, che scia per il Brasile e danza benissimo: ma sono stata più brava io. Non vedo l’ora di tornare in Colombia a maggio con mamma: voglio girarla tutta”.
Insomma, riusciremo a vedere una napoletana in Coppa del mondo?
“Io di fretta non ne ho, ho degli obiettivi e voglio raggiungerli. Nel minor tempo possibile, altrimenti ogni cosa verrà a suo tempo”.
Debutterà in Coppa Europa, si ipotizza una sua crescita così rapida da meritare addirittura un posto alle Olimpiadi di Milano Cortina: ci pensa?
“Ho ancora tanta strada da fare per raggiungere i livelli più alti. Ma se domani mi dicono “vai a fare le Olimpiadi”, per di più nel mio paese, non posso mica dire “guarda, non sono pronta, non partecipo”. Io non scarto niente”.