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Lezione dai campioni: Goggia si inchina a Vonn, Odermatt ricorda Crans

Lindsey Vonn sul podio di Zauchensee

 

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Per Lindsey trionfo n.84, Marco vince il gigante di Adelboden con l’omaggio alle vittime di Capodanno
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Il giorno degli immortali, con un tempo da lupi. Il giorno di Lindsey Vonn che a 41 anni vince a Zauchensee d’esperienza, aggressiva e delicata, dando un’utile lezione a Sofia Goggia che si inchina: "Bisogna saper sciare forte in tutte le condizioni, indipendentemente da quali esse siano, come fa lei. Quanto a me, Era già tutto previsto, come la canzone di Cocciante". Ma poco dopo la seconda vittoria della nuova vita dell’americana, l’84ª assoluta, è il turno di un campione che fa meglio di Stenmark e si prepara un posto ancora più comodo tra le leggende dello sci. "Ma io non riesco a immedesimarmi con qualcuno che sciava 40 o 50 anni fa" taglia corto Marco Odermatt, svizzero del Cantone Nidvaldo, vincitore per la quinta volta consecutiva del classico gigante di Adelboden, meglio dello svedese che vide la sua serie interrotta nell’83 da un altro svizzero, Pirmin Zurbriggen. A fare da cornice alle due imprese piste sommerse dalla neve e coperte da quel tipo di nebbia che toglie fiducia…

Il giorno degli immortali, con un tempo da lupi. Il giorno di Lindsey Vonn che a 41 anni vince a Zauchensee d’esperienza, aggressiva e delicata, dando un’utile lezione a Sofia Goggia che si inchina: "Bisogna saper sciare forte in tutte le condizioni, indipendentemente da quali esse siano, come fa lei. Quanto a me, Era già tutto previsto, come la canzone di Cocciante". Ma poco dopo la seconda vittoria della nuova vita dell’americana, l’84ª assoluta, è il turno di un campione che fa meglio di Stenmark e si prepara un posto ancora più comodo tra le leggende dello sci. "Ma io non riesco a immedesimarmi con qualcuno che sciava 40 o 50 anni fa" taglia corto Marco Odermatt, svizzero del Cantone Nidvaldo, vincitore per la quinta volta consecutiva del classico gigante di Adelboden, meglio dello svedese che vide la sua serie interrotta nell’83 da un altro svizzero, Pirmin Zurbriggen. A fare da cornice alle due imprese piste sommerse dalla neve e coperte da quel tipo di nebbia che toglie fiducia. A meno che non si sia degli immortali, e si sappia uscir fuori dai pensieri dei comuni mortali.

Vonn: “La mia esperienza mi ha aiutato”

Lindsey Vonn, per esempio, ha odiato il numero che le ha assegnato il sorteggio, il 6. Pensava che l’avrebbe penalizzata su una pista soffice e circondata da cumuli di neve. Poi l’americana tornata alle gare dopo quasi sei stagioni di stop, con due pezzi di titanio al posto di ossa del ginocchio destro, ha cominciato a pensare al passato: "Nel 2016 vinsi qui una discesa sprint partita dallo stesso punto usato dieci anni dopo. La mia esperienza mi ha aiutato, sapevo dove andare e dove spingere. Non sono una grande scivolatrice, ma eccello nelle curve: ho capito che sarebbe servita la linea più diretta, rischiosa, per non finire all’esterno su tutta quella neve fresca". Nel magico mondo di Lindsey è normale che a farle le strategie sia un vincitore di due ori olimpici e due Coppe generali: "Posso elaborare un piano per lei" racconta Aksel Lund Svindal, "ma quel che è impressionante è il modo con cui lei lo esegue".

Marco Odermatt festeggia col campanaccio dato in premio ad Adelboden 

Odermatt: “Dopo le tragedie si va avanti”

Impressionante è anche Odermatt ad Adelboden, nell’Oberland bernese dove ormai è stato coniato il termine “AdelbOdi”. Il ventottenne non è stato perfetto, "le gambe cominciavano a bruciarmi" ma al termine di quel precipizio che piomba davanti a una tribuna di 15mila spettatori non ha avuto problemi a concludere con quasi mezzo secondo di vantaggio. Reagendo non solo alle difficoltà, ma anche a un clima di lutto, di rintocchi di campane nella chiesetta di Adelboden e fasce nere al braccio per la tragedia di Crans Montana, un omaggio che Odermatt ha reso lungo tutta la pista Chuenisbärgli. "Mi è sempre piaciuto andare nei bar di Crans" ricorda, "non si pensa mai che una cosa del genere possa succedere. Come il panettiere deve fare il pane, noi sciamo. È brutale, ma dopo ogni tragedia si deve andare avanti".

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