Il trionfo di una squadra, di un gruppo di amiche. Non solo di una ragazza, Laura Pirovano, che ha aspettato ventott’anni per il primo podio, e improvvisamente si ritrova con tre vittorie consecutive e il trofeo della discesista più forte e costante del mondo al termine di una logorante stagione.
L’incredulità di Laura
Non basta l’immagine della trentina accasciata sulla neve di Lillehammer, incredula per una vittoria che non avrebbe nemmeno immaginato nei sogni più esagerati qualche settimana fa, e neanche lo stupore quando le consegnano per la prima volta il globo di cristallo, e lei sembra quasi divertita portandosi le mani sulla testa, con l’ormai celebre dolcissimo sorriso che lei abbina a un bacio e un abbraccio al trofeo.
Per capire il momento in casa Italia,…
Il trionfo di una squadra, di un gruppo di amiche. Non solo di una ragazza, Laura Pirovano, che ha aspettato ventott’anni per il primo podio, e improvvisamente si ritrova con tre vittorie consecutive e il trofeo della discesista più forte e costante del mondo al termine di una logorante stagione.
L’incredulità di Laura
Non basta l’immagine della trentina accasciata sulla neve di Lillehammer, incredula per una vittoria che non avrebbe nemmeno immaginato nei sogni più esagerati qualche settimana fa, e neanche lo stupore quando le consegnano per la prima volta il globo di cristallo, e lei sembra quasi divertita portandosi le mani sulla testa, con l’ormai celebre dolcissimo sorriso che lei abbina a un bacio e un abbraccio al trofeo.
Per capire il momento in casa Italia, bisogna ascoltare anche gli strilli delle compagne e dello staff che hanno accompagnato il trionfo in Norvegia, l’ultima manifestazione di gioia che prima era sollievo, quando dopo una vita di piazzamenti ai piedi del podio finalmente Laura ha vinto la sua prima gara in Val di Fassa. Ma adesso il modo in cui festeggiano fino alle lacrime Elena Curtoni o Roberta Melesi, due nomi tra i tanti della squadra in Norvegia, sembra la prova che nello sci tutto può succedere, e soprattutto c’è una giustizia.
Pirovano, una prova da campionessa
Qualcosa che Laura Pirovano si è meritata completamente, perché l’atteggiamento con cui si è buttata sulla pista delle Olimpiadi norvegesi del 1994 è stato da campionessa, sfrontata il giusto, con curve affilate e morbide, un salto lungo 45 metri, non un azzardo, con una velocità di 110 all’ora prima di andare in vantaggio di nove centesimi e nello stesso momento inclinarsi pericolosamente, una situazione di rischio recuperata rapidamente, per poi scatenarsi in velocità nella parte finale. E crollare a terra, quasi divertita, quando Laura ha capito che è arrivata la terza vittoria consecutiva, e con lei la coppa, un'impresa che in passato poteva venire abbinato a una fuoriclasse come Sofia Goggia e che invece oggi è nelle mani di questa ragazza che ha cambiato la sua vita in due settimane.
Resistendo alla pressione di avere addosso il talento del futuro, la tedesca Emma Aicher, che però al momento della verità non è stata convincente come lei, ed è scivolata al quinto posto, a 83 punti in classifica dall’azzurra.
Il successo di Paris
Una giornata memorabile per lo sci italiano, aperta dalla vittoria del trentaseienne Dominik Paris nella discesa maschile, 25° successo in coppa per Highlander che sembrava finito un paio di stagioni fa e ora batte talenti di 10 anni più giovani. Dando lezioni anche alla nuova star azzurra, Giovanni Franzoni, a cui il metallaro della Val d’ultimo ha detto senza mezzi termini che c’è tanto ancora da imparare. Più facile, quando accanto c’è un compagno come lui.
Dopo la prima vittoria Laura Pirovano non aveva trovato niente di speciale, di diverso rispetto alla sua normale routine che l'ha condotta alla prima sospirata impresa. Ora quasi dispiace che la stagione sia finita, perché tutto è andato al posto giusto, i pezzi del puzzle come li chiama lei sono ordinati alla perfezione, interrompere questo sogno è un peccato. Ma alla prossima stagione lo sci italiano si presenterà con una fuoriclasse in più.