Un centesimo di secondo. Un piccolo movimento, una folata di vento. Forse il tempo si è fermato quella minuscola frazione che serviva, come stordito dalla storia di Laura Pirovano. La più veloce di tutte, due volte di fila, nella discesa in Val di Fassa. Lei trentina, lei che a 28 anni mai era riuscita a salire sul podio, un piazzamento dopo l’altro – 29 tra le top 10, 11 tra le top 5 – lei che mai si è arresa. “Lolli” ha rotto il suo personalissimo incantesimo e ora comanda la classifica della Coppa del mondo di specialità, a una sola prova dal termine, con 28 punti di vantaggio sulla tedesca Aicher.
Laura, come ci è riuscita?
«Ho fatto tutto come sempre. La routine prima della gara, l’approccio, la mia sciata, il momento in cui ho attaccato nel finale. Ho dato tutto, q…
Un centesimo di secondo. Un piccolo movimento, una folata di vento. Forse il tempo si è fermato quella minuscola frazione che serviva, come stordito dalla storia di Laura Pirovano. La più veloce di tutte, due volte di fila, nella discesa in Val di Fassa. Lei trentina, lei che a 28 anni mai era riuscita a salire sul podio, un piazzamento dopo l’altro – 29 tra le top 10, 11 tra le top 5 – lei che mai si è arresa. “Lolli” ha rotto il suo personalissimo incantesimo e ora comanda la classifica della Coppa del mondo di specialità, a una sola prova dal termine, con 28 punti di vantaggio sulla tedesca Aicher.
Laura, come ci è riuscita?
«Ho fatto tutto come sempre. La routine prima della gara, l’approccio, la mia sciata, il momento in cui ho attaccato nel finale. Ho dato tutto, questa volta ha pagato di più. Sono felicissima».
Sensazioni forti.
«Un mix di emozioni allucinanti. Sono stati due giorni magici. È strano. Non avevo mai messo i piedi sul podio, farlo due volte di fila e davanti alla mia gente è surreale. Quando ho rivisto la luce verde e di nuovo per un solo centesimo pensavo fosse uno scherzo».
Sembra non crederci.
«Non riesco a rendermene conto. Non so se è successo veramente (ride, ndr)».
Ha preceduto l’austriaca Hütter di un centesimo. Poi è scesa la svizzera Suter, che è finita terza a 5 centesimi ma l’ha fatta tremare. La sua faccia parlava.
«Durante la discesa di Corinne fremevo. Stava sciando alla grande, aveva sempre la luce verde e non di poco. Ho iniziato a pensare: “Ok, hai fatto quello che potevi, è giusto vinca lei”. Poi è arrivata al traguardo e ho visto la luce rossa. Incredibile».
Le colleghe sono corse ad abbracciarla, compresa Goggia.
«Mi vogliono bene. È una cosa bellissima, siamo unite. Hanno reso queste giornate indimenticabili. Vero che iniziava a diventare una barzelletta il mio essere sempre a ridosso del podio, ma non salire mai quei gradini».
È una rivalsa per lei?
«Un po’ sì. Non dico che mi sono tolta un bel peso, però… Ero consapevole di sciare bene, ma non riuscivo a incastrare i pezzi del puzzle alla perfezione. Sapere di avercela fatta è una soddisfazione enorme».
Ora può vincere pure il trofeo di specialità, alle finali di Lillehammer.
«Per me è tutto nuovo. Manca una gara, voglio affrontarla come ho fatto con le altre. I conti li farò al traguardo».
L’ha aiutata l’apnea, una delle sue passioni?
«In passato tanto, anche con piccoli problemi di respirazione. Immergere la testa sott’acqua, sentirsi parte di un altro mondo anche solo per un paio di minuti è speciale. Amo il mare, mi dà una sensazione di libertà».
Come si definirebbe?
«Una ragazza tranquilla. Sto bene a casa, faccio l’uncinetto, adoro leggere. Ho appena finito Siddharta di Hermann Hesse, mi ha aperto un mondo. Ogni tanto dipingo, ma non sono così brava».
L’amore?
«Ho un compagno, non mi faccia dire di più».
Ha rimpianti?
«No, ho vissuto mettendo sempre tutta me stessa».
E sogni da realizzare?
«Certo, ma sono superstiziosa: finché non li raggiungo, preferisco non raccontarli».