Non è questione di esperienza, ma di classe immensa. E di cuore, come quello che fa piangere Giovanni Franzoni nel giorno più adrenalinico che un discesista possa sognare, la vittoria sulla Streif sold out da settimane: “È stata una giornata un po’ speciale, alla partenza avevo in testa Matteo (Franzoso, l’amico morto a settembre durante un allenamento in Cile, ndr). L’anno scorso eravamo in camera insieme ed era la mia prima volta qui”. Due ragazzi di belle speranze, separati per sempre dal destino. Incredibile pensare ora che il trionfatore di Kitzbühel, il 24enne di Manerba del Garda che si affianca a Dominik Paris, Peter Fill e Kristian Ghedina tra i vincitori della classica austriaca, abbia corso per la prima volta su questa pista un anno fa. Ma in questa stagione il nuovo fenomeno dello sci italiano sta correndo su un sentiero invisibile che lui non fatica a riconoscere, ogni volta che arriva qualcosa di bello: è il suo percorso con Matteo che lo guida dall’alto, come ripete dop…
Non è questione di esperienza, ma di classe immensa. E di cuore, come quello che fa piangere Giovanni Franzoni nel giorno più adrenalinico che un discesista possa sognare, la vittoria sulla Streif sold out da settimane: “È stata una giornata un po’ speciale, alla partenza avevo in testa Matteo (Franzoso, l’amico morto a settembre durante un allenamento in Cile, ndr). L’anno scorso eravamo in camera insieme ed era la mia prima volta qui”. Due ragazzi di belle speranze, separati per sempre dal destino. Incredibile pensare ora che il trionfatore di Kitzbühel, il 24enne di Manerba del Garda che si affianca a Dominik Paris, Peter Fill e Kristian Ghedina tra i vincitori della classica austriaca, abbia corso per la prima volta su questa pista un anno fa. Ma in questa stagione il nuovo fenomeno dello sci italiano sta correndo su un sentiero invisibile che lui non fatica a riconoscere, ogni volta che arriva qualcosa di bello: è il suo percorso con Matteo che lo guida dall’alto, come ripete dopo il terzo posto in Gardena, o la vittoria nell’altra classica di Wengen. Una crescita esponenziale che sta sconvolgendo lo sci mondiale, non preparato alla rivelazione di un nuovo campione in tempi così brevi. E il primo ad essere sconvolto è ovviamente lui, che dice “sto tremando” quando la gara non è ancora finita, ma poi ammette: “Dopo il superG ero super motivato, volevo fare tutto quello che potevo, nella prima parte ho faticato un po’, poi ho sciato veramente da paura”.
Il capolavoro nella seconda parte della Streif
Da paura, o con una classe non affinata dall’esperienza visto che lui sulla Streif ne aveva pochissima. Franzoni in effetti non è stato il migliore in quel tratto impressionante in cui i discesisti si tuffano senza vedere il fondo della Mausefalle, un budello sempre gelato che si infila nella montagna a precipizio e arriva all'85% di pendenza, poi attraverso la Karusselkurve comprime gli atleti e li spinge verso la Steilhang, con la forza centrifuga che butta verso l'esterno quando invece bisognerebbe indirizzare gli sci verso una stradina di puro scorrimento. Nella preparazione di quell’ingresso Franzoni ha grattato e perso, ma non tanto, non abbastanza da compromettere il capolavoro che è arrivato dopo: nel tratto filante della Alte Schneise, sul terribile salto della Seidlalm, nel pianeggiante Laerchenschuss, sotto l’arco che introduce alla Hausbergkante dove si balla ad alta velocità sugli spigoli e Giovanni è sceso un po’ di linea, concedendo qualcosa a Marco Odermatt che ha recuperato anche sull’Hahnenkammschuss dove Ghedina fece la spaccata, ma rimanendo alla fine a 7 centesimi dall’azzurro che gli ha negato una delle poche cose che gli mancano. Peccato per l’assenza sul podio di Florian Schieder, che a lungo è stato terzo prima che il francese Maxence Muzaton col numero 29 facesse venire uno spavento a tutti chiudendo poi terzo.
Il fenomeno a sorpresa verso Milano Cortina
Con un concentrato mai visto di classe e cuore, l’Italia scopre di avere un fenomeno che fino a poche settimane fa non contava di schierare alle Olimpiadi di Milano Cortina. Ma questo è il destino, e in questo caso è un destino disegnato dall’alto.