I tormenti di Brignone: “Se la gamba non migliora nel 2027 non mi vedrete”. Ma ora vuole le Finals
di Mattia ChiusanoFederica Brignone non sta per ritirarsi. La sua rinuncia alla discesa di questa mattina a Soldeu non è il preludio di chissà quale annuncio clamoroso, anche se la vigilia è turbata da frasi preoccupanti: "La mia non deve essere una tortura, se non migliorerò difficilmente mi vedrete l’anno prossimo". I dolori c’erano, ci sono e continueranno ad esserci. Semplicemente, è finita la sfrenata corsa per recuperare dall’infortunio dello scorso aprile ("Una follia, qualcosa di infattibile"). E le due medaglie d’oro non bastano per compensare il calo di adrenalina: "È stato bellissimo, ma anche tosto emotivamente. Dieci mesi chiedendomi se ci sarei stata o non stata a Milano Cortina. Adesso basta Olimpiadi, non ne voglio più sapere" si lascia andare a una risata liberatoria. E insieme all’improvvisa, brusca frenata, ecco la frustrazione, che è ancora peggio. La certezza, finita la spinta emotiva e stordente delle Olimpiadi, che il suo corpo non tornerà più quello di prima. Quella sensazione c…
Federica Brignone non sta per ritirarsi. La sua rinuncia alla discesa di questa mattina a Soldeu non è il preludio di chissà quale annuncio clamoroso, anche se la vigilia è turbata da frasi preoccupanti: "La mia non deve essere una tortura, se non migliorerò difficilmente mi vedrete l’anno prossimo". I dolori c’erano, ci sono e continueranno ad esserci. Semplicemente, è finita la sfrenata corsa per recuperare dall’infortunio dello scorso aprile ("Una follia, qualcosa di infattibile"). E le due medaglie d’oro non bastano per compensare il calo di adrenalina: "È stato bellissimo, ma anche tosto emotivamente. Dieci mesi chiedendomi se ci sarei stata o non stata a Milano Cortina. Adesso basta Olimpiadi, non ne voglio più sapere" si lascia andare a una risata liberatoria. E insieme all’improvvisa, brusca frenata, ecco la frustrazione, che è ancora peggio. La certezza, finita la spinta emotiva e stordente delle Olimpiadi, che il suo corpo non tornerà più quello di prima. Quella sensazione che Federica da Andorra spiega così: "Quando darò un po’ di riposo alla gamba migliorerà. Però il danno è permanente, non guarirò completamente. Dovrò convivere con questa situazione, il corpo si abitua a tutto e con il passare degli anni migliorerò: ma il mio è un danno per la vita, e non è riparabile". Come disse a Cortina, anche stavolta ripete l’agghiacciante: "Sarei pronta a dare le mie due medaglie in cambio della vita che avevo prima".
Gli inchini per strada e le lavatrici
Eppure, eccola qua sui Pirenei. Federica aveva in testa questa trasferta dai giorni di Cortina. Non ha investito molto tempo nell’euforia per la doppia medaglia d’oro in superG e gigante: è andata a vedere l’hockey a Milano, ha organizzato una cena (“bellissima”) con i medici e i fisioterapisti, ma anche le segretarie che l’hanno seguita nei mesi della riabilitazione. Ha scoperto che per strada le fanno l’inchino, imitando il gesto di Sara Hector e Thea Louise Stjernesund. Ha fatto cinque lavatrici nella casa di La Salle, poi è ripartita. Non sarebbe stato meglio fermarsi nel momento del trionfo, come fece Marcell Jacobs dopo l’oro dei 100 a Tokyo? O addirittura ritirarsi nella gloria come Flavia Pennetta? Ma Federica è Federica, e per lei lo sci è anche emozioni, paesaggi, libertà. "Vivo alla giornata, la parte finale della stagione è quella che adoro di più, c’è più luce, l’atmosfera è più rilassata, questo mi piace del mio sport: andare in giro. In tutta la settimana post Olimpiadi con mio fratello Davide, con il mio team, anche sanitario, mi sono chiesta dove volessi essere, e la risposta è sempre stata: “Voglio andare a Soldeu”. Un posto fighissimo, uno dei miei preferiti: ho lottato così tanto per tornare in pista e fare quello che mi piace".
I dolori in prova e il no alla discesa
I tre giorni al JMedical di Torino erano finalizzati al ritorno in Coppa: "Lunedì mi hanno svuotato e reinfiltrato di acido ialuronico il ginocchio. Se mi avessero detto che correndo a Soldeu avrei compromesso la situazione della gamba non sarei stata qua". Ma quando Federica si è messa alla prova sulla pista Aliga, piena di dossi che molestano le articolazioni, qualcosa non ha funzionato, o meglio è stato meno gestibile per chi con “la tortura” sta convivendo da mesi. "Speravo di stare un po’ meglio, ho parecchio dolore, e fatico ad appoggiarmi. Devo sciare sicura, per il mio piacere: o mi appoggio bene, o non ho intenzione di buttarmi giù a 130 all’ora". Detto fatto, quando è uscita la starting list della discesa di Soldeu, tra le 53 atlete al via il suo nome era sparito. Ma nelle due prove successive di sabato e domenica, i superG in cui ha vinto l’oro olimpico mentre le avversarie cadevano o sbagliavano, Federica ci sarà. Un po’ di sana cautela, di risparmio di un corpo provato non guasta. A Cortina lei si era ripromessa di non ricorrere più a farmaci per sciare: "Ma sono qui di nuovo sotto antinfiammatori".
Le tante rinunce nella vita di tutti i giorni
Se per mesi il ritorno all’agonismo è stato secondario rispetto a priorità come la vita di tutti i giorni, il tennis, il fondo, le camminate in montagna, adesso lo sci è diventato un punto fermo. Perché i dieci mesi di riabilitazione non hanno restituito un corpo in grado di fare quel che lei desidera, troppe le limitazioni, tanti i dubbi addirittura sui tempi per rimuovere la placca che le tiene insieme l’osso. In qualche modo invece nello sci lei è sempre Federica, che nonostante il dolore vince forse più di quello che avrebbe potuto, carica di responsabilità, se fosse arrivata sana e intera alle Olimpiadi.