VANCOUVER - Il sogno semifinale è più lontano, dopo il doppio. L’Italia del tennis che non raggiunge una semifinale di Coppa Davis dal 1998, è costretta all’impresa stasera (dalle 23 ora italiana, diretta su Supertennis) negli ultimi due singolari per ribaltare questo quarto di finale. Infatti, a Vancouver, è il Canada a condurre 2-1. Premiato dalla maratona del doppio, un match durato quasi quattro ore e mezza, intenso per le emozioni e che aveva lasciato pregustare un’altra rimonta italiana, dopo quella di Seppi nella serata di venerdì.
L’Italia può recriminare per l’inizio in sordina: due set disastrosi, i primi. Da parte degli azzurri che, per un un’ora e passa, non sono mai stati in partita. Anzi, perfino inguardabili, per la verità. Bracciali (che ha sostituito Bolelli infortunato) e Fognini incapaci di trovare colpi e prendere le misure a Nestor e Pospisil.
Il primo set è andato via in un amen, ventisette minuti (6-3). Il secondo in trentacinque (6-4). E la sensazione che non ci fossero le premesse, le possibilità di una inversione di tendenza. Inutile dire cosa non s’è pensato nel terzo set, con il Canada avanti 3-1. Invece gli azzurri sono riusciti finalmente a realizzare un break, a Pospisil, e restare in partita.
Quel break ha cambiato l’inerzia della gara, con i due nordamericani che hanno via via perso fiducia e lucidità, non riuscendo a conquistare più un game. E così, dopo altri quaranta minuti di gioco (6-3), l’Italia è sopravvissuta. In realtà è stato il Canada, soprattutto con il veterano Nestor, ad uscire dal match. Mentre Bracciali e Fognini si ritrovavano a meraviglia: un quarto set senza storia (6-3), in trentacinque minuti.
L’equilibrio del quinto set era inatteso, anche perché la coppia canadese sembrava in disarmo: invece Pospisil, che non voleva rivivere l’onta di un’altra rimonta, riesce a spingere Nestor verso livelli di gioco più accettabili, e la frazione decisiva diventa una guerra di nervi, una sfida psicologica prima ancora che tecnica. Un set che dura la bellezza di 127 minuti. E che termina 15-13 per i canadesi, dopo che gli italiani erano sempre stati avanti. Ora servirà un'impresa negli ultimi due incontri.
L’Italia può recriminare per l’inizio in sordina: due set disastrosi, i primi. Da parte degli azzurri che, per un un’ora e passa, non sono mai stati in partita. Anzi, perfino inguardabili, per la verità. Bracciali (che ha sostituito Bolelli infortunato) e Fognini incapaci di trovare colpi e prendere le misure a Nestor e Pospisil.
Il primo set è andato via in un amen, ventisette minuti (6-3). Il secondo in trentacinque (6-4). E la sensazione che non ci fossero le premesse, le possibilità di una inversione di tendenza. Inutile dire cosa non s’è pensato nel terzo set, con il Canada avanti 3-1. Invece gli azzurri sono riusciti finalmente a realizzare un break, a Pospisil, e restare in partita.
Quel break ha cambiato l’inerzia della gara, con i due nordamericani che hanno via via perso fiducia e lucidità, non riuscendo a conquistare più un game. E così, dopo altri quaranta minuti di gioco (6-3), l’Italia è sopravvissuta. In realtà è stato il Canada, soprattutto con il veterano Nestor, ad uscire dal match. Mentre Bracciali e Fognini si ritrovavano a meraviglia: un quarto set senza storia (6-3), in trentacinque minuti.
L’equilibrio del quinto set era inatteso, anche perché la coppia canadese sembrava in disarmo: invece Pospisil, che non voleva rivivere l’onta di un’altra rimonta, riesce a spingere Nestor verso livelli di gioco più accettabili, e la frazione decisiva diventa una guerra di nervi, una sfida psicologica prima ancora che tecnica. Un set che dura la bellezza di 127 minuti. E che termina 15-13 per i canadesi, dopo che gli italiani erano sempre stati avanti. Ora servirà un'impresa negli ultimi due incontri.