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Brignone: “Io e il dolore, un altro anno di rincorsa. Punto tutto sui Mondiali”

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La due volte campionessa olimpica alla vigilia della nuova stagione: “Dopo l’ultimo intervento sono tranquilla, sugli sci a novembre. A luglio è stata una tortura, non potevo sciare. La malattia di Goggia: i nostri corpi spremuti al massimo. Vorrei cenare con Antonelli. Il mio fidanzato James? Sono fortunata, sono sempre stata molto amata”
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Federica Brignone, può finalmente raccontare cos’è successo il 31 luglio a Cervinia? Dopo aver sciato per la prima volta ha deciso di operarsi di nuovo, spaventando lo sport italiano.

"Il test è andato veramente male. Sciare non era più possibile, con quelle sensazioni".

Sciare a livelli di Coppa del mondo, o delle Olimpiadi con due medaglie d’oro sulle Tofane?

"No, non potevo fare nemmeno la turista, sciare con gli amici, per godimento. Di questo parliamo, non di fare l’atleta. Stavo troppo male, era una tortura, non riuscivo ad appoggiare la gamba. Come l’anno scorso, quando dovevo tenere duro. Dopo le Olimpiadi, la situazione è peggiorata, in maniera devastante".

L’intervento chirurgico unica alternativa al ritiro?

"L’operazione per togliere la placca di ferro nella gamba l’avremmo fatta, prima o poi. Abbiamo anticipato i tempi, per vedere cosa era successo in quella zona dopo lo stress olimpico: il ginocchio sta meglio di quanto pensassimo. Ora sono tranquilla, voglio stare m…

Federica Brignone, può finalmente raccontare cos’è successo il 31 luglio a Cervinia? Dopo aver sciato per la prima volta ha deciso di operarsi di nuovo, spaventando lo sport italiano.

"Il test è andato veramente male. Sciare non era più possibile, con quelle sensazioni".

Sciare a livelli di Coppa del mondo, o delle Olimpiadi con due medaglie d’oro sulle Tofane?

"No, non potevo fare nemmeno la turista, sciare con gli amici, per godimento. Di questo parliamo, non di fare l’atleta. Stavo troppo male, era una tortura, non riuscivo ad appoggiare la gamba. Come l’anno scorso, quando dovevo tenere duro. Dopo le Olimpiadi, la situazione è peggiorata, in maniera devastante".

L’intervento chirurgico unica alternativa al ritiro?

"L’operazione per togliere la placca di ferro nella gamba l’avremmo fatta, prima o poi. Abbiamo anticipato i tempi, per vedere cosa era successo in quella zona dopo lo stress olimpico: il ginocchio sta meglio di quanto pensassimo. Ora sono tranquilla, voglio stare meglio, non solo come atleta ma come persona normale, non mi andava bene evitare un sacco di attività che appartengono alla mia vita e vorrei rifare: correre, andare in montagna, giocare a tennis".

Ha almeno ritrovato qualcosa della sua vita precedente quest’estate?

"Prima dell’operazione, ovviamente, ho fatto un surf camp che avevo saltato un anno fa, e mi sono concessa un po’ di adrenalina scendendo con la mountain bike in modalità downhill: a ogni giro provi ad andare un po’ più veloce, e sai che stai facendo qualcosa di pericoloso, quindi bello. Mi mancava".

Vede più vicini ora i Mondiali di Crans Montana?

"Sto recuperando, ripartendo con la riabilitazione su una buona base di lavoro fatta in estate. Come l’anno scorso, tutto il giorno al JMedical a Torino e poi di corsa a dormire a casa a La Salle, e anche in Sardegna è venuto come me il preparatore Luca Scarian. Ogni giorno va decisamente meglio, ma dopo aver tolto quella grossa placca con tutte quelle viti ci vorrà tempo. Devo andare con calma, non voglio farmi di nuovo male e penso che sarò pronta per tornare sugli sci non prima di novembre. Mi sta così sulle scatole non poter fare tutta la stagione: era quello il mio obiettivo dopo le Olimpiadi, volevo un’ultima annata come si deve, e invece dovrò presentarmi a stagione iniziata, con i Mondiali come obiettivo. Esattamente come l’anno scorso a Cortina. Rincorrendo".

Conserverà i ferri che le hanno tenuto insieme la gamba?

"Non li ho voluti tenere, sono rimasti in ospedale. Non li ho guardati con odio, né con riconoscenza. È successo, non si può tornare indietro".

Ha visto, il fisico d’acciaio di Sofia Goggia ha ceduto un attimo lasciando passare due infezioni virali. Ha pensato agli sforzi a cui siete sottoposte?

"Il nostro sport, come qualcun altro, spreme il fisico non al massimo, di più, e può succedere di tutto purtroppo. Non è piacevole".

Federica Brignone posa di fronte al ghiacciaio dei Forni, che si sta sciogliendo all'interno del Parco Nazionale dello Stelvio 

Il giorno che ha sofferto tornando sugli sci ha scoperto anche un ghiacciaio ridotto ai minimi termini.

"Il rispetto dell’ambiente fa parte di me sin da bambina, ora vedo pietre su piste dove un tempo sciavo. Il nero al posto del bianco mi fa male. Per questo dal 2017 ho dato vita al progetto di sostenibilità ambientale, Traiettorie Liquide, ad aiutarmi le mie manager Giulia e Daniela Mancini, e il fotografo Giuseppe La Spada. Siamo in balia degli eventi, e non abbiamo aiutato per niente il nostro pianeta che stiamo rovinando. Se si può evitare di guardare, ci si gira dall’altra parte, e negli ultimi anni i ghiacciai hanno subito un tracollo. Ci sono testi che sostengono che nell’antichità attraversassero a piedi in tutte le stagioni le cime della Valle di Ayas, oltre i tremila metri. Non so se si tratti di cicli, di sicuro la nostra società, i nostri consumi, stanno provocando un disastro".

A Madrid ad aprile si è trovata al tavolo con Jannik Sinner e Bebe Vio: avete trovato punti in comune?

"È sempre piacevole condividere momenti con altri sportivi che hanno fatto qualcosa di grande, vivono con la stessa adrenalina, provano gli stessi sogni. Sanno cosa significa la notorietà".

Federica Brignone con l'ad della F1 Stefano Domenicali a Monza 

È vero che a Monza nei giorni del gp non ha voluto disturbare Kimi Antonelli?

"Se ci fosse stata un’occasione mi avrebbe fatto piacere parlargli, ma so cosa significa per un atleta italiano apparire in certi eventi, essere performante mentre tutti ti vogliono incontrare. Nel mio piccolo, capita anche a me. Sarebbe molto più bello cenare con Kimi, come ho fatto con Jannik e Bebe: scambiare davvero due parole, non andare lì per dire “che figata, ho fatto la foto con Kimi Antonelli”. Non mi interessa disturbarlo per un selfie. Voglio conoscere la sua storia, sapere come lavora la sua squadra. Tra l’altro, lui è così simpatico e alla mano: si vede proprio che si diverte".

Lui era già un super professionista all’età in cui lei “giocava” ancora con lo sport, senza impegnarsi troppo.

"Ognuno di noi è diverso e unico, è anche questo il bello, no? Non bisogna mai ispirarsi a una sola persona, perché è impossibile replicarla. Kimi è un grande talento, ma anche un grande lavoratore, e può insegnare alla sua generazione che si può restare così spontanei anche se inseriti nel mondo del professionismo a quindici anni".

È vero che tiene talk aziendali in inglese con manager internazionali?

"È divertente, devo ammetterlo. Non ho problemi a parlare in inglese davanti a una platea, raccontando la mia esperienza, spiegando quali sono i miei valori".

Sempre più spesso azzurre e azzurri dicono “non ho passato qualcosa di grave come Federica, ma lei mi ha ispirato nei momenti bui”.

"Mi fa piacere che lo dicano, e che non abbiano vissuto qualcosa che non auguro davvero a nessuno. Spero che la gente capisca che con la testa si possono fare cose incredibili, e che solo là dentro ci sono i nostri limiti".

Federica Brignone col fidanzato James Mbaye alla cerimonia del Laureus a Madrid 

Sta facendo progressi sugli sci il suo nuovo fidanzato, James Mbaye, che ha sfilato con lei sul red carpet del Laureus di Madrid? Con una maestra così…

"Sono cavolacci nostri… (ride). Però devo dire una cosa: sono una donna fortunata. Sono sempre stata amata, da lui, ma anche dai miei precedenti compagni".

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