La pista scandalo e la campionessa infuriata. Lo slalom femminile più devastante degli ultimi 25 anni, col 49,3 % delle atlete ritirate dopo una manche di buche, binari irregolari, passaggi angolatissimi, e la sciatrice più vincente di tutti i tempi che si trasforma in capopopolo. O forse Mikaela Shiffrin era solo una regina che ha pensato ai suoi interessi, quando domenica sera a Semmering ha intimato di spostare una porta della seconda manche mentre quasi tutte le altre avevano già finito la ricognizione? Di sicuro in passato si è vista una Shiffrin felice, commossa, in lacrime, buffa, ma raramente così arrabbiata dopo aver vinto, oltretutto, il quinto slalom di fila con una rimonta dal quarto posto. E le sue parole sono quelle di un’atleta “frustrata”, come si definisce, che pensa agli interessi di tutto lo sci femminile: “Sciare qui non è stato sicuro. Non ho avuto grandi problemi, ma chi è partito più indietro sì. Il percorso si è sgretolato, per fortuna non ci sono stati infortu…
La pista scandalo e la campionessa infuriata. Lo slalom femminile più devastante degli ultimi 25 anni, col 49,3 % delle atlete ritirate dopo una manche di buche, binari irregolari, passaggi angolatissimi, e la sciatrice più vincente di tutti i tempi che si trasforma in capopopolo. O forse Mikaela Shiffrin era solo una regina che ha pensato ai suoi interessi, quando domenica sera a Semmering ha intimato di spostare una porta della seconda manche mentre quasi tutte le altre avevano già finito la ricognizione? Di sicuro in passato si è vista una Shiffrin felice, commossa, in lacrime, buffa, ma raramente così arrabbiata dopo aver vinto, oltretutto, il quinto slalom di fila con una rimonta dal quarto posto. E le sue parole sono quelle di un’atleta “frustrata”, come si definisce, che pensa agli interessi di tutto lo sci femminile: “Sciare qui non è stato sicuro. Non ho avuto grandi problemi, ma chi è partito più indietro sì. Il percorso si è sgretolato, per fortuna non ci sono stati infortuni gravi: si poteva fare di meglio. Dovrebbe essere un bello spettacolo, le sciatrici non dovrebbero avere paura di scendere qui".
Della Mea: “Polemiche solo se capita ai maschi”
Cos’è successo sulla collina dei viennesi, in una delle classiche austriache di Coppa del mondo? Di tutto. Su una pista che arriva a 1020 metri, con soli zero gradi all’arrivo, la pista non viene ghiacciata e presto le atlete trovano crateri su uno strato di nemmeno 30 cm di neve: un “rodeo”, lo chiamano. Per favorire la sua atleta, Camille Rast, l’allenatore svizzero Wicki angola al massimo le porte della prima manche, e le prime a scendere raschiano quel poco di neve rimasta: tra le 39 eliminate la sedicenne napoletana Giada D’Antonio al debutto. Nella seconda manche, a ricognizione ultimata, Shiffrin protesta e viene ascoltata: il percorso viene risistemato in base alle sue indicazioni. Tutte le altre atlete che avevano già finito la ricognizione vengono informate attraverso un video. Abuso di potere? Non la pensa così chi era in pista come Lara Della Mea, tarvisiana che sta facendo un’ottima stagione tra slalom e gigante: "La pista era un campo di patate per le ultime a scendere. Ci siamo trovate in una situazione borderline, e siamo state fortunate che nessuna si sia fatta male. È stata una gara estrema, il terreno era mosso, la neve si spaccava, la prima manche attorno alle 15 si è corsa mentre il sole scendeva e le luci artificiali non creavano contrasto: non si vedeva niente. Poi ci vorrebbe intelligenza quando si traccia. Fosse stata una gara degli uomini sicuramente ci sarebbero state polemiche. Per fortuna Mikaela ha detto qualcosa, ha vinto tutto e sarà ascoltata, le sue critiche non cadranno nel vuoto: se invece l’avessi detto io…" sorride l’azzurra.
La Fis: “Lei vede cose che altre potrebbero non vedere”
Il bello è che la federazione mondiale, la Fis che ha incassato la stoccata da Shiffrin, si schiera con lei attraverso il direttore di gara Markus Mayr. Intervenuto sulla lunga curva a gomito che secondo l’americana era troppo pericolosa: "Lei vede cose che altre potrebbero non vedere. Nell’interesse dello sport e della sicurezza, aveva ragione". Incassa la solidarietà dei colleghi l’allenatore francese Vincent Blum, a cui Shiffrin ha corretto il disegno come una maestra a scuola: "È stata una scelta tattica elaborata durante gli allenamenti, un tracciatore lo può fare, altrimenti disegniamo sempre la stessa gara, come robot". C’è stato un tempo in cui Mikaela Shiffrin era la magnifica bambina prodigio dello sci. Nella sua continua evoluzione, oggi dà voce alle atlete che non ne hanno.