La marcia di Radetzky per un italiano. Per un ventiquattrenne di Manerba sul Garda come Giovanni Franzoni, che umilmente ammette «a inizio stagione partivo ancora col numero 60, ora sono qui dopo aver vinto a Wengen e sulla Streif, incredibile». Non basta vincere a Kitzbühel, bisogna anche capire cosa significa vincere a Kitzbühel. Significa farsi applaudire da Zlatan Ibrahimovic, Jürgen Klopp, Arnold Schwarzenegger, Bernie Ecclestone, tutti imbacuccati nel parterre per non prendere freddo in mezzo a un mare di bandiere biancorosse. Significa restare anche quando vorresti tornare a casa, e dagli schuss tremebondi a oltre 140 all’ora passare a un gala in cui bisogna vestirsi elegantissimi, infatti Giovanni spedisce tutti i suoi amici dello ski college a comprarsi con una parte dei soldi del premio (101mila euro) un abito per la festa, perché questa è una notte che bisogna ricordare e condividere. Ma non da sbronzi: «Quando mi hanno offerto una grappa, l’ho subito rifiutata, appena bevo…
La marcia di Radetzky per un italiano. Per un ventiquattrenne di Manerba sul Garda come Giovanni Franzoni, che umilmente ammette «a inizio stagione partivo ancora col numero 60, ora sono qui dopo aver vinto a Wengen e sulla Streif, incredibile». Non basta vincere a Kitzbühel, bisogna anche capire cosa significa vincere a Kitzbühel. Significa farsi applaudire da Zlatan Ibrahimovic, Jürgen Klopp, Arnold Schwarzenegger, Bernie Ecclestone, tutti imbacuccati nel parterre per non prendere freddo in mezzo a un mare di bandiere biancorosse. Significa restare anche quando vorresti tornare a casa, e dagli schuss tremebondi a oltre 140 all’ora passare a un gala in cui bisogna vestirsi elegantissimi, infatti Giovanni spedisce tutti i suoi amici dello ski college a comprarsi con una parte dei soldi del premio (101mila euro) un abito per la festa, perché questa è una notte che bisogna ricordare e condividere. Ma non da sbronzi: «Quando mi hanno offerto una grappa, l’ho subito rifiutata, appena bevo un goccino mi addormento», e non importa se attorno a lui si scateni un sabba come ogni sabato notte dopo la discesa dell’Hahnenkamm, tra le eleganti e decorate palazzine colorate del centro storico che vengono assediate da tifosi ubriachi che hanno speso anche migliaia di euro per essere lì, in quella notte indimenticabile. Indimenticabile comunque vada, anche se per il Wunderteam austriaco è stata una débâcle, ma Kitz è sempre Kitz, e forse questa volta ha rivelato al mondo che Giovanni Franzoni, l’ultimo arrivato, potrebbe essere un grande.
Battuto Odermatt
E nel frattempo “il ragazzo col cerotto”, come lo chiamano per il dispositivo medico che porta su un setto nasale deviato, è diventato un nome da leggere su una gondola della cabinovia locale, onore che spetta a chi vince su questa pista magnifica e posseduta che incarna il mito dello sport austriaco. E da ieri anche la maledizione di Marco Odermatt, il fuoriclasse contemporaneo, che ha vinto tutto tranne questa discesa: infatti al traguardo si dispera quando vede sul tabellone che l’italiano gli sta davanti di 7 centesimi, nonostante il recupero nell’ultima parte che dal ballo ad alta velocità sugli spigoli dell’Hausbergkante porta verso lo schuss dove Ghedina fece la spaccata. Sul podio, pure qualche lacrime per lo svizzero «mi dispiaceva vederlo così, so quanto ci teneva, sono anni che lotta per vincere» è consolatorio Franzoni, «non è una tragedia, anche se gli è scesa una lacrima: gli ho dato una pacca sulla spalla e gli ho detto “prima o poi ce la farai”. Lo so, qualcuno sembra essersi arrabbiato».
Dedicata a Matteo Franzoso
Anche stavolta Franzoni ha gareggiato, vinto, pianto, e soprattutto dialogato con quella presenza invisibile ma concretissima del suo amico Matteo Franzoso, morto in un allenamento in Cile a settembre. «Io non so che cosa mi sia successo in questi mesi, però alla partenza ho sentito qualcosa di speciale». L’aveva promesso ed è stato di parola, anche questa volta, dopo Gardena e Wengen, il primo pensiero è stato per lui, a cominciare dalla mattina in cui gli girava per la testa Hometown Glory di Adele e gli tornava il ricordo dello scorso anno, «quando eravamo in camera insieme ed era la mia prima volta qui, questa era la gara più importante da dedicargli».
Il messaggio di Sinner
Nel suo viaggio verso la leggenda di Kitzbühel Franzoni ha avuto due illustri fan che l’hanno ispirato. Dall’Australia si è fatto vivo Jannik Sinner, che lo batté in un gigante del 2009 a Sansicario: «Gli avevo scritto su Instagram, dopo le prove mi ha contattato, si è complimentato, mi ha incoraggiato. Mi ha lasciato pure il numero di telefono: un campione così ti può dare solo la carica». Ma se Sinner ha abbandonato lo sci, c’è chi ci è rimasto dentro nonostante un infortunio devastante, e col suo recupero ha spedito una scarica di adrenalina al futuro vincitore della Streif: «Ho visto la gara di Federica Brignone nell’hospitality di Kitzbühel e le ho scritto una sola parola: Fenomenale. So cosa vuol dire ritrovare la fiducia dopo un infortunio, lei mi ha dato la carica come spero di darla io ad altri atleti». La sua storia vale più di mille training motivazionali, «a volte un insicuro come me può fare la differenza» dice con naturalezza l’azzurro. «Non so come faccio, ma prima della gara riesco a trasformarmi, sono un ragazzo super tranquillo che riesce a cambiare stato mentale quando c’è in ballo qualcosa». E per tutti quelli che vogliono riscrivere il proprio destino, c’è un’Olimpiade italiana alle porte per ripetere quel che si è detto Franzoni quando ha visto il suo vantaggio sul tabellone: «Oggi l’ho combinata grossa».