Cambiano i protagonisti, resta la maglia, come si direbbe nel mondo del calcio. Una tuta, più che una maglia, azzurra come quella di Laura Pirovano e Dominik Paris che firmano un’altra giornata da ricordare per il movimento. C’è un’azzurra che vince tre discese consecutive e la Coppa del mondo di specialità, ma non è né Goggia né Brignone. C’è un azzurro che vince la discesa delle finali di Lillehammer, ma non è quello che ha conquistato il tempio pagano di Kitzbühel e l’argento olimpico a Bormio, cioè Giovanni Franzoni.
Paris, il papà volante
Sono le stesse nevi di Lillehammer 1994, di Compagnoni e Tomba, sul podio ai Giochi norvegesi. Trentadue anni dopo fa effetto ritrovare un’altra Italia vincente, che cambia volto e identità, dagli slalom alla velocità,…
Cambiano i protagonisti, resta la maglia, come si direbbe nel mondo del calcio. Una tuta, più che una maglia, azzurra come quella di Laura Pirovano e Dominik Paris che firmano un’altra giornata da ricordare per il movimento. C’è un’azzurra che vince tre discese consecutive e la Coppa del mondo di specialità, ma non è né Goggia né Brignone. C’è un azzurro che vince la discesa delle finali di Lillehammer, ma non è quello che ha conquistato il tempio pagano di Kitzbühel e l’argento olimpico a Bormio, cioè Giovanni Franzoni.
Paris, il papà volante
Sono le stesse nevi di Lillehammer 1994, di Compagnoni e Tomba, sul podio ai Giochi norvegesi. Trentadue anni dopo fa effetto ritrovare un’altra Italia vincente, che cambia volto e identità, dagli slalom alla velocità, dalle Olimpiadi alle finali di Coppa. Vincente, ma anche sorprendente, che abbraccia come un peluche il globo di cristallo della discesa come fa Pirovano, o si compiace per la presenza della mamma al traguardo come Paris, nel frattempo diventato padre di due figli. La ragazza che non vinceva mai, prima dell’incredibile tripletta tra Val di Fassa e Kvitfjell. Il totem della velocità che sembrava vicino alla resa, prima di ricominciare a battere campioni più giovani di dieci anni. E non è ancora finita, perché questa mattina Sofia Goggia potrebbe conquistare un’altra coppa in superG, che si aggiungerebbe alle cinque medaglie olimpiche di una stagione che doveva essere drammatica in assenza di Federica Brignone.
Paris, e sono 25
La squadra però c’era, e c’è stata fino in fondo. Nel sostegno reciproco, ma anche nei richiami ai compagni, che hanno spinto un Highlander come Paris, al 25° successo in Coppa, uno in più di Gustavo Thoeni, a permettersi una “sculacciata” a Franzoni, 11° a Kvitfjell: «Non gli ho dato informazioni col terzo posto nella coppa di discesa ancora in palio (conquistato poi da “Domme” dietro agli svizzeri Odermatt e Von Allmen, ndr). Giovanni sa che su questi terreni può migliorare molto, è stato veloce in tante condizioni di garama qualcosa può ancora imparare».
Pirovano e la svolta con la coppa
Con un sorriso un po’ diabolico Paris semina dubbi sul futuro («Chi lo sa, poi vedremo»), ma proprio dalla doppia vittoria in Norvegia un anno fa lui prese lo slancio per l’annata che gli ha consegnato la prima medaglia olimpica. E chissà dove porterà Pirovano questo incredibile finale, in cui lei ha vinto da regina l’ultima discesa, con tutti gli occhi addosso e un vantaggio troppo esiguo per essere rassicurante. Come dice “Lolli”, i pezzi del puzzle sono andati al posto giusto, ed è stata lei a inserirli anche quando era ferma a zero tituli. Contando sulla famiglia, sullo studio della respirazione e la passione per le immersioni in apnea, sull’amicizia delle azzurre che al traguardo urlavano e piangevano di gioia come lei. E come Paris ha fatto con il suo storico skiman Sepp Zanon, affidandosi da tempo a uno specialista degli sci che si chiama Thomas Tuti. L’ennesimo personaggio all’ombra dei grandi successi, indispensabile per regalare giornate così a una squadra che vince cambiando pelle.