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Nicolò Bulega, il dominatore della Superbike: “Volevo la MotoGp, ora inizia un’altra vita”

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Intervista al pilota emiliano, che il prossimo anno tornerà nel Mondiale più prestigioso
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«Se ci pensi, è davvero incredibile», sorride Nicolò Bulega. «Io, Valentino e la sua squadra: ci siamo separati e ora ci diamo una seconda possibilità. Sarà una grande rivincita per tutti». A 16 anni era l’erede designato del campione con la moto n. 46: alto, magro, biondo, talentuoso e sfrontato come lui. Sei stagioni, tra Moto2 e Moto3: nessun successo in 99 gare. L’addio al paddock e al sogno di correre in MotoGp. Stava per smettere, quelli di Aruba Racing lo hanno preso per i (lunghi) capelli: lo hanno convinto a correre nel campionato Supersport, si è preso il mondiale. Poi il passaggio in Superbike: quest’anno è a 26 vittorie e un secondo posto in 27 gare, il titolo iridato praticamente in tasca. Ieri l’annuncio: nel 2027 andrà in MotoGP col team Vr46, in sella a una Ducati.

«Se ci pensi, è davvero incredibile», sorride Nicolò Bulega. «Io, Valentino e la sua squadra: ci siamo separati e ora ci diamo una seconda possibilità. Sarà una grande rivincita per tutti». A 16 anni era l’erede designato del campione con la moto n. 46: alto, magro, biondo, talentuoso e sfrontato come lui. Sei stagioni, tra Moto2 e Moto3: nessun successo in 99 gare. L’addio al paddock e al sogno di correre in MotoGp. Stava per smettere, quelli di Aruba Racing lo hanno preso per i (lunghi) capelli: lo hanno convinto a correre nel campionato Supersport, si è preso il mondiale. Poi il passaggio in Superbike: quest’anno è a 26 vittorie e un secondo posto in 27 gare, il titolo iridato praticamente in tasca. Ieri l’annuncio: nel 2027 andrà in MotoGP col team Vr46, in sella a una Ducati.

Tra i primi a complimentarsi, Kimi Antonelli. Che domenica a Monza ha mangiato gli spaghetti al ragù nel trofeo, lei invece si era fatto una bella pastasciutta in pista a Misano.

«Siamo molto amici, ci siamo conosciuti al Ranch di Tavullia che sono tornato a frequentare da un paio d’anni. Bella persona, semplice. A fine marzo è successa una cosa incredibile: nella stessa domenica, lui ha vinto in Giappone a Suzuka, in Formula Uno; io ho fatto doppietta in Portogallo; Marco Bezzecchi è arrivato primo ad Austin in MotoGp. Tre ragazzi italiani nelle tre gare più importanti dei motori (quel giorno, Sinner vinse a Miami, ndr)».

E Valentino Rossi?

«Quella con lui è una storia speciale. È cominciato tutto il giorno in cui il suo babbo, Graziano, ha chiamato il mio, Davide, che è stato un gran pilota: “Perché non porti tuo figlio a vedere Vale che si allena?”, gli ha chiesto. Non c’era ancora il Ranch, si andava alla Cava. Sono tornato da scuola, e mio padre mi ha detto: “Andiamo a vedere Valentino che si allena con la moto da cross”. Mi sembrava di vivere un sogno».

Se lo ritroverà nel box in MotoGp.

«Sarà importantissimo. Ha smesso di correre da qualche anno, ma è stato il più grande: ha un occhio pazzesco, ascoltare i suoi suggerimenti sarà tanta roba. Sarà una stagione strana, con il passaggio alle 850 cc e tanti cambi di regolamento. Però credo di poter dire la mia, anche perché si correrà con le gomme Pirelli con cui ho potuto prendere confidenza in Superbike».

Dal “piccolo Valentino” alla delusione del motomondiale. Poi, il Nicolò che fa collezione di successi. Comincia la terza vita di Bulega.

«Quando tocchi il fondo, non puoi che risalire. Sono passati tanti anni, mi sento maturato come persona e come pilota. C’è stato un momento in cui non riuscivo neanche a fare la valigia prima di partire per una corsa, poi sulla mia strada ho incontrato Stefano Cecconi e Serafino Foti: Aruba ha creduto in me, dal punto di vista umano prima ancora che da quello professionale. Gliene sarò grato per sempre».

Cosa ha imparato?

«Che non ti devi mai arrendere, che la passione e l’amicizia vincono su tutto. È stato bello mantenere un buon rapporto con l’Academy anche quando ci siamo lasciati. Allora ci eravamo tutti impegnati al massimo, ho sofferto molto perché non riuscivo a ottenere i risultati che tutti speravamo. Ma la vita ti offre sempre una seconda possibilità: sarà una grande rivincita».

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